Duetti per il triplete

| La terza sera del Festival dedicata alla storia canzone italiana attraverso i duetti, è quella che finora ha riservato le emozioni maggiori. Peccato per l'immensa scaletta, diluita senza pietà da ospiti, pubblicità e ammennicoli vari

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Duetti per il triplete
da Sanremo: Germano Longo

Almeno un merito al Festival di Sanremo bisogna riconoscerlo: per cinque giorni, sarà riuscito a ridurre quasi al silenzio i politici italiani, da Salvini in poi. Non è poco, bisognerebbe pensarci.

La terza sera è il giro di boa del Festival: due sono andate, ne mancano altre due, coraggio. I brani in gara non sono più un segreto, e ormai più che sul meglio il dibattito si è spostato sul meno peggio. Una pessima annata, direbbe qualcuno.

La terza sera è quella che l’armata Amadeus ha deciso di consacrare alla storia della canzone made in Italì. E risentire certe cose fa capire che la musica è cambiata, o forse ce l’hanno solo sostituita senza libretto di uso e manutenzione.

Ma visto che si celebrano i 70 anni del Festival, è d’obbligo ripescare brani che vivono ancora fra quegli strani “45 giri” che i nonni tengono accanto al “giradischi”: l’mp3 e il lettore del giurassico, quando nel luogo dove oggi sorge l’Ariston, c’erano solo i velociraptor.

LE VALLETTIADI

Comincia Georgina Rodriguez, la quasi maritata Ronaldo: 26 anni, argentina, modella, 1,68. A parte ciao, pizza e Volare ohoh non sa una parola di italiano, ma chissenefrega, via. Nel pacchetto d’ingaggio era previsto anche CR7, che si è palesato in prima fila, con l’unico compito di sorridere complice alla fidanzata.

Alketa Vejsiu: per noi italiani la lingua albanese è un mistero, ma per gli albanesi l’italiano è normale. Però conviene allenarsi nella pronuncia, perché la vedremo ancora: è bella, bionda, tanta, spigliata, simpatica e non sbaglia un congiuntivo. Specie le prime tre, sono qualità che in Italia non passano inosservate: a certe cose noi ci teniamo.

LA SERATA

Finalmente si parte subito, senza troppi fronzoli. La protesta che si è levata forte dalla sala stampa sugli orari che ogni sera sembrano un veglione di San Silvestro, ha fatto effetto.

Michele Zarrillo e Fausto Leali: “Deborah”

Voto: 7,5

Leali, reduce dal successo di “A chi”, l’aveva portata a Sanremo nel 1968, al fianco di Wilson Pickett, un altro celebre “urlatore” dell’epoca. E ora come allora, la grinta di Fausto fa la differenza. Per la cronaca, il brano si era classificato al quarto posto.

Junior Calli e i Viito: “Vado al massimo”

Voto: 6

Uno degli inni generazionali del Vasco nazionale, portata all’Ariston nel 1982 su suggerimento di Gianni Ravera. E quella volta era andata leggermente meglio dell’ultimo posto di due anni prima, finendo in finale, anche se ben lontana dal podio. Junior Calli ci prova rappando, mentre i Viito non osano sfiorare la leggenda.

Marco Masini e Arisa: “Vacanze Romane”

Voto: 6,5

Cavallo di battaglia dei “Matia Bazar”, è diventato uno dei brani più amati di sempre. Un nostalgico ritratto della ‘Dolce Vita’ romana che aveva debuttato all’edizione del 1983 del Festival, finendo al quarto posto. SI fatica un po’ a immaginare sia lo stesso brano cantato dal vocione di Masini, per fortuna la potenza di Arisa sistema tutto.

Riki e Anna Mena: “L’Edera”

Voto: 5,5

Bisogna tornare indietro fino al 1958, ottava edizione del Festival. Nilla Pizzi e Tonina Torrielli erano date favorite, ma chiudono al secondo posto dietro la leggendaria “Volare” di Modugno. Difficile dare una nuova veste ad un classico, eppure con un po’ reggae e un pizzico di pop, l’esperimento vale comunque lo sforzo.

Raphael Gualazzi e Simona Molinari: “E se domani”

Voto: 8

Il 45 giri più venduto nella carriera di Mina è una cover di “C’est irréparable” di Nino Ferrer. Un brano emozionante a cui Gualazzi e Simona Molinari non hanno tolto nulla alla sofferenza originale della voce di Mina, creando un’atmosfera jazz perfetta per essere la colonna di un film di Ozpetek o di Muccino.

Anastasio e la PFM: “Spalle al muro”

Voto: 4,5

Nel lontano 1991, Renato Zero aveva deciso di giocare la carta sanremese con un emozionante brano scritto da Mariella Nava. Successo sfiorato di poco: era arrivato secondo, alle spalle di “Se stiamo insieme” di Cocciante. Anastasio lo rilegge a modo suo, travolgendolo del tutto, e deve intervenire Franz Di Cioccio per riallacciare ciò che resta del brano di Zero. Va bene la licenza artistica, ma forse è un po’ troppo.

