IVREA - La medicina narrativa rende più efficaci le cure

| Proseguie lo studio sperimentale dell'Asl To4 che coinvolge diverse strutture sanitarie in Canavese

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IVREA - La medicina narrativa rende più efficaci le cure
Per il secondo anno consecutivo il Gruppo di lavoro dell’Asl To4 sulla Medicina Narrativa, denominato “Narravita”, organizza un evento formativo sul tema rivolto agli studenti degli Istituti Superiori, alle Associazioni di volontariato e alla popolazione in generale. L’iniziativa, dal titolo “Il ben-essere nella malattia cronica. Il ruolo della Medicina Narrativa”, si svolgerà il prossimo 29 maggio all’interno del Festival eporediese della Lettura “La Grande Invasione 2015”, come già avvenuto l’anno scorso per il primo evento.
 
Ma cos’è la Medicina Narrativa? Consiste nell’utilizzare le narrazioni, i racconti, delle persone assistite affette da una malattia cronica per rendere più efficace il processo di cura. E’ questo, in estrema sintesi, l’obiettivo della Medicina Narrativa, che non sostituisce l’approccio tradizionale alla malattia, ma lo integra attraverso la narrazione dell’esperienza vissuta da chi ogni giorno fa i conti con una malattia cronica. Le persone, attraverso le loro storie, diventano protagoniste del processo di cura. Da alcuni anni, all’interno dell’Asl To4, in collaborazione con il corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Torino sede di Ivrea, opera il Gruppo di lavoro “Narravita”, formato da medici, infermieri, operatori socio-sanitari e psicologi che si occupano di persone con malattie croniche e che hanno una formazione specifica nell’ambito della Medicina Narrativa. La Medicina Narrativa, infatti, non si riduce a una semplice ricezione di una storia di malattia, ma richiede competenze “interpretative” da parte del professionista, il quale deve attribuire valore e significato a tale storia.
 
Il Gruppo – coordinato dal medico nefrologo Paola Belardi – attualmente sperimenta le tecniche di medicina narrativa presso la Nefrologia e Dialisi di Ivrea, le Cure Domiciliari dei Distretti di Ciriè e di Settimo Torinese, l’Oncologia di Lanzo, la Psicologia Ospedaliera e l’Hospice di Salerano, raccogliendo le narrazioni delle persone assistite, dei familiari e di chi si prende cura di loro e degli stessi operatori sanitari. Ma gli obiettivi del Gruppo sono anche quelli di diffondere i principi della medicina narrativa all’interno dell’Azienda e di promuovere sul territorio una cultura di partecipazione e di umanizzazione a tutti i livelli della cura, attraverso le esperienze concrete delle persone assistite e dei curanti, sensibilizzando operatori sanitari, cittadini e organi di informazione. I
 
«La sensibilizzazione svolta all’interno del Corso di Laurea in Infermieristica, dove si formano professionisti che hanno una specifica competenza nell’ambito della relazione di aiuto, – commenta il direttore generale dell’Asl To4, Flavio Boraso – svolge un ruolo strategico, che porta con sé risultati operativi importanti». Proprio lo scorso martedì, 24 marzo, si è laureata in Infermieristica una brillante ormai ex studentessa, Federica Fersini, con una tesi dal titolo “Coinvolgimento dell’infermiere nella realizzazione di percorsi assistenziali individualizzati. Un’esperienza di medicina narrativa all’interno dell’Ambulatorio di Malattia Renale Cronica Avanzata”. Tesi che è stata premiata con un 110 e lode, anche in considerazione della sua ricerca innovativa. L’obiettivo della tesi era quello di realizzare e descrivere un’esperienza di Medicina Narrativa all’interno degli ambulatori di Malattia Renale Cronica Avanzata dell’ASL TO4, ambulatori presenti negli Ospedali di Chivasso, di Ciriè e di Ivrea, e di valutare l’impatto che la medesima ha nei percorsi assistenziali dal punto di vista degli operatori. 
 
«Alla luce dei risultati dell’indagine, – riferisce Federica Fersini (nella foto) – si è visto come l’integrazione della cartella infermieristica con una di stampo narrativo valorizzi la relazione tra persona assistita e infermieri, permettendo a questi ultimi di prendersi cura della persona nella sua globalità. La scrittura, insomma, aiuta l’infermiere a riconoscere le proprie emozioni e questo è un passaggio fondamentale per permettergli di relazionarsi in modo empatico con la persona assistita». 
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