La notte di Diodato

| Il cantautore pugliese, dato tra i favoriti dall段nizio, trionfa alla 70esima edizione del Festival della Canzone Italiana. Lotta serratissima con Francesco Gabbani, al secondo posto, e al terzo la sorpresa dei Pinguini tattici Nucleari

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La notte di Diodato
da Sanremo Germano Longo

È andata come previsto: lo dicevano in tanti dall’inizio, cinque giorni fa. Per Antonio Diodato, valdostano di nascita, tarantino di crescita e romano d’adozione, è la consacrazione di una carriera in crescita costante, l’ingresso nel ristretto elenco delle voci più interessanti e promettenti della musica italiana. Fra rap, pagliacciate, look improbabili, polemiche, litigi e psicanalisi, ha trionfato con “Fai rumore”, semplicemente la sofferenza di un amore al capolinea, raccontato con un pizzico di malinconia e un sapiente soffio di romanticismo. Tormenti di cuore che da 70 anni riempiono il palco e le classifiche dell’Ariston.

Dietro di lui Francesco Gabbani, che dopo due vittorie sfiora l’amplein fermandosi al secondo posto. Al terzo posto i Pinguini Tattici Nucleari, vera rivelazione del Festival, una band bergamasca indie rock che deve il nome ad una birra prodotta in Inghilterra.

Premio della critica “Mia Martini” assegnato dalla sala stampa “Roof Ariston” e dalla sala stampa “Lucio Dalla” a Diodato, premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo a Rancore, premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale assegnato a Tosca. Premio “TIM Music” per il brano più ascoltato in streaming a Francesco Gabbani.

SANREMO FIGHT CLUB

A parte il suicidio di Tenco e le tutine di Achille Lauro, mai a Sanremo si erano vissuti attimi di smarrimento come per il clamoroso caso dell’unica coppia artistica in gara, Morgan e Bugo. Per tutto il giorno, in Italia non si è parlato d’altro, scoprendo ad ogni ora nuovi dettagli che danno la dimensione dello psicodramma, andato in scena fra l’Ariston e il Palafiori, location del DopoFestival. Chi avrà ragione non si saprà forse mai, a patto che da domani ci importi qualcosa saperlo.

VALLETT LEGACY

Mara Venier non può essere una valletta: primo, per motivi anagrafici, secondo, perché è una signora di una tivù magari un po’ caciarona e paesanotta, ma oggi va così. Zia Mara in realtà ne approfitta per acclimatarsi: fra qualche ora sarà lei a prendere possesso dell’Ariston con “Domenica In”, che tradizionalmente chiude ogni edizione.

Poi la renuion delle vallette delle quattro serate precedenti: Diletta Leotta, che finalmente mostra qualche centimetro di epidermide in più, e sperano tutti che almeno stasera rinunci ai monologhi sulla sua bellezza come quello dell’altra sera. Che per inciso nessuno ha ancora capito, neanche sua nonna citata più volte, che era in sala. Diletta, a notte fonda, sfodera la carica sexy, mostra il celebre vitino da vespa e omaggia la sua Sicilia con un mash-up fra Lose Yourself di Eminem e Ciuri Ciuri, un classico della canzone popolare.

Quindi Sabrina Salerno, a ricordarci ancora una volta che gli anni Ottanta erano l’altro ieri: insieme a Fiorello e Amadeus ringrazia Claudio Cecchetto, il padre putativo di una generazione di DJ diventati conduttori e presentatori. Catapultata dal lontano 1987, Sabrina “boom boom” Salerno si prende l’Ariston tornando negli stessi abiti di allora per riproporre un nuovo arrangiamento di “Boys boys boys”, il suo successo più grande, un brano riempipista, come si diceva allora.

Francesca Sofia Novello ha convinto tutti per la bellezza, ma lasciato perplessità per l’imbarazzo e l’impaccio che non è riuscita a superare. 

LA SERATA

E va bene, dai: “l’Italia s’è desta”. Sanremo non è che lo specchio di questo Paese, in cui si litiga e non c’è mai nessuno che ha torto. Per cui va benissimo la banda dei Carabinieri che per celebrare i 100 anni dell’Arma intona l’Inno di Mameli mentre dalle scale scende capitan Amadeus, che sicuramente rivedremo anche il prossimo anno. Sanremo non può essere diverso dal resto: ci si mena, e a volta qualcuno se ne va sbattendo la porta, come a Montecitorio, come nelle riunioni di condominio, come in coda all’ufficio postale il giorno delle pensioni e un solo sportello aperto.

