CARNEVALE - Perchè a Castellamonte c'è il Re Pignatun?

| La storia del carnevale di Castellamonte a cura di Luigi Gino Peretto (seconda puntata)

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CARNEVALE - Perchè a Castellamonte cè il Re Pignatun?
Ma i castellemontesi chissà quando e perchè vollero darsi un re del carnevale, il “Re Pignatun“ (in onore ai prodotti locali) ma di certo lui viene dal lontano tempo. Si può pensare, che l’origine di questo fantoccio debba doversi agli artigiani artisti che plasmarono la nostra creta per trarne effigi e statue, i quali pur senza ricorrere alla fotografia e spesso senza l’esplicito consenso dell’effigiato operarono. A tale proposito va ricordata l’opera del modellatore ben conosciuto a suo tempo, chiamato “Giuvaneli" valente ceramista dai lunghissimi capelli neri, assai strano e estroverso che solo i molto anziani ancora ricordano.
 
Ma di certo, sin da lontani tempi, entrò in uso, effigiare questo Re per un giorno, il quale passando fra la folla era oggetto di bonari sberleffi, sia che fosse assiso su un decorato trono, oppure in piedi col suo lungo mantello regale, sempre comunque possente e imperante, che riprendeva in modo strettamente caricaturale il soggetto prescelto, non riferito solo espressamente a una persona notoriamente in vista o di rango, ma a qualsiasi compaesano ritenuto un tipo particolare. 
 
Tale perfetta caricatura venne ancora parecchio adottata per poi andarsi a trasformare pressoché in un ritratto, che al termine del carnevale i cittadini fra i botti e le bevute sin dal lontano tempo allegramente danno gioiosamente al rogo (un tempo facendo volare la testa con gli opportuni petardi di colui che era stato il loro faceto re per un giorno, segno augurale questo, di futura rinascita dalle sue ceneri l’anno venturo). Quest’usanza del fantoccio poco importa che sia stata in seguito copiata in altri luoghi, i suoi natali furono castellamontesi.  Il personaggio tenuto misterioso o meno, nacque ancor prima della leggenda storica della Bella Pignatera del dopoguerra nel 1952 contorniata da dame cavalieri e immersa così nella sua leggendaria storia, e più tardi ancora coronata da dame e cavalieri, nonché dai personaggi dei sette rioni, nella rievocazione storica medioevale, accolta dai tamburi in un coloratissimo corteggio di  festa e fiaccolata  attingendo dalla storia e dalla fantasia .
 
Ma in conclusione la diversità dei tempi ha trasformato quella che fu la diretta partecipazione nel mettersi personalmente in gioco, in quella di spettatori, a parte i gioiosi gruppi di giovani che al seguito dei carri allietano la festa ballando. Comunque il pubblico accorre pur sempre numeroso in gran massa in ogni età, gradendo presenziare a questo fantasioso spettacolo di musica e colori in quest’aria  di festa che nata nel lontano passato ancora vive pur nel mutare veloce dei tempi.
 
Già un tempo assai lontano, i nostri antenati provenivano appiedati, attraverso il ponte pedonale steso sull’orco verso all’altra sponda . Festa di danze e musica diversa un tempo, non riprodotta ma dal vivo, partecipi la banda musicale locale e quelle esterne prima fra tutte quella della vicina Salassa . Quando le musiche assordanti dei carri erano assenti. per tutto finire nella gran veglia danzante in attesa dell’anno a venire. Tale merito da ormai parecchi anni, succeduta al primario (comitato del carnevale) va attribuito alla meritoria laboriosità  della locale Pro Loco.
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