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| Il nuovo film di Muccino, il nuovo singolo di Albano e Romina, il ritorno di Fiorello, Diletta Leotta castigatissima, Rula Jebreal intensa. Ah, è vero: a Sanremo c’erano anche le canzoni (a cui abbiamo dato i voti)

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da Sanremo: Germano Longo

In una Sanremo battuta dal vento e dal sole, ma soprattutto blindata come un checkpoint in zona di guerra, fra metal detector, perquisizioni, cinofili e artificieri, la 70esima edizione ha preso il via. Sanremo, intesa come ridente città ligure, stringe le spalle: per cinque giorni all’anno, più collaterali, la musica cambia. Anzi, la musica si prende tutto.

Le due sale stampa straripano: secondo i dati ufficiali, ben 1.271 giornalisti sono pronti a parlare del “primo Festival secondo Amadeus”, e se la maggior parte è rappresentata da italiani, non mancano 81 inviati di 48 testate straniere e 50 di emittenti di 27 paesi diversi. Neanche la Brexit aveva tirato tanto.

L’asso nella manica, la certezza sempiterna degli ascolti, è sempre e solo uno: Fiorello. Quando lui spunta, visto che è così restio a farlo, l’auditel si impenna. È l’arma segreta di Amadeus, che lo manda in avanscoperta a giocare con pubblico e le parole come solo lui sa fare.

Vallettando qua e là

Due parole sulla vallette: chi si aspettava una replica della leggendaria “farfallina” di Belen è rimasto deluso: Diletta Leotta vive strizzata in abiti attillatissimi, ma per Sanremo hanno pensato a lei come “Barbie al diciottesimo della sua migliore amica”. La giornalista Rula Jebreal, la presenza più contestata del Festival 2020, rinuncia alle polemiche e affonda solo per denunciare la violenza sulle donne. “Le scale più importanti della mia vita non sono quelle di Sanremo, ma quelle della scaletta dell’aereo che a 20 anni mi ha portata in Italia”, più chiaro di così, difficile esserlo.

LA SERATA

La scaletta è lunga: 12 Big, 4 Nuove Proposte, più ospiti, pubblicità e ammennicoli vari. Mettetevi comodi e state pronti alla frase magica di ogni Festival: “dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio”. Una delle poche certezze che restano a questo paese.

LA SFIDA DELLE “NUOVE PROPOSTE”

Tanto per scaldare l’ambiente, quest’anno si inizia con la sfida secca fra le “Nuove proposte”: iniziano in quattro, uno contro l’altro, e dopo l’altra sfida di domani sera, più il passaggio della semifinale, “ne resterà soltanto uno”. Onore al merito: saranno anche giovani, ma nessuno sembra impaurito o imbarazzato dall’Ariston e dalla diretta. L’apertura tocca a Eugenio in Via di Gioia contro Tecla, e Fadi opposto a Leo Gassman.

Eugenio in Via di Gioia “Tsunami”

La band torinese, sulla scia del successo de “Lo Stato Sociale” e la loro “vecchia che balla” di due edizioni fa, gioca all’elettropop con un testo fresco, infarcito di problemi quotidiani: andava ascoltato di più, difficile fosse capito al volo, tant’è vero che i torinesi tornano a casa. Per fortuna loro non è un viaggio così lungo.

Tecla “Otto marzo”

Tecla Marianna Insolita all’anagrafe, 16 anni, vincitrice di “Sanremo Young”, debutta con un brano dedicato alle donne. Bella voce e melodia perfetta per l’Ariston, ma qualche caduta di banalità e retorica nel testo. Si poteva fare di più, ma le basta per andare in semifinale.

Fadi “Due noi”

L’italo-nigeriano con accento romagnolo, considerato una promessa del cantautorato italiano, parte con la sua chitarra per una ballad triste e malinconica che sembra prossima a decollare, ma resta ferma lì.

