DISASTRO ASA - I conti non tornano: Ambrosini chiede 15 milioni di euro per chiudere la partita. Sindaci scettici

| Ieri in Regione è iniziata la trattativa sui debiti dell'Asa. Il commissario ha proposto un forte sconto ai Comuni che, per il momento, non sembrano intenzionati a cedere. La Regione ha rilanciato sui 10 milioni di euro

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DISASTRO ASA - I conti non tornano: Ambrosini chiede 15 milioni di euro per chiudere la partita. Sindaci scettici
L'avvio delle trattative sul Lodo Asa (e sui milioni di euro da pagare) conferma che la strada è tutta in salita. Le parti, per il momento, sono lontane da un punto comune ma era inevitabile nel corso del primo incontro. Partendo da una base di 70 milioni di euro (frutto dei debiti accumulati dall'ex consorzio pubblico prima e dopo il 2010), il commissario straordinario Stefano Ambrosini ha chiesto ai Comuni di pagare il 20% del totale per chiudere definitivamente la partita. La richiesta, insomma, è di circa 15 milioni di euro. 

Molti sindaci hanno bollato la proposta come «fuori scala». La controproposta è quella di chiudere la partita pagando il 4% del debito totale (con uno sconto, quindi, del 96%), cioè la cifra per la quale hanno "patteggiato" gli ex membri del consiglio di amministrazione dell'Asa. Ambrosini aveva chiesto loro otto milioni di euro: se la dovrebbero cavare con 300 mila, ammesso che dal Ministero arrivi l'ok (che per ora non è arrivato). Il 4% del totale, insomma, sarebbe circa 3 milioni di euro a carico dei Comuni. L'idea dei sindaci, però, è stata respinta da Ambrosini.

La Regione Piemonte, per voce del vicepresidente Aldo Reschigna, ha così rilanciato con una cifra a metà strada: 10 milioni di euro. Ovviamente dilazionabili con mutui trentennali. A tal proposito, e per valutare che l'intera procedura sia effettivamente realizzabile, Reschigna incontrerà la prossima settimana il procuratore generale della Corte dei Conti che avrà l'ultima parola sull'operazione di pagamento dei debiti da parte dei Comuni. La trattativa, insomma, è iniziata: ognuno ha scoperto le carte. La «mano» dei sindaci è effettivamente scarsa ma non è, a tutti gli effetti, un bluff. Nessuno, al momento, ha l'asso nella manica ma se non si trova una quadra, i sindaci dovranno per forza impugnare il lodo e sperare che il ricorso in appello vada a buon fine.

In tal caso, però, la partita dei debiti si andrà a giocare davanti a un tribunale ordinario (in sede civile) e c'è il concreto rischio che la situazione peggiori. 

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