OMICIDIO DI CASTELLAMONTE - «Chiamo i carabinieri e vi denuncio»: le ultime parole di Gloria Rosboch

| Gabriele Defilippi, nel corso dei colloqui che hanno portato alla perizia psichiatrica, ha raccontato nuovamente tutti i dettagli di quello che è successo con la professoressa di Castellamonte. Compresa la dinamica del delitto

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OMICIDIO DI CASTELLAMONTE - «Chiamo i carabinieri e vi denuncio»: le ultime parole di Gloria Rosboch
«Riassumendo e concludendo è possibile affermare che non si è venuti a conoscenza di elementi per ritenere che, al momento dei fatti, Gabriele Defilippi non fosse in grado di intende o di volere. Gabriele Defilippi è apparso attualmente capace di stare in giudizio». Con queste parole si conclude la perizia psichiatrica che il professor Franco Freilone, per conto del giudice di Ivrea, Alessandro Scialabba, ha eseguito su Gabriele Defilippi, reoconfesso assassino della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte. Nero su bianco: è un parere che avvicina Defilippi all'ergastolo.
 
La perizia è stata redatta a seguito dei cinque incontri con il giovane avvenuti in carcere tra il marzo e il maggio di quest'anno. Ne è emerso un quadro a tratti noto: Defilippi si sente un po' uomo e un po' donna e subisce gli atteggiamenti dei compagni di scuola a Castellamonte. Circostanza che lo convince a costruirsi diverse identità farlocche su internet. Quando inizia a conoscere il mondo delle discoteche, inizia anche a fare uso di stupefacenti. Una dipendenza che diventa sempre più pesante nel corso degli anni. Per mantenere quel tenore di vita, però, servono soldi. Così Defilippi si ispira a una serie di truffe che, a suo dire, «sono consuete in Canavese». Fa mettere nero su bianco l'intera storia che lo ha portato all'omicidio di Gloria Rosboch. Con dettagli che, forse, non aveva mai raccontato nemmeno agli inquirenti.
 
Il quadro complessivo è ancora una volta disarmante. Defilippi conferma che lui e il complice Roberto Obert, il 54enne di Forno Canavese che è stato come un padre, non volevano uccidere la Rosboch. Volevano solo spaventarla per convincerla a rititare la denuncia presentata per farsi restituire 187 mila euro. Soldi che, l'anno prima, Gloria aveva consegnato a Gabriele con la promessa di un investimento immobiliare in Costa Azzurra e di una nuova vita. In realtà quei soldi se ne sono poi andati in casinò e droga. «Nella testa sapevo di avere un piede nella fossa», racconta Defilippi in merito alla lettera dell'avvocato dei Rosboch che chiede indietro i 187 mila euro.
 
E' allora che il giovane mette in atto il suo piano. Si arma «con un filo per stendere i panni comprato in un supermercato», racconta il 24enne, poi va con Obert alla discarica di Rivara dove tentano di spaventare Gloria. I due hanno anche una valigetta con 55 mila euro e il resto in banconote fac-simile. Quando la Rosboch si rende conto del raggiro, Defilippi entra in azione e strangola la donna. «Si è sentita raggirata, si è accorta delle banconote fasulle - racconta l'omicida - dice "Chiamo i carabinieri e vi denuncio". Io prendo il cordino che ho nelle tasche e l'ho cinto al collo». Il resto è la storia nota di uno dei delitti più efferati mai avvenuti in Canavese.
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