Tanta storia (e un po' di noia)

| La reunion dei Ricchi & Poveri, i 20 anni di Gidi D'Alessio, la vendetta postuma di Zucchero, la forza di Massimo Ranieri. Forse perché la canzoni in gara convincono poco, il Festival si riempie di ospiti

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Tanta storia (e un po di noia)
da Sanremo: Germano Longo

Al di là delle canzoni, piuttosto impalpabili, dell’emozionante monologo di Rula Jebreal, e l’emozione “emozionante” di Tiziano Ferro, ciò che resterà impigliato dell’edizione 2020 è la tutina di Achille Lauro. Un gesto che secondo l’artista voleva rifarsi a San Francesco, salvo poi aggiungere che la tuta aderente e lunga fino al ginocchio è griffata “Gucci”. Secondo i commenti social un po’ David Bowie, un po’ Freddie Mercury e un po’ Renato Zero: per altri un po’ una cretinata, semplicemente.

La giornata si è aperta con la consueta conferenza stampa dei vertici Rai e il solfeggio dei numeri, ogni anno più “strabilianti” dei precedenti: 10 milioni e 58mila spettatori, 52,2% di share. Siparietto “piccato” fra Fiorello e Claudio Fasulo: fra i due non corre buon sangue, tentano di nasconderlo ma si capisce.

Fuori, per le strade di Sanremo, il delirio è ormai peggio del coronavirus: nulla sfugge al Festival. la statua del povero Mike Bongiorno è meta di selfie-souvenir, le vetrine dei negozi si trasformano in palchi improvvisati o postazioni per emittenti di tutt’Italia, e perfino i negozi non resistono: una pasticceria non distante dall’Ariston ha inventato i 45 giri di cioccolato fondente (o al latte), con tanto di etichetta in cioccolato bianco. A Casa Sanremo, l’hospitality del Festival, va in scena l’italica gara per avere il pass: io sono, mi manda, controlli bene, mi fa parlare con qualcuno che conta più di lei. Tutto questo per scoprire che dentro, rullo di tamburi, non c’è niente: una lounge con divanetti dove è possibile bere un cocktail o un caffè. Ogni tanto spunta un ospite, per il resto si sonnecchia.

Vallettopoli, capitolo 2

Il messaggio è ormai chiaro: andare al Festival per dire “Dirige l’orchestra, canta”, non è più riduttivo, anzi, un passaggio obbligato. Non si spiega altrimenti la presenza di Emma D’Aquino e Laura Chimenti, due volti del TG1 serale, decisamente scafate davanti alle telecamere per andare lisce come l’olio. L’unico appunto è che le loro voci sono le stesse di quando annunciano che l’Iran ha bombardato una base americana, o che il coronavirus è ormai un’emergenza mondiale o ancora che Trump è stato assolto dall’impeachment. Ci si aspetta un disastro, non sapere chi dirige l’orchestra.

Poi tocca a Sabrina Salerno, che trent’anni fa era celebre per le “tette” bumbastiche, e a 51 anni suonati, con un figlio e un marito, dimostra che è ora di dare una rinfrescata alle leggi della fisica: perché le tette sono ancora lì, in perenne sospensione e in procinto di strabordare, e il generoso spacco dimostra che anche il resto si è mantenuto come nei ricordi dei giovani anni Ottanta.

LA SERATA

È ancora Fiorello a sbancare, scendendo le scale vestito come Maria De Filippi. Potrebbe tenere in piedi la serata da solo fino a notte fonda, chissà perché insistono con le canzoni. Bah.

Come la sera prima per Jessica Notaro, anche Fiorello porta il suo brano inedito: “La classica canzone di Sanremo”, neanche Elio e le Storie Tese ci avevano mai pensato.

LA SFIDA DELLE “NUOVE PROPOSTE”

È di nuovo ora di mandare a casa due giovani: di fronte il due Gabriella Martinelli-Lula contro Fasma, e subito dopo Marco Sentieri e Matteo Faustini. Curioso: è più facile che siano loro a strappare i voti più alti e i giudizi migliori, rispetto ai “Big” che sembrano annaspare senza idee, affidandosi ai look più che a testi e melodie.

