CANAVESE - Picchia la moglie e la manda in ospedale: un 34enne arrestato dai carabinieri

| Dall'inizio dell'anno, in Canavese, i carabinieri della compagnia di Ivrea hanno arrestato sette persone per maltrattamenti in famiglia e ne hanno denunciate in stato di libertà 18. Tredici, invece, le persone finite nei guai per stalking

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CANAVESE - Picchia la moglie e la manda in ospedale: un 34enne arrestato dai carabinieri
I carabinieri della Compagnia di Ivrea hanno arrestato in flagranza di reato per maltrattamenti in famiglia un uomo di 34 anni. A rivolgersi ai militari, dopo l’ennesimo episodio di violenza fisica e morale, l’ultimo di una serie che si protraeva ormai da mesi, è stata la moglie convivente del 34enne. Alcuni giorni fa, dopo l’ennesima aggressione fisica, che ha provocato alla donna lesioni giudicate guaribili in due giorni, la stessa ha chiamato il 112. Quando i carabinieri sono arrivati presso la sua abitazione, in Canavese, l’hanno trovata ancora in lacrime mentre l’uomo si era allontanato temendo l’intervento delle forze dell’ordine.

Rintracciato e bloccato poco dopo, è stato condotto in caserma e dichiarato in arresto. Dopo le formalità di rito, su disposizione della Procura di Ivrea, è stato ristretto presso il carcere eporediese. L’arresto è stato convalidato dal Gip di Ivrea, che ha disposto nei confronti del 34enne la scarcerazione e la contestuale applicazione delle misure cautelari dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Dall’inizio dell’anno i carabinieri della compagnia di Ivrea hanno arrestato sette persone per maltrattamenti in famiglia e ne hanno denunciate in stato di libertà 18. Una persona è stata arrestata per atti persecutori (stalking) ed altre 12 sono state denunciate per lo stesso reato.

I CONSIGLI DEI CARABINIERI (fonte: www.carabinieri.it)
Per difendersi da situazioni di abuso domestico è necessario prima di tutto imparare a riconoscere i comportamenti tipici dell’abusante. Occorre sapere che dalle ricerche condotte sulla problematica è emerso che, al contrario del pensiero comune, la violenza domestica non è sempre legata a patologie o al consumo cronico di sostanze alcoliche e di stupefacenti. I dati ci confermano che fra i casi sottoposti ad indagine solo il 10% degli abusanti era affetto da disturbi patologici e abusava normalmente di sostanze tossiche.

Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura domestiche di solito ha un unico obiettivo: desidera porre la sua vittima in uno stato di “sudditanza” perché vuole sentirsi potente e perché esercitare azioni di comando e di controllo su un membro della famiglia lo fa sentire appagato e sicuro di sé. I suoi comportamenti hanno sempre come unico scopo quello di controllare tutto il vissuto del partner per rafforzare il suo personale sentimento di potere; per raggiungere questo obiettivo sente che deve eliminare tutto ciò che potrà ostacolare il rafforzamento di questo senso di sicurezza.

Nelle storie raccontate dalle vittime di violenza domestica, si apprende che la vittima nel tempo impara a “sopportare” eventi orribili, iniziando così a soffrire di problemi psichici che la spingono alla chiusura e ad una riduzione drastica della sua personale autostima ossia ad avere un atteggiamento eccessivamente critico verso se stessa e a sentirsi costantemente insoddisfatta delle proprie qualità.

Uscire da questo problema è possibile. Prima di tutto la vittima deve rendersi conto che quello che sta accadendo fra le mura domestiche è un reato. Per arrivare a questa consapevolezza deve osservare e analizzare quello che le accade attorno, imparare ad essere obiettiva e giudicante nei confronti di chi sta abusando. In caso di violenza domestica è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene fra le mura domestiche. Ci si deve rivolgere alle Forze dell’Ordine oppure si può individuare una persona vicina con la quale si ha confidenza.

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