LOCANA - Il ricordo del Capitano Bugni per il IV Novembre - FOTO

| «Era uno di noi, un eroe veramente nostro, della nostra Valle, del nostro Comune e della nostra Borgata» ha detto il sindaco

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Celebrazioni del IV Novembre con ricordo speciale, a Locana, per il centenario della morte del Capitano Bugni. Erano presenti i famigliari, la nipote Elena Tricerri Bruno e i pronipoti Pola Gabriella e Pola Domenico. Oreste Bugni nacque il 16 luglio 1890 dal capitano Giacomo Bugni, locanese, e da Caterina Mezzano, figlia del dottore di Locana di quel tempo; ebbe due sorelle, Pierina Bugni, sposata Tricerri, e Silvia Bugni, insegnante anche a Locana, sposata Pola, madre dell’ingegner Oreste Pola che con l’Azienda Elettrica tanti lavori per il Comune e la valle ha condotto durante la sua attività professionale.

Dopo un periodo di vita a Cussalma, si trasferirono a Torino dove Oreste Bugni frequentò il Liceo Classico Alfieri e l’Accademia Militare con voti eccellenti. Al termine degli studi intraprese con passione ed entusiasmo la vita militare e dal 1915 fu sul campo di combattimento al comando della sua 47esima Batteria e della settima Batteria Someggiata. La famiglia e la patria furono i suoi ideali e i suoi profondi affetti. Legatissimo alla famiglia, dedicò la sua vita al proprio Paese con dedizione profonda. Persona di carattere dolce, ma determinato, egli diede sempre prova di grande altruismo, generosità, capacità di sacrificio. Seppe esaltare la disciplina e la preparazione militare.

Il Monte Podgora, ove i soldati non conobbero mai un momento di tregua, il Carso, il Piave, la zona di Gorizia e soprattutto “la prima linea” furono il campo d’azione suo e della sua Batteria. Molti gli episodi di alto valore militare che mettono in luce l’ardimento, il coraggio, la capacità di lotta sotto il micidiale fuoco nemico, sua e dei suoi uomini. Amato da soldati e ufficiali (molte le lettere in ricordo), con ardore e altruismo, più di una volta, fatti ritirare tutti i “serventi della sua Batteria” (i soldati che caricano e fanno fuoco), sprezzante del terribile fuoco austriaco, caricò i pezzi (cannoni) e fece fuoco personalmente allo scoperto. Compì sempre interamente il suo dovere, con amore e dedizione. Rientrato in licenza, fece fare, a sue spese, dai calzolai di zona chiamati a raccolta, un numero considerevole di zoccoli di legno per i suoi uomini che avevano freddo ai piedi e li fece loro pervenire.

«Oltre a tutti i ricordi che onorano la sua memoria e incitano noi e i nostri giovani a ideali di giustizia, generosità, capacità di sacrificio e amore per gli altri, desidero di cuore evidenziare ancora l’atto con cui non ha esitato a donare la sua giovane vita alla Patria, risparmiando i suoi soldati, dopo la presa dell’Ansa di Zenson - ha sottolineato il sindaco - egli si recò personalmente, evitando di esporre i suoi sottoposti, a perlustrare la zona, alla ricerca di un nuovo punto di osservazione, da dove poter scrutare la disposizione delle linee nemiche. Purtroppo rimase vittima delle insidie del nemico che, ritirandosi, aveva minato alcuni punti. Come dice la motivazione della terza medaglia al valor militare, egli chiude con la sua gloriosa morte la breve ed eroica carriera. Queste persone non si dimenticano. E, credo, non si devono dimenticare».

Ancora nel 2003, a distanza di tanti anni, al suo nome ed alla sua memoria è stato dedicato con orgoglio e riconoscenza il plesso scolastico ristrutturato di Casetti. «Era uno di noi, un eroe veramente nostro, della nostra Valle, del nostro Comune e della nostra Borgata».

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