Gabriella Martinelli e Lula “Il gigante d’acciaio”: 7,5

Il gigante d’acciaio è l’Ilva di Taranto e il duo composto da Gabriella Martinelli, 33 anni, e la polistrumentista Lula (Lucrezia Barker di Fiandra), di 24, è potente, rockeggiante, intenso, cattivo. Forse troppo, visto che la loro corsa si ferma ingiustamente qui.

Fasma “Per sentirmi vivo”: 7

Nome d’arte di Tiberio Fazioli, 23enne romano (Fasma è l’abbreviazione di fantasma): rock e pop con abbondante uso di autotune e base campionata. Un crescendo che ancora una volta sfocia in una venatura rock non troppo arrabbiata. Come le giurie di Sanremo, che lo mandano in semifinale.

Marco Sentieri “Billy Blue”: 6,5

Arriva da Casal di Principe, dove crescere pensando alla musica non è semplice. Billy Blu è un bullo a cui il testo si rivolge direttamente: un apologo scandito dal rap, un po’ didascalico e a tratti moralistico, ma piacevolmente confezionato. È lui a spuntarla.

Matteo Faustini “Nel bene e nel male”: 

Maestro elementare bresciano, 25 anni, parla d’amore ma senza scadere nelle banalità: oscilla tra rap e pop con un’interpretazione intensa, ma per lui non è serata.

I 12 CAMPIONI

Piero Pelù, “Gigante”: 7

Il gigante è lui, Pelù, 58 anni, l’ultimo dei rocker arrabbiati, diventato nonno di recente e come tutti i nonni, completamente intontito. Certo, sotto il costume di Babbo Natale dopo 40 anni di carriera batte sempre un cuore rock, e anche per l’arrivo del “piccolo Buddha” che tutto può, Piero non cambia.

Elettra Lamborghini “Musica (e il resto scompare)”: 6

Socialite, ereditiera, cavallerizza e cantante, debutta all’Ariston portando la sua dance dal sapore ispanico, mostrando anche un principio di “twerking”, il ballo che fa tremare la natiche. E siccome conta il ritmo più che il messaggio, non è che il testo affondi molto: “Esta es la historia de un amor”, tanto per dire.

Enrico Nigiotti “Baciami adesso”: 5

È uno dei sex symbol del Festival, ma continua a cantare di pene d’amore o, peggio ancora, di mancanza assoluta: è il mondo che ormai va al rovescio. Però “Nigio” è bravo e intenso, crescerà.

Levante, “Tikibombom”: 7,5

Considerata una delle cantautrici piò interessanti della nuova generazione, dopo 4 album di successo, debutta al Festival raccontando una galleria di personaggi “invisibili”, quelli ai margini della società.

Pinguini Tattici Nucleari, “Ringo Starr”: 7,5

La simpatica band bergamasca che ha il nome di una birra ad altra gradazione, dedica un brano al leggendario batterista dei “Fab Four”. Ma in pratica, è una sorta di rilettura della vita da mediano: “In un mondo di John e Paul io sono Ringo Starr”. Una lezione di vita, perché si può vivere anche come personaggio di seconda fila. Bravi.

Tosca, “Ho amato tutto”: 6

Ennesimo bilancio di una vita filtrato sulle sette note: l’abbiamo detto, a Sanremo è l’anno della psicanalisi. Certo, Tosca – che a Sanremo ha vinto nel 1996 con Ron (Vorrei incontrarti tra trent’anni) - ci dà un po’ dentro, finendo per esagerare: “Perché amarsi è stracciarsi la pelle e volersela scambiare”. Su, vedrai che passa tutto.

Francesco Gabbani, “Viceversa”: 6,5

Anche lui Sanremo l’ha vinto, nel 2017, ballando con una scimmia finta in “Occidentali’s Karma”. Questa volta, senza rinunciare ai calembour tipici dei suoi testi, parla di un amore: “Sei tu che mi fai stare bene quando sto male, e viceversa”. Simpatico e sfrontato, il “fischio” del ritornello è destinato a farci compagnia nei mesi a venire.

Paolo Jannacci, “Voglio parlarti adesso”: 6,5

DI padre in figlio, oggi tocca a Paolo, che ha preso il posto del grande Enzo, dedicare un’intensa “ninna nanna” alla sua bambina prima che sia tardi e il tempo l’allontani verso la vita. Un po’ come avevano fatto gli “Stadio” nel 2016.

