IVREA - Disabili visivi: due lettere sulla qualità del servizio

| Riceviamo e pubblichiamo due testimonianze sul Centro di Riabilitazione Visiva dopo l'allarme lanciato dagli utenti

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IVREA - Disabili visivi: due lettere sulla qualità del servizio
Dopo aver raccolto l'allarme lanciato la scorsa settimana dagli utenti del Centro di Riabilitazione Visiva di Ivrea, dato in gestione dall'Asl To4, e la replica dell'associazione che gestisce il centro da novembre dell'anno scorso, ci sono pervenute in redazione due lettere che pubblichiamo integralmente sulla delicata situazione del centro eporediese. L'Asl, come abbiamo riportato in settimana, ha avviato tutte le verifiche del caso.
 
«Mi chiamo Massimiliano Tala e svolgo da oltre 12 anni l'attività di riabilitatore visivo, nove dei quali mi hanno visto impegnato presso il centro di Ivrea, prima alle dirette dipendenze ASL, poi in collaborazione con APRI-onlus fino al novembre 2014. Avendo letto della  recente dura polemica esplosa fra gli utenti del C.R.V. e gli attuali gestori mi sento in dovere di intervenire per esporre le mie considerazioni come esperto del settore. In realtà le considerazioni espresse dagli utenti, se saranno verificate, mi paiono davvero molto importanti e degne di attenzione.
 
Ciò che però soprattutto mi ha sconcertato, per non dire scandalizzato, è la risposta fornita dai dirigenti ASL che, con incredibile candore, hanno di fatto ammesso che, in otto mesi di gestione UICI, non c'è stato davvero nessun intervento di riabilitazione domiciliare. Sarebbe come dire che un laboratorio analisi, in otto mesi, non ha effettuato nessun prelievo o che un reparto di maternità non ha registrato nessun parto. E' vero infatti che in un Centro di Riabilitazione Visiva si possono fare tante cose, anche di gruppo o in sede. L'attività principale è però SEMPRE quella di intervenire nell'ambiente dove la persona vive o sui percorsi compiuti quotidianamente per raggiungere la scuola o il lavoro.
 
Quando una persona perde la vista, a qualsiasi età, vive sempre un trauma piuttosto pesante. La prima cosa che si deve fare è quella di insegnarle a riutilizzare la sua cucina, il suo bagno, la sua casa, permetterle di raggiungere il negozio più vicino per fare la spesa, la fermata del bus, il bar, la chiesa o qualunque luogo ove essa possa reinserirsi nella vita sociale. Tutte queste cose non si possono fare seduti dietro ad una scrivania o rispondendo al telefono. Io, nel mio servizio, quasi tutti i giorni salivo e scendevo le valli canavesane o le colline della Serra per recarmi a casa degli utenti. Forse per questo molti di loro ancor oggi mi cercano e mi testimoniano il loro affetto. Sono stato dunque proprio un cretino...?
 
Mi sembra pertanto davvero incredibile che la ASL stessa, e quindi non solo gli utenti, ammetta una lacuna così grave. Quì non è questione di metodi o di scuole di pensiero. Vi è una convenzione molto chiara in proposito e la ASL stessa ammette di non applicarla». Massimiliano Tala
 
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«Ho avuto modo di leggere, con particolare attenzione, quanto l’UICI di Torino ha scritto in risposta alla lettera che  un certo numero di utenti del Centro di Riabilitazione Visiva, ha scritto  al Direttore generale ASL 4, al Sindaco di Ivrea, all'assessore regionale Saitta  e per conoscenza all’APRI  onlus. Mi ha stupito, non tanto il contenuto assolutamente prevedibile, quanto il tono  perentorio e, come sempre, che non  dovrebbe consentire né risposta, né commenti.  Va da sé  che l'opinione pubblica non può restare insensibile alle lamentele degli utenti. Infatti  se  ci sembra  giussto che l’ente gestore difenda i propri dipendenti ritengo sia  sacrossanto che qualcuno si occupi degli utenti in modo concreto  cercando di capire  quali azioni possono essere intraprese.
 
Quello che mi ha soprattutto  preoccupato è il fatto che il Presidente provinciale UICI  abbia tentato di attaccare la gestione precedente con una affermazione  alquanto  ridicola. Ricordiamo all’avvocato neo presidente che la normativa per l’assegnazione di ausili e protesi è compito, non di chi gestisce il Centro, ma dell’ASL: Nello specifico dell’ASL TO  4. Neppure ai pazienti può essere addebitata una eventuale mancata conoscenza delle regole burocratiche che regolano il settore: il singolo disabile ha diritto di chiedere ausili che possano risolvere o atenuare i suoi problemi. Sarà poi il medico prescrittore e l'uficio protesi della ASL a valutare le richieste e ricondurle nei regolamenti nazionali o regionali.    Capiamo che la giovane età del presidente Franco Lepore, la sua non ancora conoscenza delle norme, i cattivi consigli  dei vecchi dirigenti di quella associazione, abbiano influito sulla stesura del comunicato. Va bene così, tutti dobbiamo crescere!
La stessa ASL TO 4 così attenta a preparare bandi al ribasso su fondi vincolati che prevedono servizi alla persona, non ha mai  chiarito come ha speso quei fondirisparmiati, non chiarisce, con dati di fatto, se  le cose scritte su quella lettera siano vere o false né ha dimostrato la falsità di esse con statistiche ufficiali.
 
Salvaguardiamo pure i diritti dei lavoratori, chi scrive ne ha fatto un modus viventi, ma non dimentichiamo i diritti delle persone con disabilità sensoriale visiva che si limitano a chiedere: interventi domiciliari  finalizzate alle autonomie; momenti di socializzazione; più sensibilità e comprensione nell’ascolto. Sembra molto? Ci aspettiamo  un serio intervento ispettivo dell’ASL 4  presso il CRV di Ivrea e magari un intervento dell’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte che faccia verificare il giusto operato di quella ASL». Pericle Farris - ex-sindacalista ipovedente.
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