CUORGNE' - Malato di Parkinson, l'azienda lo licenzia. La lettera appello di Franco Minutiello

| La testimonianza dell'operaio: «Combatto ogni giorno non solo con la malattia ma anche con lo stress mentale di chi, dopo una vita passata al lavoro, viene lasciato solo perché è diventato malato senza volerlo»

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CUORGNE - Malato di Parkinson, lazienda lo licenzia. La lettera appello di Franco Minutiello
Si è discusso molto, la scorsa settimana, sulla storia di Franco Minutiello, l'operaio ex Asa licenziato perchè malato di Parkinson. In attesa che la vicenda si risolva in tribunale (Minutiello, tramite il proprio legale, ha impugnato il licenziamento) è dalle sua parole che si capisce il dramma che sta vivendo. Minutiello ha scritto una lettera per riassumere quello che è successo in questi anni. Eccola...
 
«Mi chiamo Franco Minutiello ho 59 anni vivo in Canavese, più precisamente a Cuorgnè. Mi permetto di disturbare affinchè se ritenete possibile possiate dar voce ad una grande ingiustizia che mi è capitata da poche settimane secondo me per la mancanza di una legge sulla salvaguardia delle categorie protette, seria ed efficace. 
 
Cerco di spiegarmi meglio: io ho sempre lavorato, sin da giovane età, come operario e trasportatore, poi nel 2006 sono stato assunto presso un’Azienda Municipalizzata del mio Territorio, l’ASA per la raccolta rifiuti; sono stato sempre presente e fedele al mio lavoro, donando tutto me stesso. Nel 2013 l’azienda fallisce e passa alla ditta Teknoservice di Piossasco (Torino): anche qui sempre fedele e presente, e a tutte le visite mediche interne sempre idoneo senza limitazioni, senza se e senza ma. A ottobre 2014 inizio a vedere degli strani tremolii alla mano destra che non riesco a controllare, non do retta e vado avanti….; a novembre 2014 decido di fare i primi accertamenti per capire bene e dopo pochi mesi scopro di avere il morbo di Parkinson.
 
Ovviamente la vita mi cambia di colpo e, seppur per me il lavoro rimanga al primo posto, per la prima volta devo per un attimo pensare alla salute e capire come arginare l’avanzare della malattia, perchè so che è incurabile. Sono costretto a mettermi in mutua. Giro tutti gli ospedali della mia zona e di Torino, i tempi con il servizio sanitario sono lunghi e io non posso però  permettermi di pagare privatamente tutto. Trovo la cura, mi stabilizzo e sono pronto a tornare al lavoro, mia unica fonte di reddito e di vita e si stimolo a non arrendermi. Chiamo l’Azienda, comunico che sono disponibile a rientrare e che, per agevolarli, ho attivato la legge 104 comma 3 per avere il part time, cioè due ore pagate dall’Inps e le altre 4 dal datore di lavoro.
 
Risultato: da una parte mi tranquillizzano, dicendo che stanno trovando la soluzione per ricollocarmi, e dall’altra, dopo avermi mandato a visita medica interna - due ore dopo - mi inviano il telegramma per licenziarmi. Il mondo mi è nuovamente crollato addosso. Io vivo solo, sono senza un lavoro oggi e ho una malattia che mi chiude ogni giorno di più la mia autonomia di vita. 
 
La domanda che vorrei fare attraverso i giornali e le radio a chi può decidere è la seguente: una persona che viene, non per causa sua, colpita da una malattia nel corso della sua vita, può esser buttata  - questo è il termine giusto - in mezzo ad una strada senza che l’Azienda cerchi una ricollocazione interna, senza che ci sia un Ente, che non sia il Tribunale, che controlli se esistono o meno le causa idonee del licenziamento per giustificato motivo oggettivo? Nella mia Azienda, oltre che autista raccoglitore, come mansione ci sono mille e più attività che si possono svolgere: dalla reception al controllo delle isole ecologiche, dallo smistamento della carta al numero verde, tutte attività che io potrei fare anche con la mia malattia.
 
Io, dal Febbraio di quest’anno, a 59 anni (60 a settembre), ho perso tutto, lavoro e possibilità di potermi mantenere dignitosamente  in autonomia. Combatto ogni giorno non solo con la malattia ma anche con lo stress mentale di chi, dopo una vita passata al lavoro, viene lasciato solo perché è diventato malato senza volerlo assolutamente. Io non mi scaglio contro nessuno, ognuno ovviamente fa i propri interessi, ma voglio fare una  battaglia sociale perché non si può accettare che le Aziende in questo momento di grave crisi si comportino così con i più deboli e con gli ammalati. Non lasciamo siano solo i Tribunali, già oberati di lavoro, a deciderne le sorti, con tempi a volte lunghissimi. Serve un Ente dedicato, un’autorità che sia di sorveglianza vera. Un Ente che abbia poteri per contrastare chi, magari decide una mattina che vuole fare pulizia dei vecchi diventati nel corso degli anni malati e quindi secondo loro inutili».
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