Rancore, “Eden”: 4,5

Lo scorso anno era al fianco di Daniele Silvestri, questa volta Rancore, nome d’arte del 30enne Tarek Iurcich, tenta da solo di riavvolgere il nastro dell’umanità partendo dalla mela del peccato originale. Ed è mela ovunque.

Junior Cally, “No grazie”: 4

Il trapper romano (per l’Ariston senza la maschera antigas), ha impersonato una delle polemiche più accese della vigilia, e lui si toglie perfino lo sfizio di parlare di politica, unico a farlo in mezzo a storie d’amore che fanno soffrire/patire/penare.

Giordana Angi, “Come mia madre”: 6

Arriva pere tutti, il tempo in cui la mamma resta una delle poche certezze della vita: l’unica sempre pronta a intervenire, anche se vecchia e un po’ dimenticata. Commuoversi è lecito, e qualche banalità del testo passa oltre.

Michelle Zarrillo, “Nell’estasi o nel fango”: 5,5

Meglio di lui, quest’anno non ha fatto nessuno: 13esima volta al Festival e tanti complimenti, per certe prove della vita ci vuole più di un fisico bestiale. È l’ultimo a salire sul palco, a notte fonda, e ancora una volta racconta il bilancio di una vita. Sarà l’ora, ma il pezzo non decolla.

GLI OSPITI

Fresco degli “Australian Open”, numero uno al mondo della classifica ATP, Novak Djokovic è un regalo di Fiorello al Festival (sono molto amici). Duetto divertente, ma siamo alle solite: per quale motivo i tempi del Festival devono dilatarsi fino a fare notte fonda ogni volta, è un mistero insondabile.

Tiziano Ferro, insieme a Fiorello l’unico ospite fisso, questa volta se la vede con Massimo Ranieri. Passato e presente dell’Italia canzonettara, come mettere di fronte Immobile e Paolo Rossi: sulla carta non c’è storia per fiato e gambe, ma il mestiere fa sempre la differenza.

Toccante la presenza di Paolo Palumbo, l’ex chef 22enne di Oristano affetto da Sla che insieme a Kumalibre e Andrea Curti alla direzione dell’orchestra, ha portato l’intensa “Io sono Paolo”: “Voglio cantare a Sanremo, voglio essere scomodo ma efficace”. Tutto il resto, di fronte a tanto coraggio, non esiste più.

Ma il vero momento clou dell’intera serata, com’era stato per Albano e Romina, è l’ennesima riesumazione in musica, quella dei Ricchi e Poveri, che dopo 40 anni di vite separate tornano nella formazione originale: Angela Brambati, Marina Occhiena, Franco Gatti e Angelo Sotgiu, gli Abba italiani. “Eravamo partiti in quattro, poi la vita ci ha separato, ma era giusto tornare in quattro: l’amicizia è uno dei pochi valori che ci resta in questa Italia sgangherata”. Niente da aggiungere: giù i cappelli.

Standing ovation per Zucchero, che alla faccia del penultimo posto rimediato nel 1982 al debutto (l’ultimo era stato Vasco, quando si dice lungimiranza…), torna a prendersi la rivincita con gli interessi maturati e tanto di rivalutazione monetaria: come super ospite.

Arriva anche Gigi D’Alessio, per celebrare 20 anni dal suo primo successo, “Non dirgli mai”, che ai tempi i Pooh trovavano molto, forse troppo simile ad un loro brano: “Quando lui ti chiederà di me”.

LA CLASSIFICA DELLA SERATA

1. Francesco Gabbani

2. Piero Pelù

3. Pinguini Tattici Nucleari

4. Tosca

5. Michele Zarrillo

6. Levante

7. Giordana Angi

8. Paolo Jannacci

9. Enrico Nigiotti

10. Elettra Lamborghini

11. Rancore

12. Junior Cally

LA PRIMA CLASSIFICA GENERALE

1. Francesco Gabbani

2. Le Vibrazioni

3. Piero Pelù

4. Pinguini Tattici Nucleari

5. Elodie

6. Diodato

7. Irene Grandi

8. Tosca

9. Michele Zarrillo

10. Levante

11. Marco Masini

12. Alberto Urso

13. Giordana Angi

14. Raphael Gualazzi

15. Anastasio

16. Paolo Jannacci

17. Achille Lauro

18. Enrico Nigiotti

19. Rita Pavone

20. Riki

21. Elettra Lamborghini

22. Rancore

23. Bugo e Morgan

24. Junior Cally

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