SCARMAGNO - Rogo all'ex Olivetti: sette rinvii a giudizio

| Il 14 ottobre si apre il processo per l'incendio che ha distrutto parte del comprensorio industriale Olivetti

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SCARMAGNO - Rogo allex Olivetti: sette rinvii a giudizio
Si aprirà il 14 ottobre il processo per il rogo che, il 19 marzo di due anni fa, ha distrutto parte del comprensorio industriale Olivetti di Scarmagno. Sono stati rinviati a giudizio i sette imputati accusati di incendio colposo in concorso. Lo ha stabilito il gup del tribunale di Ivrea, Alessandro Scialabba. A scatenare il rogo, secondo la procura d’Ivrea, è stato l’uso della fiamma ossidrica da parte di due artigiani, Emanuele Giampaolo e Luca Blessent, operai della Omg di Valperga, incaricati di effettuare alcuni lavori di manutenzione al tetto del capannone. Secondo l’accusa la fiamma ossidrica ha fuso le vele antigrandine, poi collassate sul plexiglas esterno del lucernario e su quello sottostante. Il tutto sarebbe finito su materiale altamente infiammabile presente nel magazzino di CellTel.

Oltre ai due operai è stato rinviato a giudizio anche Bruno Guglielmetti, titolare dell’azienda di Valperga che aveva in subappalto, per conto della Manutencop, i lavori di manutenzione. Secondo la procura non avrebbe correttamente “formato” gli operai prima di mandarli ad eseguire le opere di manutenzione. Gli altri quattro imputati sono Domenico Pellegrini, ex amministratore delegato della CellTel, chiamato in causa perché l’azienda, come dicono le carte del pm, non aveva predisposto un piano per limitare i danni in caso d’incendio, Luca Barengo, Rosario D’Addio e Domenico Voiglio, responsabili, a vario titolo, di Manutencop. Anche per loro le responsabilità riguardano la mancanza di un piano anti incendio nel capannone.

Determinanti, al processo, saranno le perizie. Quella eseguita dalla polizia scientifica, realizzata dallo stesso pool di esperti che analizzò le cause del rogo del Duomo di Torino che custodiva la Sindone, non lascerebbe spazio a dubbi. L'incendio sarebbe partito dal tetto e con ogni probabilità da un lucernario in plexiglas: per questo il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei sette imputati. D’altro avviso le difese che hanno fatto presente che, all’interno del capannone, c’erano 102 mila telefonini con batteria al litio. Il fuoco potrebbe essere stato innescato da un cortocircuito ed essere partito dall’interno dello stabile. Tra le richieste di parte civile, oltre a quelle di tre ex dipendenti dell’azienda distrutta dal rogo, anche le aziende Prelios, Olivetti, Telecom, Wirelab e Urmet. Le ultime tre per i materiali stoccati nel capannone. Le aziende, in parte, sono state risarcite dalle assicurazioni per un totale che si aggira sui 30 milioni di euro.

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