Una sola consolazione per la finale, lanciata verso la quinta nottata consecutiva: da 24, i cantanti in gara sono diventati 23. Circa quattro minuti di sonno in più guadagnati. A guidare la classifica prima dei verdetti definitivi è Diodato, seguito da Gabbani e Le Vibrazioni: gli altri a seguire.

Michele Zarrillo, “Nell’estasi o nel fango”

Voto: 6

Con tutto quello che è successo, è passato quasi inosservato. Peccato, perché come sempre ce la mette tutta e questa volta ha perfino tentato di cambiare le sonorità a cui ci aveva abituato.

Elodie, “Andromeda”

Voto: 7

Sarà una hit, l’hanno capito in tanti, forse uno dei pochi brani che, esaurita la sbornia sanremese, svetterà nelle classifiche dei download. Lei, per di più, è un gran bel vedere.

Enrico Nigiotti, “Baciami Adesso”

Voto: 6,5

Le sue lamentele, per essere passato ad ore in cui solo le infermiere di guardia potevano vederlo, si è persa nel nulla: rispetto a tutto il resto, era un innocente gavettone che si è asciugato poco dopo.

Irene Grandi “Finalmente io”

Voto: 7

Consapevole di non avere alcuna speranza di avvicinarsi alla finale, Irene se la prende comoda, e in fondo la lontananza dalla classifica che conta le toglie ogni inibizione. Ha l’aria di chi sta divertendo, non capita spesso sul palco di Sanremo.

Alberto Urso “Il sole ad est”

Voto: 4,5

In mezzo a tutti sti’ casini, il “tenorino” se n’è stato buono e bravo nell’angolino che gli era stato assegnato. Dalle ultime posizioni non si è mai mosso, una più una meno, ma va bene così: ha tempo di rifarsi.

Diodato “Fai rumore”

Voto: 8

Si è goduto l’illusione di Gabbani di farcela ancora una volta, per poi passarlo sul finale, quando già si vedeva la linea d’arrivo.

Marco Masini “Il confronto”

Voto: 6,5

Il brano è bello e intenso come sempre, ma non è stato capito fino in fondo. Potrebbe risalire qualche posizione, ma difficilmente salire sul podio.

Piero Pelù “Gigante”

Voto: 7,5

Il rock per il nipotino piace, non si sa perché è rock o perché i nipotini inteneriscono. Piero si gode dall’inizio le posizioni alte, non altissime, ma è una spina nel fianco e un artista che si diverte a giocare da outsider.

Levante “TikiBomBom”

Voto: 7,5

Pezzo coraggioso per Sanremo, che ad ogni ascolto convince un po’ di più. Coraggioso anche il look, sobriamente sexy.

Pinguini Tattici Nucleari “Ringo Starr”

Voto: 6,5

Sono la vera sorpresa del Festival, gli outsider che al debutto si tolgono il capriccio di infastidire i nomi che contano puntando in alto.

Achille Lauro, “Me ne frego”

Voto: 4,5

Quarto e ultimo costume per Achille, che sceglie Elisabetta I Tudor, con tanto di cofana cotonata. Non si sa se per la scelta dei look o la qualità del brano, ma al massimo dell’estensione è arrivato a metà classifica.

Junior Kelly, “No grazie”

È evidente, “No grazie” gliel’hanno detto le giurie. Arriva alla finalissima in ultima posizione: non che questo significhi per il prosieguo della carriera, vedi alla voce Vasco e Zucchero.

Raphael Gualazzi, “Carioca”

Voto: 6,5

Una boccata di ritmo energico e a tratti indiavolato sull’aria pesante che aleggia sul Festival. Non un brano nato per vincere, ma per ribadire che Raphael è un raffinato talento musicale che vale la pena di vedere dal vivo. Lo accompagnano due bambini genovesi di 6 anni, Chiara e Lorenzo, ballerini professionisti.

Tosca, “Ho amato tutto”

Voto: 8

Una grande voce per un brano che la sa esaltare: Tosca è brava, intensa, credibile nella sofferenza che diluisce di strofa in strofa. Dopo aver vinto la serata delle Cover, spera nel colpaccio.

Francesco Gabbani, “Viceversa”

Voto: 7,5

Gabbani ha trovato la formula giusta per fare colpo sulle giurie di Sanremo: l’ha vinto nel 2016 come Nuova Proposta e l’anno dopo come Big. Ora sogna il triplete.

Rita Pavone, “Niente (Resilienza 74)”

Voto: 7

La grinta, intatta, non è bastata per consacrarne il ritorno, a mezzo secolo di distanza dall’ultima volta.

Le Vibrazioni, “Dov’è”

Voto: 7

Un bel brano che funziona, per di più accompagnato dall’orchestra diretta dal maestro Peppe Vessicchio, uno degli eroi della platea dell’Ariston. Veleggiano nelle zone alte della classifica fin dall’inizio.

