ECONOMIA - In Canavese i redditi sotto la media italiana

| Lo confermano i dati dello studio Sintesi di Confindustria

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ECONOMIA - In Canavese i redditi sotto la media italiana
La crisi economica ha picchiato duramente anche in Canavese, sebbene il territorio, nel suo insieme, non abbia vissuto un vero e proprio tracollo. Lo confermano i dati dello studio Sintesi di Confindustria che hanno fotografato l'attuale situazione della nostra zona. «La ricchezza prodotta da un territorio trova una misura diretta nelle condizioni di vita materiali della sua popolazione e una valutazione del Canavese basata su questo aspetto lo pone in linea con lo stato generale del Paese» dicono i ricercatori. In una teorica classifica impostata sul benessere socioeconomico, la zona che eccelle risulta essere la Valle d’Aosta, regione confinante ma decisamente distante dalle aree piemontesi per le condizioni materiali di vita. «Nonostante questo quadro non idilliaco dello stato di benessere dell’area, balza subito agli occhi la capacità di tenuta che ha caratterizzato il Canavese nel periodo di crisi. La risposta positiva è venuta da tutte le sue sub-aree ad eccezione del Ciriacese che sembra aver sofferto di più i contraccolpi della recessione».
 
Uno degli indicatori più significativi del benessere goduto dalla popolazione di un territorio resta il reddito e quello medio Irpef del Canavese risulta di poco superiore ai 23 mila euro. Si colloca cioè al di sotto della media italiana per 700 euro e per ben 2.200 euro sotto la media della parte non canavesana della provincia di Torino. Negli anni di crisi, tuttavia, la reazione positiva del territorio ha condotto il reddito a margini di crescita superiori alla maggior parte delle aree di riferimento. Eccezione fa il Ciriacese che si mantiene a distanza con una dinamica molto rallentata.
 
La presenza delle banche sul territorio è un altro indicatore capace di offrire una misura indiretta della capacità di produrre ricchezza. E pure in questo caso si ha conferma di una fotografia del Canavese meno esaltante rispetto alle aree contermini con 4,3 sportelli bancari ogni 10000 abitanti, contro la media nazionale di 5,1. Durante la crisi, tuttavia, le banche hanno ridotto la loro presenza nel Canavese in misura meno intensa di quanto abbiano fatto, in generale, nelle altre aree di confronto; segno del permanere di un buon grado di fiducia nelle capacità del territorio di produrre ricchezza.
 
In generale, secondo i dati, la crisi non sembra avere penalizzato i consumi delle famiglie canavesane  dove, ad esempio, è stato incrementato il parco veicolare meno inquinante in misura leggermente più elevata che nelle aree circostanti. Sebbene le auto Euro4 e superiori siano solo il 52% delle auto circolanti nel Canavese contro il 57% del resto della provincia, tra il 2007 e il 2013 si è calcolato che la quota sia aumentata di 28,9 punti percentuali con un picco di 30,6 punti percentuali nell’area subito a nord di Torino (San Benigno, Volpiano, Leini) che potrebbe essere segno di una maggiore capacità di spesa e quindi di maggior benessere.
 
Per quel che concerne la presenza di bar e ristoranti, il Canavese segna il passo con 4,8 esercizi ogni 1000 abitanti contro i 5,4 del resto della provincia. Un ultimo aspetto che va considerato valutando il benessere socio economico di cui gode un territorio è la quota di famiglie che vive in casa di proprietà. Nel Canavese è più elevata (72,3%) che a livello nazionale (72,0%), staccandosi da quello che è il quadro delle aree circostanti di riferimento dove la quota resta anche ampiamente al di sotto della soglia del 70%.
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