DROGA DALLA SPAGNA - 12 arresti: l'indagine dei carabinieri legata a un maxi sequestro di cocaina a Feletto

| L'indagine «Bellavita» dei carabinieri del Ros è partita nel dicembre 2012. Dodici persone, questa mattina, sono finite in manette. Gli accertamenti legati anche al sequestro di 200 chili di cocaina in Canavese

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DROGA DALLA SPAGNA - 12 arresti: lindagine dei carabinieri legata a un maxi sequestro di cocaina a Feletto
Un fiume di droga gestito in arrivo dalla Spagna per la piazza torinese. Spesso, molto spesso, di passaggio in Canavese. Tanto è vero che l’indagine dei carabinieri che questa mattina ha portato a 12 arresti, affonda le proprie radici in un maxi sequestro avvenuto qualche anno fa a Feletto.
 
L’indagine «Bellavita» dei carabinieri del Ros è partita nel dicembre 2012 da un’attività di osservazione eseguita dai militari nei confronti di Franco Pannozzo e Natala Lupia, personaggi noti nel panorama criminale torinese per antiche vicende sempre legate al narcotraffico. Adottando maniacali contromisure, in quel periodo i due viaggiavano continuamente tra l’Italia e la Spagna e partecipavano ad incontri riservatissimi tra il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e la Calabria. Verso la fine di maggio 2013 i due si recano a Huelva, citta dell’Andalusia poco distante dal confine portoghese, storica roccaforte del narcotrafficante Rocco Piscioneri, così fornendo una chiara indicazione del coinvolgimento del personaggio nell'associazione criminale che si andava delineando.
 
Per comprendere il contesto dell’indagine va ricordato che da circa un ventennio Piscioneri aveva stabilito la propria residenza in Spagna, dove già era stato arrestato negli anni ‘90 nell’ambito dell’indagine «Elianto» che aveva consentito, tra l’altro, di sequestrare a Feletto, nel cuore del Canavese, un ingente quantitativo di cocaina (circa 200 chili) e di procedere all’arresto, oltre che dello stesso Piscioneri, di circa trenta persone, in Italia e Spagna. A partire da giugno 2013, viene individuato un altro membro della banda, Mario Contrò, trapanese trapiantato a Caselle, che è a sua volta in contatto con Luigi Trisolino, rivelatosi organico al sodalizio con compiti logistici. Sempre durante la vacanze natalizie del 2013 vengono intercettate alcune importanti conversazioni con Bruno Trunfio di Chivasso, condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione Minotauro. Le intercettazioni telefoniche permettono ai carabinieri di ricostruire tutti i ruoli della banda, le modalità di raccolta e trasmissione del denaro in Spagna (i proventi della droga viaggiavano, sottovuoto, all’interno di doppi fondi di autovetture), l’esistenza di un libro mastro del gruppo, gli ingenti volumi di narcotico trattato, con singole partite di 3-400 chili di hashish.
 
Nel marzo del 2014 viene documentato un viaggio in Spagna di Mario Contrò che consegna 105 mila euro direttamente nelle mani di Rocco Piscioneri. Nel corso dell’indagine, il sodalizio affronta diversi problemi destinati a turbarne le dinamiche: Lupia viene messo sotto processo dal gruppo poiché ritenuto colpevole di essersi arbitrariamente impossesso di denaro; Contrò teme di essere addirittura ammazzato per aver perso il possesso di una Fiat Croma preparata con doppio fondo ed utilizzata per il trasporto dello stupefacente e del denaro; una grossa partita di stupefacente, nascosta all’interno di cisterne per il trasporto di carburante, viene contaminata dalla presenza degli idrocarburi, che l’avevano resa di fatto invendibile. 
 
A maggio del 2014 i carabinieri pongono le basi per la localizzazione di Rocco Piscioneri, divenuto nel frattempo latitante, perchè destinatario di ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Torino, dovendo espiare la pena detentiva di 15 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. E così, nella tarda serata del 10 giugno 2014, su indicazioni del Ros, Piscioneri viene tratto in arresto da personale dell’Udyco, che lo sorprende in una clinica di Torremolinos. L'arresto del leader del gruppo criminale comporta un riassestamento organizzativo della banda, compreso il suolo di Cosimo Piscioneri, fratello di Rocco, che si propone, secondo i carabinieri, per ritirare e gestire il denaro incassato dall’attività di narcotraffico. Rocco Piscioneri, nel 2015, estradato in Italia, viene scarcerato per differimento provvisorio dell’esecuzione della pena detentiva a causa delle sue gravi condizioni di salute. E’ morto nel marzo di quest’anno in una struttura di lungodegenza a Foglizzo. La banda, invece, ha continuato ad operare tra Italia e Spagna fino a questa mattina.
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