Anastasio, “Rosso di rabbia”

Voto: 7

Neanche il successo gli ha tolto la rabbia di testi che feriscono: un monologo serratissimo che è un elenco di cio che non va in questo mondo.

Riki, “Lo sappiamo entrambi”

Voto: 4,5

Era arrivato a Sanremo fra i favoriti, ma non si è mai allontanano dal fondo della classifica. Anche lui ha provato a montare la sua personale polemica, chiedendosi chi sono i 300 giurati della giuria demoscopica.

Giordana Angi, “Come mia madre”

Voto: 5

Scoperta da Tiziano Ferro nel vivaio di “Amici”, metà francese e metà italiana, si ispira a Rihanna e Drake, ma per il debutto a Sanremo ha scelto un brano dedicato alla mamma che non è mai decollato in classifica.

Paolo Jannacci, “Voglio parlarti adesso”

Voto: 6,5

La ninna nanna per la sua bambina è struggente e “sanremese”, senza le influenze e le venature jazz che Paolo ha ereditato da suo padre Enzo. Orbita fin dall’inizio verso la metà della classifica.

Elettra Lamborghini, “Musica (e il resto scompare)”

Voto: 4

Con l’uscita di scena di Morgan e Bugo, le tocca l’ultimo posto in classifica. Ma non sperava in molto di più: Sanremo è il modo per sdoganarsi da “YouTube” al grande pubblico. Look generosamente “hot” con tetta a sorpresa e twerking finale in omaggio.

Rancore, “Eden”

Voto: 

L’ultimo rap del Festival arriva all’1 di notte. Ma ormai è tardi, tutti aspettano solo che Amadeus annunci la classifica.

GLI OSPITI

Cristiana Capotondi, in veste non di attrice ma di vicepresidente della Lega Pro di Calcio: dopo Ronaldo, a Sanremo torna il mondo degli eroi della pedata. Ma per l’edizione che celebra i 70 anni del Festival, non poteva mancare Gianni Morandi, che sull’Ariston ci è salito da artista, vincitore e alla fine l’ha pure condotto.

Tiziano Ferro chiude cinque sere intense all’Ariston con un monologo dedicato ai suoi 40 anni, conditi da una felicità faticosamente conquistata. Ma sono solo poche frasi, perché tanto quello che ha da dire, lo dice perfettamente con “Alla mia età” e una tripletta di successi.

Sono passati cinque anni dall’ultima volta di Biagio Antonacci a Sanremo: voluto da Amadeus, presenta “Ti saprò aspettare”, inedito tratto dall’ultimo album, e un medley di alcuni dei suoi successi: “Iris”, “Quanto tempo ancora” e “Liberatemi”.

Mancano pochi minuti alle 2 del mattino quando Ivan Cottini, ballerino malato di Sla, si esibisce sul palco strappando un lungo applauso alla platea, ormai sfinita dall’orario. Finito? Ci mancherebbe. Cristian De SicaPaolo RossiAngela Finocchiaro e Massimo Ghini, più il loro manager Diego Abatantuono, negli improbabili panni dei “Pop Corn”, reunion forzata di una band protagonista di “La mia banda suona il pop”, il nuovo film di Fausto Brizzi.

È notte fonda quando il carrozzone del Festival assesta gli ultimi colpi: il lancio di un film omaggio ad Alberto Sordi, con Edoardo Pesce, e un finale in grande stile con il tenore Vittorio Grigolo, che dopo “E lucean le stelle” di Puccini svolta improvvisamente verso un medley degli intramontabili Queen. La perfidia sfiora limiti da appello ai diritti umani violati quando invece di annunciare i vincitori, alle 02:20 del mattino, Amadeus cede il palco ai Gente de Zona: brani ed energici, ma non a quest’ora.

CLASSIFICA GENERALE

La classifica finale, architettata con un diabolico meccanismo che confonde: mentre dal 4 al 23esimo posto le posizioni non cambia più, per i tre finalisti non viene svelato il voto finale. Si azzera tutto e si apre il televoto.

4. Le Vibrazioni

5. Piero Pelù

6. Tosca

7. Elodie

8. Achille Lauro

9. Irene Grandi

10. Rancore

11. Raphael Gualazzi

12. Levante

13. Anastasio

14. Alberto Urso

15. Marco Masini

16. Paolo Jannacci

17. Rita Pavone

18. Michelle Zarrillo

19. Enrico Nigiotti

20. Giordana Angi

21. Elettra Lamborghini

22. Junior Kelly

23. Riki

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