CASTELLAMONTE - I maestri della ceramica protagonisti a Biella

| Al Museo del Territorio Biellese fino al 20 aprile espongono Baruzzi, Castellano, Gianola, Grivetto Mensio, Marthyn e Matano

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CASTELLAMONTE - I maestri della ceramica protagonisti a Biella
Ceramisti di Castellamonte in trasferta per la mostra «Confine» al Museo del Territorio Biellese di Biella. Espongono Sandra Baruzzi, Roberto Castellano, Miro Gianola, Livio Grivetto Mensio, Guglielmo Marthyn e Giovanni Matano. 
 
La Serra Morenica di Ivrea è il rilievo di origine glaciale che divide due regioni storico-geografiche: il Biellese e il Canavese, due territori così diversi, seppur vicini, uniti dal denominatore comune della ceramica. Questo materiale ha reso Castellamonte, comune della provincia di Torino, una delle patrie della ceramica nazionale, dove ancora oggi esistono realtà produttive legate alla lavorazione dell’argilla, oltre alla presenza di numerosi artisti e ceramisti. Ronco Biellese invece conserva la memoria di un glorioso passato legato alle sue famose “bielline”. manufatti artigianali che fecero di questo comune uno dei centri più importanti nella produzione di stoviglie popolari in Piemonte.
 
“Città di Terre. Ronco e il Biellese per la ceramica” ha scelto Castellamonte come Città della Ceramica ospite per questa prima edizione della manifestazione. Le rende omaggio attraverso la mostra “Confine”, allestita presso il Museo del Territorio Biellese e altre due esposizioni: “Torsioni” di Roberto Perino alla Biblioteca Civica di Biella e “Fruits & Vegetables” realizzata dagli artisti dell’Associazione Ceramisti di Castellamonte”, presso il Ricetto di Candelo.
 
La mostra “Confine” segna la linea di demarcazione tra due modi di fare e intendere la ceramica: quello di Castellamonte da quello biellese. Dall’altro canto, l’esposizione si prefigge di abbattere una frontiera immaginaria, nella speranza che nasca un dialogo sul tema della ceramica tra queste due aree geografiche.
Nella prima sala campeggia l’opera di Livio GIRIVETTO MENSIO dal titolo “Illusioni di cera”. Una macchina scenica che fa rivivere al visitatore il mito di Icaro. La sua caduta e il tentativo ultimo di salvezza prima dell’inesorabile fine. GIRIVETTO attraverso l’utilizzo di svariati materiali e di competenze, tenta un riassunto delle sue esperienze in ambito artistico: dal lavoro di scenografo a Torino fino all’incontro con la ceramica artistica.
 
Nella seconda sala sono esposte le opere di Sandra BARUZZI e di Guglielmo MARTHYN. Uno dei temi ricorrenti nella poetica di BARUZZI è l’immagine della casa, simbolo femminile e archetipo della madre. Abitazioni, torri e città, dove la figura umana non compare mai. Le architetture scaturite dalla creatività operosa dell'artista sono ricche di citazioni, rimandi poetici e allusioni simboliche. MARTHYN realizza sculture dal grande potere affabulatorio, dove una rigorosa ricerca dei materiali ceramici si sposa a uno stile onirico-fiabesco. Cavalieri, dame e alberi di un bosco magico, sono i protagonisti di un’antica saga che continua ad essere raccontata. 
 
Nella terza sala si trovano esposte le opere di Roberto CASTELLANO, Miro GIANOLA e Giovanni MATANO.
La ricerca in campo ceramico di Roberto CASTELLANO è caratterizzata dalla sperimentazione continua di svariate tecniche e materiali, con una particolare predilezione per l’utilizzo della terra rossa di Castellamonte. Un lavoro minuzioso e costante che porta l’artista a realizzare opere dove il confine tra arte e design si fa incerto. Miro GIANOLA, decano tra gli artisti castellamontesi, ridisegna il concetto di vaso creando grandi sculture zoomorfe e antropomorfe dai forti contenuti erotici. Forme organiche, metà pianta e metà essere mano. Creature ibride che popolano un immaginario giardino, come quello dell’artista nella sua casa di Castellamonte, dove le opere convivono tra piante e fiori.
 
Le opere di MATANO ricordano le maschere e le sculture dei popoli primitivi arrivate qui fino a noi da una terra lontana. Evocano riti tribali e di passaggio. Sono opere di un’inquietante bellezza. Forme artistiche anticlassiche dai volumi essenziali cariche di significati, dove il colore nero predominante ci riporta alla notte dei tempi, a un’epoca lontana dalla nostra civiltà industriale.
 
Orario:
fino al 20 aprile da mercoledì a venerdì 10.00 - 12.30 | 15.00 – 18.30; sabato e domenica 15.00 - 18.30 (chiuso domenica 16 aprile 2017). Visita guidata alle mostre compresa nel biglietto d’ingresso: 8 aprile 2017 - ore 16.00
Ingresso intero 5 €, ridotto 3 €.
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