BOLLENGO - Il commosso addio del paese a Rino Zanuttini

| «Un friulano a Bollengo – dice il sindaco Luigi Sergio Ricca - con forti similitudini con i tratti caratteristici dei bugianen»

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BOLLENGO - Il commosso addio del paese a Rino Zanuttini
E’ scomparso nei giorni scorsi Rino Zanuttini, cittadino onorario di Bollengo, riconoscimento che gli era stato formalmente assegnato dal Comune nel dicembre dello scorso anno. «Un friulano a Bollengo, direi – afferma il Sindaco Luigi Sergio Ricca - con forti similitudini con i tratti caratteristici dei “bugianen” piemontesi, intesi come serietà e capacità di fare fino in fondo il loro dovere, con un forte attaccamento al lavoro». Zanuttini era nato il 4 ottobre 1928 a Moimacco un piccolo paese vicino a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, a poca distanza dal confine con la Slovenia. A soli 4 mesi perde il papà per una banale malattia infettiva che ai tempi non era ancora curabile e così cresce con una mamma coraggiosa che fa i salti mortali per crescere al meglio lui e gli altri tre fratelli.

I sacrifici per sopravvivere alla miseria di quegli anni e alla guerra plasmano il suo carattere e lo aiutano a prepararsi per affrontare le difficoltà del futuro con grande determinazione e forza di volontà. Dopo aver conseguito il diploma di geometra in uno dei più severi Convitti del luogo è pronto per sgravare la famiglia dal suo mantenimento e  cercarsi un lavoro lontano da casa, come all’epoca era prassi per molti suoi coetanei. Inizialmente lo trova a Udine, poi a Roma, ove si ferma per alcuni mesi, e poi nel 1955 giunge in Piemonte presso un’industria veneta di mobili che aveva una succursale a Torino. Nonostante la distanza e il rapido ambientamento rimane molto legato alla sua terra natale ed ai suo parenti rimasti laggiù con cui è sempre in stretto contatto e che visita ancora spesso. Frequenta inoltre vari amici che come lui hanno avuto la stessa sorte e insieme contribuiscono a dar vita al “Fogolar“ di  Torino (un’associazione culturale di emigrati dal Friuli che sentono il bisogno di conservare le proprie tradizioni) di cui è uno dei primi soci.

Sul lavoro assume ruoli di maggiore responsabilità e dopo una breve carriera come impiegato tecnico riceve dalla proprietà l’incarico di individuare un sito idoneo per trasferire l’azienda che stava subendo la forte espansione della città di Torino e doveva lasciare spazio a nuovi edifici residenziali. Nel frattempo inizia a fare l’arbitro di calcio e a maturare interesse per questo sport. Nel 1957 sposa Maria Stella con cui condivide tuttora le vicende di una lunga vita ricca di soddisfazioni. Nel 1961, nel Comune di Azeglio in Canavese, trova le condizioni favorevoli alla fondazione della nuova azienda che prende il nome di Compensati TORO e nell’agosto del 1964 inizia la produzione di pannelli in legno per il settore dell’arredamento. Ben presto la proprietà decide di affidargli il compito di trovare nuovi acquirenti ed egli convince alcuni soci a dargli fiducia ed a finanziare la nuova impresa di cui assume piena responsabilità divenendone  Amministratore delegato, carica che mantiene tuttora pur lasciando spazio ai suoi più giovani collaboratori.

Con costanza, passione e duro impegno riesce a sviluppare e diversificare il lavoro anche in altri ambiti commerciali e ad intuire l’importanza di investire in tecnologia e innovazione per espandersi versi i mercati esteri che apprezzano la qualità ed i servizi dell’industria manifatturiera italiana. La Compensati TORO diviene così rapidamente una realtà importante nell’ambito del comparto e, pur con le sue modeste dimensioni che caratterizzano le aziende del settore, fornisce un valido contributo all’economia e all’occupazione nel territorio in cui opera. Nel 1969 si trasferisce a Bollengo ove costruisce una bella e moderna casa in mezzo ai boschi della Serra, sulla strada per la Broglina, che col tempo lo aiuta ad alleviare la nostalgia e a sostituire nel suo cuore l’amato Friuli. Qui fa crescere i suoi tre figli e risiede ancor oggi. Nel dicembre dello stesso anno riceve il titolo di Cavaliere dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Sul fronte del lavoro, con lo sviluppo dell’azienda, assume anche cariche di rilievo come quella di Presidente del settore legno presso l’Unione Industriale di Torino e di Assopanelli presso la Federlegno-Arredo di Milano, entrambe associazioni di categoria afferenti a Confindustria. Contestualmente è invitato a far parte del Rotary Club di Ivrea ove si fa apprezzare per le sue doti professionali e morali, ricoprendo la carica di Presidente nell’86-87 e ricevendo importanti onorificenze. Nel 1988 riceve dalla Camera di Commercio di Udine il titolo di “Ambasciatore del Made in Friuli, per la sua intraprendenza imprenditoriale in Italia e all’estero”.

In quel periodo segue e partecipa anche alle vicende dell’U.S. Bollengo, di cui è vice-Presidente sotto la gestione di Pino Alberto e dell’allenatore Barbero, con cui riesce a costruire un ambiente di grande entusiasmo che diviene presto un importante punto di riferimento per molti giovani dell’intero Canavese. La grande passione ed impegno di tutti porta in quegli anni la locale squadra di calcio a raggiungere i massimi livelli di successo della sua storia, dando un significativo contributo alla vita sociale  di Bollengo E’ stato inoltre a lungo un appassionato di golf, diventando un abile giocatore del Club “Le Betulle” di Magnano, voluto dagli industriali biellesi del settore tessile, che ha frequentato per molti anni e di cui è stato anche Presidente. Figli e nipoti dicono che sia stato un padre e nonno dal carattere forte ma molto affettuoso, sempre ottimista e che ha cercato di trasmettere, con l’esempio, l’importanza dei valori in cui più ha creduto: lavoro, famiglia, amicizia, serietà e modestia, onestà e generosità.

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