SALASSA - Antimafia blocca azienda: lavoratori scrivono al prefetto

| Niente appalti all’azienda in odore di mafia. Anche se quell'accusa, ai danni del titolare, è caduta. Appello dei dipendenti

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SALASSA - Antimafia blocca azienda: lavoratori scrivono al prefetto
Niente appalti all’azienda in odore di mafia. Anche se quell’accusa, ai danni del titolare, è decaduta. Così i dipendenti, che adesso rischiano il posto, scrivono al prefetto chiedendo l’annullamento dell’interdittiva antimafia. Succede a Salassa, dove i lavoratori delle aziende collegate a Giovanni Macrì hanno spedito un appello alla prefettura. 
 
«La scorsa settimana i titolari hanno convocato una riunione nella quale hanno espresso la loro intenzione di arrivare alla chiusura entro il mese di aprile – scrivono i dipendenti nella lettera – a causa dell’impossibilità di proseguire con l’attività lavorativa e l’acquisizione di nuove commesse». Le aziende in questione, infatti, che si occupano di opere edili e impiantistica, hanno lavorato per anni quasi sempre per enti pubblici, compresi alcuni Comuni del Canavese. Con l’interdittiva antimafia ancora attiva, però, alla scadenza dei vecchi contratti, le attività non potranno partecipare ad altre gare d’appalto.
 
E questo vale per le aziende di Salassa anche se non risultano direttamente intestate allo stesso Giovanni Macrì. «Perdere il posto è una cosa che non ci possiamo permettere in questo momento: siamo mamme e papà, abbiamo dei figli da crescere, dei mutui da pagare, spese quotidiane per la sopravvivenza, tra noi ci sono lavoratori che sono l’unica fonte di sostentamento per la famiglia».
 
Giovanni Macrì, imprenditore molto noto in Canavese, è stato indagato nel 2011 nell’ambito dell’inchiesta Minotauro ed accusato di voto di scambio mafioso a favore dell’ex sindaco di Rivarolo, Fabrizio Bertot. Macrì è stato condannato ma è caduta l’aggravante mafiosa in Cassazione. Per la prefettura, nel 2011, c’erano elementi per «riconoscere il divieto di aggiudicarsi opere pubbliche per supposti elementi di continuità con pratiche e personaggi in odore di mafia». 
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