Leo Gassman “Vai bene così”

Il cognome lo precede, è inutile negarlo, e le polemiche di essere un raccomandato di ferro anche: figlio di Alessandro e nipote di Vittorio, ha abbandonato la strada familiare del cinema per assecondare la passione per la musica. Il brano in gara gli permette di mostrare una voce potente e una parola finale misteriosa: “asimbonanga”, termine zulù traducibile in “non lo abbiamo visto”. È lui ad approdare alla semifinale.

GLI 8 CAMPIONI

Irene Grandi “Finalmente io”: 7

Per la quinta volta al Festival, la terza in cui Vasco (con Gaetano Curreri degli “Stadio”), prende carta e penna per scriverle un pezzo. Secondo la stessa Irene, “Un brano che è po’ come guardarmi allo specchio per vedere chi sono: gli errori, i limiti, le mancanze. Ma poi arriva il riscatto: quello che mi concedo cantando”. Una sorta di psicanalisi pubblica, un selfie sincero con un inizio quasi recitato che poco dopo rockeggia. La frase da salvare: “Se vuoi fare sesso, facciamolo adesso”.

Marco Masini “Il confronto”: 6,5

Anche lui ne approfitta per fare un bilancio della sua vita: magari musicalmente alla fine mancherà qualcosa, ma almeno è il primo, vero Festival della psicanalisi. Masini ha sulle spalle 9 volte all’Ariston e 30 anni di carriera, con punte di rabbia (la memorabile “Vaffanculo” del 1993), e di dolore (“Perché lo fai”, 1991). Ma questa volta, come dire, niente di nuovo sotto il sole di Sanremo, neanche la barba da filosofo hypster.

Rita Pavone “Niente (Resilienza 74)”: 7

L’ultima volta che è salita sul palco stava per nascere il primo governo Andreotti, ed Eddy Merckx vinceva il suo terzo “Giro d’Italia”. Era il 1972. Il titolo del brano, scritto da suo figlio, è un neologismo, mentre il numero è la sua età. Ogni edizione del Festival è un po’ un “Jurassic Park”, ma questa volta ci hanno dato dentro con la genetica. Eppure l’ex Gianburrasca ha grinta da vendere e sfodera un brano che colpisce, alla faccia di chi non ci credeva.

Achille Lauro “Me ne frego”: 4,5

Sarà un caso, ma il salto generazionale è di quelli da dare le vertigini: dalla regina della “Pappa al pomodoro” al re di “Rolls Royce”. Vabbè, capita. Nel brano scelto per Sanremo, l’etereo rapper romano bofonchia di un amore tossico, tra frasi brevi e monosillabi. Per forza che lei se n’è andata, eddai.

Diodato “Fai rumore”: 6,5

Il ragazzo ci sa fare, e per lui, come raramente si vede, perfino la critica e il pubblico viaggiano in binario. La sua è una ballad che racconta la fine di un amore attingendo nella tradizione della canzone italiana: secondo i bookmaker potrebbe essere nella rosa dei primi tre, magari addirittura il vincitore assoluto. Ma per Sanremo poteva fare qualcosa di più.

Le Vibrazioni “Dov’è”: 5

Terzo Festival per la band milanese, ma quarto per il frontman Francesco Sarcina, che ha anche tentato la carta solista. Qualcuno dovrebbe mettersi d’impegno e contare i “Dov’è” che pronunciano a raffica. Perfino il traduttore nella lingua dei segni sembrava non sapere più che fare.

Anastasio “Rosso di rabbia”: 6,5

“E voi volete sapere dei miei fantasmi, c’ho 21 anni posso ancora permettermi di incazzarmi”. Basta la frase iniziale, su un potente riff di chitarra elettrica, per spiegare la rabbia e la forza prorompente di un rapper anomalo, impareggiabile a costruire testi che ad ogni battuta aprono ferite nuove. Viene dato dalle parti alte della classifica, anche se il brano sembra meno efficace del solito.

