TORRE - La vita dei mercanti d’arte Datrino diventa un libro

| «Un antiquario al Kremlino» narra gli episodi salienti di chi, per mezzo secolo, ha viaggiato nel mondo magico dell’arte

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TORRE - La vita dei mercanti d’arte Datrino diventa un libro
Quella di Marco Datrino e della sua famiglia è una storia incredibile nel mondo dell’arte e dell’antiquariato, fatta di costante ricerca di cose belle del passato; dell’acquisto di opere d’arte di inestimabile valore; ma anche di castelli con tutto il loro contenuto. Una storia di fama internazionale, che è anche e soprattutto un concreto esempio affettivo delle proprie radici piemontesi. Oggi quella storia è diventata un libro: «Un antiquario al Kremlino. Storie di una famiglia di mercanti d’arte» (Hever Edizioni) che narra gli episodi salienti di una vita, spesso incredibili, ma pregni di ricordi e riflessioni di chi, per oltre mezzo secolo, ha viaggiato nel mondo magico dell’arte traendone spunti per una vita meravigliosa.
 
La lunga strada della famiglia di mercanti d’arte inizia un giorno di maggio del 1947, quando il destino decide che Carlo Datrino, commerciante di metalli di Trino Vercellese, diventi antiquario. Marco comincia a raccontare le gesta del padre Carlo e poi di se stesso, giovane impaziente che all’inizio affianca il genitore, incominciando a studiare l’arte di ogni disciplina attraverso i testi di Roberto Longhi, perfezionandosi in particolare nella conoscenza dell’arte antica. Nel 1968 acquista il Castello dei Conti Balbo di Vinadio a Torre Canavese, e vi si trasferisce con la famiglia nel 1970, dando una svolta all’attività commerciale. La galleria d'antiquariato si trasforma in Casa d’Aste Datrino: le aste portano un immediato successo in campo nazionale. 
 
Agli inizi degli anni Ottanta apre la Galleria d’Arte, che gli permette di raggiungere una cospicua notorietà. Nello spazio espositivo del castello, dove vive e lavora tuttora, promuove mostre di antiquariato di grande rilievo e, quando il mercato nazionale si fa più arduo, la “scoperta” dell’Unione Sovietica e di un mondo artistico quasi sconosciuto in Occidente gli aprono nuovi orizzonti di cui saggiamente approfitta.  Senza appoggi o conoscenze, riesce a farsi apprezzare dal mondo sovietico; a godere la fiducia del presidente dell’URSS; a essere annoverato tra i creatori della Fondazione per il patrimonio culturale russo; a organizzare nel 1990 una prima mostra, “Due secoli di pittura russa”, con opere del real socialismo da lui acquistate, ottenendo in prestito dal Museo di Kiev sessanta dipinti dell’Ottocento russo, con soggetto italiano: un grande successo.
 
Datrino e sua moglie vengono poi invitati all’ambasciata russa di Roma per un incontro con Raissa Gorbaciova, presidente del Fondo culturale sovietico: uno scambio di doni suggella l’amicizia tra le persone e i due Paesi. Il dado è tratto. I rapporti successivamente intessuti da Datrino con Irina Rodimtzeva, direttrice dei Musei del Cremlino, portano all’organizzazione di una serie di mostre di incredibile fascino. Il 25 marzo 1993 un gigantesco Tupolev dell’Aeroflot sbarca alla Malpensa il più grande tesoro d’arte che la Russia abbia mai fatto uscire dal Paese, inutilmente ambìto dai musei più importanti dei cinque continenti. Con il titolo “Tesori del Cremlino. L’arte e la storia” si inaugura il 3 aprile di quell’anno (nel piccolo borgo di Torre Canavese che conta 600 abitanti) quella che in quel momento era la più importante mostra del mondo e che, in tre mesi di apertura, fa registrare oltre 650 mila visitatori.
 
Nel 1994 la mostra “Gemme e diamanti dal Kremlino” ha pari successo, seguita  da un grande interesse della stampa, della televisione e del mondo della comunicazione. L’esito di tali mostre e dei legami stabiliti con una numerosa rappresentanza di artisti dell’ex Unione Sovietica porta all’iniziativa, condivisa dall’amministrazione di Torre, di abbellire il paese con pannelli dipinti che realizzano, nello scenario suggestivo delle vie che partendo da Piazza Olivetti salgono al ricetto medievale, una sorta di museo en plein air. Nel maggio 2003 arriva nel paese anche Michail Gorbaciov in persona, accompagnato dalla figlia Irina, per inaugurare la Pinacoteca di Torre dedicata alla moglie Raissa. L’anno seguente subentra un’altra amministrazione e, con il Comune, Datrino decide di far arrivare a Torre pittori da nazioni lontane per trasformare il borgo in un simbolo di pace attraverso l’arte. Giungono così artisti da Francia, Germania, Sud Africa, Cina, Siria, Iran, Israele, Palestina e Giordania che lasciano le loro testimonianze; mentre vengono coinvolte le accademie di pittura di Milano, Napoli, Firenze e Roma. 
 
Oggi sono presenti centosettanta opere di pittura di molte parti del mondo, ma anche di artisti canavesani e torinesi, visitabili ogni giorno lungo le strade del paese o nella Pinacoteca Raissa Gorbaciova. L’idea vincente è che questa collezione “Pittori per la pace” sia fatta circolare in ogni occasione favorevole, cedendola in prestito d’uso a Comuni o organizzazioni che si occupano d’arte, di turismo, di cultura, di comunicazione. Questa, infatti, sembra essere la nuova mission dell’antiquario. 
 
DATA DI USCITA 30 OTTOBRE 2015
 
Per informazioni: Hever Edizioni
hever@hever.it
tel. +39 0125 627489
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