FELETTO - Un 25 Aprile insieme ai partigiani, ai bambini e alle associazioni - FOTO

| Dopo il corteo tutti i bambini, di differenti etnie, hanno cantato una canzone in ebraico e recitato alcune poesie

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FELETTO - Un 25 Aprile insieme ai partigiani, ai bambini e alle associazioni - FOTO
A Feletto, nella mattinata di martedì 25 aprile, si è celebrato l'anniversario della Liberazione d'Italia in Piazza Martiri Felettesi e nella Chiesa di Santa Maria Assunta. Il corteo, svolto con la Filarmonica e le associazioni, ha percorso il paese sostando per alcuni momenti di fronte al cimitero, alla statua degli Alpini in Piazza San Pietro e alla lapide dei caduti in Piazza Martiri Felettesi. Prima della Santa Messa, gli alunni della Scuola Primaria "Gianni Rodari" di Feletto hanno suonato il flauto dolce insieme alla Filarmonica Felettese, entrambi diretti dal Maestro Bruno Lampa. Dopo il corteo tutti i bambini, di differenti etnie, hanno cantato una canzone in ebraico e recitato alcune poesie. Anche il presidente dell'Anpi di Feletto, Gianfranco Saccoman, già sindaco del paese, ha dedicato alcune parole in memoria dei caduti.
 
Il vicesindaco Fabio Forneris ha recitato alcuni versi del romanzo "La casa in collina" di Cesare Pavese: «Non sei mica fascista» mi disse. Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. «Lo siamo tutti, cara Cate,» dissi piano. «Se non lo fossimo dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista». Forneris continua con un ritornello della canzone "La libertà" di Giorgio Gaber: "La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione".
 
L'amministrazione ha scelto queste parole per invitare la popolazione ad una continua lotta pacifica verso la libertà personale e collettiva.
 
«A 72 anni dal 25 aprile 1945, poche cose sono cambiate in questo mondo e non si è persa l'abitudine di risolvere i problemi con la guerra. La guerra tutto distrugge e poco costruisce. Questo anniversario della liberazione dovrebbe insegnarci molte cose che ormai molti hanno dimenticato! Ormai presi dal dispotismo economico - inizia con queste parole il discorso del sindaco Stefano Filiberto - Tacito nell'Agricola scriveva: «faciunt desertum et pacem appellant» Annientano tutto e la chiamano pace. Se questo comportamento che era tipico degli antichi romani, lo è pure oggigiorno di una super potenza mondiale che ufficialmente dichiara di essere il paese più democratico del mondo e la culla stessa della democrazia moderna. 
 
Il deserto di cui Tacito, parlava è altresì il deserto intellettuale che ormai si è esteso a gran parte dei cittadini dei paesi europei, chiamano pace l’ignoranza diffusa, chiamano pace salvare le banche, chiamano pace riempire di persone i supermercati distruggendo l'economia e le finanze delle piccole imprese e dei piccoli risparmiatori. Le due ultime guerre mondiali e i piccoli conflitti che sono succeduti in questi 72 anni, hanno causato un numero di morti superiore a tutte le guerre del passato, dall'antichità al 1900. I nostri padri costituenti avrebbero voluto, in gran parte, che l'Italia fosse trasformata in questo modo? Oppure speravano che l'Italia risorgesse dalle macerie del secondo conflitto mondiale con un altro spirito?
 
Uno spirito non legato solo all'economia, ma ad una diversa concezione di Stato, che cercasse la pace sociale ed internazionale, che aiutasse le classi meno abbienti. Un'Italia che evitasse le guerre, gli asti e le divisioni. Continuiamo a dividerci non memori del “divide et impera” di certi burattinai internazionali che vogliono imporre il loro dominio, più subdolo delle ideologie del 900, perché precludono le possibilità di resistenza. Non è così purtroppo, non è stato così. La pace non può esserci se non c'è la verità, e la vera libertà di cui oggi festeggiamo l'anniversario sta nella verità e non nell'ipocrisia, non nei falsi idoli del mondo consumistico. In questo 72° anniversario della liberazione formuliamo voti affinché dopo la liberazione dai regimi totalitari del 1900, possiamo liberarci dal giogo dei nuovi totalitarismi economici, che affamano interi popoli, che arricchiscono solo la nomenclatura bancaria, cosicché tutta l'Europa possa essere l'artefice di un futuro di pace, lavoro e prosperità e possa cantare l'inno della vittoria della liberazione e della pace».
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