Elodie “Andromeda”: 5,5

Per la sua seconda volta all’Ariston, Elodie (ex modella, e si vede) si affida a Mahmood, il trionfatore dello scorso anno, ma se il brano è ballabile assai, il testo è al limite del decifrabile a cominciare dal titolo, una botta di cultura classica: Andromeda era la figlia di Cassiopea, condannata ad essere incatenata agli scogli e liberata da Perseo. E tutto questo per parlare di un amore, accidenti.

Bugo e Morgan “Sincero”: 7

La strana coppia, l’unica di questa edizione, porta all’Ariston uno dei pezzi che nei preascolti riservati alla stampa aveva convinto di più già al primo ascolto. Frizzante, scanzonato e interessante, si rifà a sonorità degli anni 90.

Alberto Urso “Il sole ad est”: 6,5

Messinese, 22 anni, campione in carica di “Amici”, l’immancabile “tenorino” che dev’esserci sempre canta il brano che potenzialmente potrebbe vincere, perché è perfetto per il Festival della Canzone Italiana. Si parla d’amore, ma a Sanremo non si fa altro da 70 anni a questa parte.

Riki “Lo sappiamo entrambi”: 5

Il linguaggio punta dritto alle giovanissime, il suo bacino d’utenza. Si parla di un amore al capolinea, va bene, ma il testo inciampa, e anche leggendolo più volte non è chiaro il senso.

Raphael Gualazzi “Carioca”: 6

Falsetti, elettronica, fiati, ritmo sudamericano, pianoforte in grande spolvero: lo stile di Gualazzi c’è tutto, anche al terzo Sanremo (uno fra i Giovani, e due con i Big).

GLI OSPITI

Tiziano Ferro che interpreta Modugno è una di quelle cose da raccontare ai nipotini, come la cometa di Haley e il palindromo “02.02.2020” di qualche giorno fa. Ci riprova con “Almeno tu nell’universo”, indimenticabile brano di Mia Martini che lo prende fino alla commozione.

È la canzone italiana che si perpetua, o forse il segnale che quella attuale è così insulsa da dover andare indietro nel tempo per avere qualcosa che si capisca senza bisogno di sottotitoli, con le vocali aperte e ben distese.

Albano e Romina, probabilmente da contratto, si portano appresso Romina Carrisi-Power, quartogenita della coppia, a cui spetta il compito di presentare i suoi genitori, che dopo anni di vita sulle pagine gossip, nel nome del bilancio familiare ogni tanto tornano a cantare insieme. E non basta, perché i due presentano pure un brano nuovo e inedito, a 25 anni dall’ultima volta. Sanremo è anche questo: un giudice civile che riesce a mettere pace fra coppie che in privato si tirano piatti e stoviglie. Sembra di tornare indietro nel tempo: lui ha la solita grande voce, e lei come sempre non ne ha. Ma a chi è mai importato?

Il cast di “A casa tutti bene”, il nuovo film di Gabriele Muccino: l’amicizia fra Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo, vista dall’adolescenza al resto dei guai della vita: i fallimenti, i sogni, le aspirazioni. Sul palco i protagonisti: Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria ed Emma Marrone. Cantano in coro “Tu come stai”, rievocando lo spettro di Baglioni sul palco dell’Ariston.

È ormai quasi l’una di notte quando Jessica Notaro, l’ex Miss Romagna 2007 sfregiata con l’acido dal fidanzato: per la prima volta, insieme all’amico Antonio Maggio, dopo anni di operazioni, processi e parole, Jessica mostra di avere anche una grande voce, ma soprattutto che la vita non è un gioco dove non è più possibile passare dal via: ricominciare si può, sempre.

LA CLASSIFICA

Dal suicidio di Tenco in poi, si affrettano sempre tutti a sottolineare più volte che la classifica “è provvisoria”, e tutto può ancora cambiare, perché andrà sommata a quella di domani. Ma insomma, qualcuno può iniziare a fare le valigie.

1. Le Vibrazioni

2. Elodie

3. Diodato

4. Irene Grandi

5. Marco Masini

6. Alberto Urso

7. Raphael Gualazzi

8. Anastasio

9. Achille Lauro

10. Rita Pavone

11. Riki

12. Bugo e Morgan

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