RIVAROLO - Parte il processo contro la banda delle truffe

| Venti persone nei guai: avrebbero commesso 234 truffe in tutta Italia. Arrestati dai carabinieri di Rivarolo

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RIVAROLO - Parte il processo contro la banda delle truffe
20 indagati, 460 assegni falsi recuperati, 234 truffe accertate. Vanno a processo venti dei ventidue personaggi arrestati nel 2013 dai carabinieri di Rivarolo, nell'ambito di una vasta operazione partita in Canavese ed estesa a tutto il territorio nazionale. Un sistema, il loro, talmente collaudato da fruttare, secondo la stima dei carabinieri, 3 milioni di euro. La scorsa settimana le prime udienze davanti al gup del tribunale di Ivrea. Per loro l’accusa principale è associazione per delinquere finalizzata alla truffa. 
 
Sono 134 le parti civili individuate dal momento che la “holding delle truffe” ormai raggirava clienti in tutta Italia. Prima acquistando solo generi alimentari (compresi centinaia di chili di Parmigiano), poi passando ai biglietti ferroviari, ai gioielli e alle auto di lusso. Usciti di scena 2 degli iniziali 22 indagati (Antonino Sardella, 39 anni, di Castellamonte, è stato condannato ad 1 anno e 6 mesi, mentre Andrea Grosso, 42 anni, anche lui di Castellamonte, considerato il falsario della banda è stato condannato ad un anno e 11 mesi) restano tutti gli altri. 
 
A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti coordinati dalla procura d'Ivrea, c’erano Ippolito Mesoraca, 63 anni, e Barbara Bevilacqua, 48, oggi residenti a Rivara. Quando la famiglia Mesoraca, promotrice delle truffe, ha capito che il modello era più che redditizio, la banda si è allargata a parenti e amici. Una vera e propria holding, secondo le indagini dei carabinieri di Rivarolo, dove ognuno aveva un compito ben preciso. 
 
Modus operandi sempre lo stesso. Acquisti con assegni scoperti o fasulli, effettuati sempre il venerdì sera. Quando la vittima, il lunedì dopo, andava a incassare il denaro, scopriva in banca l’avvenuta truffa. Troppo tardi. Ovviamente, gli autori, quasi sempre agivano fornendo generalità incomplete, in modo tale da sfuggire ai controlli successivi. I carabinieri hanno individuato almeno 24 conti correnti intestati a “teste di legno”. Solo in questo modo i truffatori riuscivano a ottenere dalle banche i carnet di assegni utili per portare a termine i raggiri. 
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