EDITORIA - Fondi ai giornali locali in Canavese, condannati gli ex editori

| Il procedimento penale in questione era nato da un esposto conoscitivo e da una segnalazione fatta dal sindacato dei giornalisti di Torino

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EDITORIA - Fondi ai giornali locali in Canavese, condannati gli ex editori
Le giornaliste di La Repubblica, Ottavia Giustetti e Maria Chiara Giacosa (e l’ex direttore responsabile Ezio Mauro), nei giorni scorsi, con sentenza del tribunale di Monza sono state assolte dall'accusa di diffamazione per  la causa intentata dall'ex amministratore delegato del Gruppo DMail, Gianluigi Viganò, all'epoca editore di una quarantina di testate locali in Lombardia, Liguria, Piemonte, e Valle D'Aosta e oggi con mire espansionistiche in altre regioni. Le due giornaliste, in un articolo pubblicato dal quotidiano fondato da Eugenio  Scalfari nel febbraio 2013 avevano fatto un dettagliato reportage sulle “Mire leghiste sui giornali locali”, soffermandosi dettagliatamente sui rapporti politici, economici e sui presunti favori tra il Gruppo Dmail e la Lega Nord dell’ex presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, sfociato in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Novara e il cui processo è tutt’ora in corso.

Tra le carte del legale delle due redattrici di Repubblica, l’avvocato Carlo Federico Grosso del foro di Torino, anche una sentenza del tribunale di Milano che in data 21 febbraio 2017 condanna Gianluigi Viganò (avvocato De Carolis)  Mauro Albani (difeso da Fabio De Matteis), entrambi manager ai vertici della Dmail, a un anno e sei mesi di reclusione e Ludovico Maria Gilberti (avvocato De Stefanis)  fondatore del quotidiano La Padania, ad un anno oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa e sentenza appellata.

Il procedimento penale in questione era nato da un esposto conoscitivo e da una segnalazione fatta dal sindacato dei giornalisti di Torino, firmato dal segretario Stefano Tallia,  e da un secondo esposto dell'ex presidente dell'Ordine della Lombardia, Francesco Abruzzo in cui si chiedeva di far chiarezza sui contributi pubblici per l’editoria (quasi quattro milioni, complessivamente) incassati dal gruppo editoriale attraverso due diverse testate, Milano metropoli In Europa e Il Sole delle Alpi – Il Canavese.
 
La frode accertata sta proprio in questo: la legge prevede che i contributi possono essere erogati, laddove ve ne siano i requisiti, ad una sola testata, indipendentemente dal numero di giornali di proprietà dello stesso editore. La magistratura e la Guardia di Finanza, con un lavoro di accertamento durato 18 mesi, hanno dimostrato che le due testate (nonostante Il Sole delle Alpi – Il Canavese professasse assoluta autonomia), facevano parte dello stesso gruppo. Nel dettaglio, anche la storica testata canavesana non solo era nell’orbita Dmail dopo che lo stesso gruppo l’aveva acquisita dalla Media Servizi dell’editore e tipografo Giambattista Giachetti, unitamente alla Nuova Periferia di Chivasso e la Nuova di Settimo, ma ne era parte integrante.

Una scalata, quella del Gruppo DMail alle Diffusioni Grafiche di Casale Monferrato che aveva cambiato radicalmente gli equilibri in Piemonte. Il (Sole delle Alpi) Canavese, editato dall'Alta Brianza edizioni, in forma cooperativa, il cui amministratore unico era l’ex parlamentare del Carroccio Ludovico Maria Gilberti di fatto proseguì la pubblicazione cambiando, di volta in volta, solo parte del nome: lo storico marchio Canavese divenne Il Sole delle Alpi – Il Canavese sino all’attuale La Nuova Periferia di Chivasso– edizione del Canavese. Non ci fu interruzione dell’uscita in edicola e, di fatto, il giornale è sempre stato confezionato dallo stesso corpo redazionale. Ad eccezione dello storico direttore, Mauro Giubellini,  alla guida del settimanale canavesano dal 2001 e sostituito nel 2012.

“Non rientrava nei progetti del Gruppo Dmail” si legge nella sentenza della nona sezione penale del Tribunale di Milano e  ”difese ad oltranza l’applicazione del contratto nazionale di lavoro giornalistico mentre la volontà dell’azienda era quella di parificarli a quelli dell’intero Gruppo”. Gilberti, successivamente minacciò, tramite il suo legale, citazioni civili da 50 e 500mila euro a Mauro Giubellini e Franco Abruzzo per bloccare la pubblicazione di notizie relative alla vicenda e querelò il giornalista Daniele Carli per averne scritto su “Il Risveglio di Ciriè”. Notizie che ora sono emerse in un’aula di tribunale. Parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri in persone del Presidente del Consiglio pro tempore che ora potrà richiedere il danno patito per l’erogazione di fondi, secondo la sentenza di primo grado, fraudolentemente acquisiti e incassati.

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