Levante, Francesca Michielin e Maria Antonietta: “Si può dare di più”

Voto: 5

Tozzi, Ruggeri e Morandi sono nella leggenda della musica italiana grazie a questo pezzo, nato dall’esperienza della Nazionale Cantanti e trionfatore indiscusso del Festival 1987. Dai tre uomini di allora a tre donne di oggi il risultato non cambia: è un ritornello a prova di calendari e interpreti.

Alberto Urso e Ornella Vanoni: “La voce del silenzio”

Voto: 4

Correva l’anno 1968, Paolo Limiti, Mogol ed Elio Isola sfornano un brano per permettere a Tony Del Monaco e Dionne Warwick di presentarsi a Sanremo, ad un anno di distanza dal suicidio di Tenco.

Elodie e Aeham Ahmad: “Adesso tu”

Voto: 6,5

A Ramazzotti è servito per vincere il Festival nel 1986, candidandosi a grande della musica italiana. Se possibile Elodie la rende ancora più drammatica, aggiungendo una nota intimistica.

Rancore, Darsut e La rappresentante di Lista: “Luce”

Voto: 4,5

Zucchero ed Elisa, al suo primo brano in italiano, fanno centro: “Luce (tramonti a nord est)”, vince il Festival 2001. Ormai rappare è un’altra pandemia di cui non si trova la cura: si salva il ritornello, ma chissà per quanto.

Pinguini Tattici Nucleari: “70 Volte”

Voto: 6

Giocano da soli, preparando un medley che pesca a mani basse nella musica italiana di ogni tempo: “Papaveri e Papere” di Nilla Pizzi, “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli, “Gianna” di Rino Gaetano, “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri, “Una musica può fare” di Max Pezzali, “Salirò” di Daniele SIlvestri, “Sono solo parole” di Noemi e “Rolls Royce” di Achille Lauro. Si poteva fare di più, così è una semplice sequenza di brani dagli arrangiamenti uniformanti.

Enrico Nigiotti e Simone Cristicchi: “Ti regalerò una rosa”

Voto: 4,5

Con questo brano a metà fra il cantato e la recitazione, Cristicchi ha vinto Sanremo nel 2007. Tredici anni dopo, l’intensa lettera in cui Antonio, paziente di un manicomio, scrive alla sua amata Margherita, non riceve molto di più dall’aggiunta di Nigiotti. Un’occasione sprecata.

Giordana Angi e Solis String Quartet: “La nevicata del ’56”

Voto: 7

Uno dei tanti, straordinari brani di Mia Martini, portato a Sanremo nel 1990, l’anno in cui i Pooh trionfano con “Uomini Soli”. A Mimì la consolazione del premio della critica. Bello ma non così distante dall’originale l’arrangiamento, cucito sull’intensità della voce della Angi.

Le Vibrazioni e I Canova: “Un’emozione da poco”

Voto: 4

Nel 1978, la debuttante 17enne Anna Oxa conquista il secondo posto sul palco dell’Ariston con un brano scritto per lei da Ivano Fossati. Fra tutte le versioni in cui è stata riproposta nel tempo, questa “inacidita” non è delle migliori.

Diodato e Nina Zilli: “24 mila baci”

Voto: 6,5

Al Festival di Sanremo 1961, il debuttante Adriano Celentano e Little Tony arrivano secondi con un brano che segnerà letteralmente un’epoca, aprendo la strada anche in Italia al rock’n’roll. Curiosa l’interpretazione di Diodato e Nina Zilli, che se ne appropriano giocando sulla velocità del brano.

Tosca e Silvia Perez Cruz: “Piazza Grande”

Voto: 8

Quarto a Sanremo 1972, l’intenso e tristissimo brano di Lucio Dalla racconta di un “bohémien” che vive in piazza Maggiore, a Bologna. Diventerà un classico senza tempo della musica leggera italiana. Quella di Tosca e Silvia Perez Cruz è una versione spagnoleggiante, in cui le due lingue si alternano creando intarsi vocali suggestivi. Fra le migliori cover della serata.

Rita Pavone e Amedeo Minghi: “1950”

Voto: 4

Nel 1993, uno dei migliori brani di Amedeo Minghi, intenso ritratto di un amore nell’Italia del dopoguerra, ebbe scarso successo, finendo ultima in classifica. Per contro, sarebbe diventata una canzone fra le più celebri e amate. Copia conforme all’originale, con l’aggiunta della voce della Pavone: tutto molto bello, ma un po’ di pigrizia in meno non sarebbe stata male.

