IVREA - Pensionato soffocato con la carta: parte il processo

| Il killer davanti al gip il prossimo primo ottobre

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IVREA - Pensionato soffocato con la carta: parte il processo
Inizierà il primo ottobre il processo sull'omicidio di Benito Peloso, il pensionato d'Ivrea, trovato morto il 2 aprile 2014 nel suo alloggio di via De Gasperi. Era stato l'esame autoptico a svelare l'origine violenta della morte del pensionato. Inizialmente, infatti, gli inquirenti avevano ipotizzato un suicidio. L'esame autoptico, invece, condotto dal medico legale Mario Apostol, ha evidenziato segni di compressione sul corpo e confermato la presenza di un grumo nella gola del pensionato provocato da un foglio di carta di giornale appallottolato. Vanno a processo Ferdinando Genovese, 56 anni, di Ivrea, difeso dall’avvocato Mario Benedetto, accusato dell'omicidio, e Giuseppe Maino, 64 anni, un amico, accusato di ricettazione, difeso dall'avvocato Fiorenza Ferrero.
 
Le indagini, coordinate dalla procura d'Ivrea e condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Torino (in collaborazione con i colleghi della stazione d'Ivrea) hanno permesso di incastrare il presunto assassino grazie alla tracce del Dna. Le tracce sarebbero state rinvenute dagli investigatori sotto le unghie della vittima. Si sarebbe trattato di un omicidio per rapina: dall'alloggio di via De Gasperi sono spariti i 700 euro di pensione che l'anziano, 76 anni, aveva ritirato poche ore prima del decesso. 
 
Un vicino avrebbe segnalato la presenza del Genovese di fronte all'ingresso della palazzina la mattina dell'omicidio, fermo di fronte al cancello, come se aspettasse qualcuno. Sentito dai carabinieri, Genovese non solo ha negato di aver a che fare con la vicenda, ma ha anche negato di essersi presentato li, raccontando che il primo aprile si trovava a Sondrio. Un luogo dove effettivamente si è recato, ma solo il giorno successivo, il 2 aprile, per svolgere qualche piccolo lavoro a casa di un amico. Non solo, la notte precedente l'omicidio, Genovese era stato fermato a Vercelli dalla Polizia Stradale nonostante avesse più volte ribadito di aver dormito a casa.
 
Ad aggravare la posizione di Genovese anche i suoi numerosi tentativi telefonici di cercare qualcuno che gli fornisse un alibi. Determinante il riscontro fornito dai Ris di Parma, che dopo decine di campionamenti effettuati tra gli amici della vittima, hanno isolato il Dna di Genovese, sotto le unghie del pensionato. Secondo una prima ricostruzione l'omicidio sarebbe avvenuto dopo le 11 e la carta igienica ritrovata nella gola dell'anziano sarebbe stato solo il maldestro tentativo di non farlo urlare. 
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