Achille Lauro e Annalisa: “Gli uomini non cambiano”

Voto: 7

Ancora Mia Martini, in un brano fra i più amati della sua produzione che conquista il secondo posto a Sanremo 1992. Racconta l’amara delusione che si può provare incappando in amori deludenti e inutili: si scoprirà solo anni dopo che non era solo un brano, ma il racconto dei tormenti interiori della povera  Mimì. La “strana coppia”, con Achille Lauro in versione Bowie-Ziggy Stardust, si affida alla voce di Annalisa per portare a casa una versione decisamente riuscita.

Bugo e Morgan: “Canzone per te”

Voto: 4

Con questo brano, Sergio Endrigo trionfa al Festival 1968: racconta di un amore finito ma così vero che non si può dimenticare, e soprattutto impedisce di innamorarsi di nuovo. Peccato che Morgan e Bugo pasticcino un po’ fra loro su tempi, intonazioni e ingressi, rovinando anche le migliori intenzioni.

Irene Grandi e Bobo Rondelli: “La musica è finita”

Voto: 8

C’erano Franco Califano, Nisa e Umberto Bindi dietro ad un brano portato da Ornella Vanoni al Festival del 1967. Brava Irene a ricalcare le intonazioni originali della Vanoni, mentre il contrappunto della voce bassa e quasi recitata di Rondelli dà spessore al brano. Un posto nella classifica dei migliori.

Piero Pelù: “Cuore matto”

Voto: 7,5

Il più grande successo di Little Tony, finito al decimo posto del Festival anno di grazia 1967, è perfetto per l’anima dura da rocker di Pelù. Versione energica, con spreco di chitarre e distorsori.

Paolo Jannacci, Francesco Mandelli e Daniele Moretto: “Se me lo dicevi prima”

Voto:

Un brano di Enzo Jannacci, quando mescolava la professione di medico alla musica che gli scorreva nelle vene: senza retorica e con molta ironia si parla di tossicodipendenza, e il brano finì al 17esimo posto del Festival 1989. Suo figlio gli rende giustizia con un siparietto teatrale affiancato da Mandelli.

Elettra Lamborghini e Myss Keta: “Non succederà più”

Voto: 4

Un “avvertimento” lanciato da Claudia Mori, presentato fuori gara all’edizione 1982 del Festival, e diventato il 45 giri più venduto, brani di Sanremo compresi. Senza il coro che la guida, Elettra sembra faticare a cantare roba non sua, e anche Myss Keta vacilla.

Francesco Gabbani: “L’Italiano”

Voto: 6

Non c’è angolo di mondo dove non conoscano il brano di Toto Cutugno, simbolo assoluto dell’italianità, anche se con un testo che straripa di luoghi comuni, quelli con cui gli stranieri ci etichettano da sempre. Presentata a Sanremo 1983, finì quinta in classifica. Pane per i denti di Gabbani, vestito da astronauta e con il tricolore in mano: si attiene all’originale, e basta già.

GLI OSPITI

Alessandra Amoroso, Gianna Nannini, Emma, Elisa, Laura Pausini, Fiorella Mannoia e Giorgia lanciano “Una, nessuna e centomila”, il mega-concerto per raccogliere fondi da donare ai centri anti-violenza, in programma il prossimo 19 settembre all’Arena Campovolo di Reggio Emilia.

Con molte meno guance all’attivo, Gary Barlow era stato definito il “cicciobombo dei Take That” in una celebre canzone di Elio e Le Storie Tese. Ma questo è l’anno dello scozzese Lewis Capaldi, che si toglie perfino lo sfizio di presentarsi sul palco con la voce ridotta al minimo mentre canta “Before you go” e “Somebody you loved”, due successi planetari.

Annunciato con grande enfasi e seguito addirittura da una banda, Roberto Benigni giustifica i 300mila richiesti come cachet (pare), prendendo possesso dell’Ariston per 40 minuti con un monologo dedicato al “Cantico dei cantici”, un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, la “prima canzone della storia”.

Mika è un figlio del mondo, ma l’Italia ha un posto speciale nel suo cuore con valigia: quando glielo propongono torna sempre con piacere. Il regalo ai fan italiani è una carrellata di alcuni dei suoi successi, accompagnato da un corpo di ballo/coro gospel, ma soprattutto un’intensa interpretazione di “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio de André.

Se Fiorello si è preso un giorno di riposo, Tiziano Ferro è ligio al suo dovere di ospite fisso: canta “In mezzo a questo inverno” e la nuova “Amici per errore”.

LA CLASSIFICA DELLA SERATA

1. Tosca

2. Piero Pelù

3. Pinguini Tattici Nucleari

4. Anastasio

5. Diodato

6. Le Vibrazioni

7. Paolo Jannacci

8. Francesco Gabbani

9. Rancore

10. Marco Masini

11. Raphael Gualazzi

12. Enrico Nigiotti

13. Rita Pavone

14. Irene Grandi

15. Michele Zarrillo

16. Achille Lauro

17. Levante

18. Giordana Angi

19. Elodie

20. Alberto Urso

21. Junior Cally

22. Riki

23. Elettra Lamborghini

24. Bugo e Morgan

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