Città Metropolitana: opportunità o svantaggio per il nostro Canavese?

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Città Metropolitana: opportunità o svantaggio per il nostro Canavese?
Con accelerazioni atipiche per il nostro Paese, siamo arrivati, come da pianificazione, alla costituzione delle Città Metropolitane, soggetti Istituzionali previsti da molto, ma per i quali non era mai stata data attuazione. Questo, per il semplice fatto che si sia rispettata una tabella di marcia, dovrebbe già essere di per se un buon risultato.
 
Adesso abbiamo una legge, e come tale dobbiamo rispettarla cercando di valorizzarne i punti di forza e mitigarne le debolezze, anche, ma non solo, attraverso la definizione dello proprio Statuto. Facciamo una piccola premessa, riportando sinteticamente le perplessità che, in modo particolare per la tipicità del nostro territorio, tale norma ha sollevato. Partirei dal concetto stesso di Città Metropolitana, che come spesso accade, nel nostro Paese è stato leggermente travisato, per cui avremo più Città Metropolitane in Italia che in tutto il resto d'Europa, Londra vs Reggio Calabria.
 
Ma tant'è la legge esiste e va applicata, anche su un territorio come quello della Provincia di Torino che è un proliferare di tanti piccoli Comuni, con un perimetro territoriale che parte dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, tocca il Sestriere e la Val Susa, per convergere su Torino. In effetti risulta difficile rendere plastica l'immagine di un conglomerato urbano unico. Altre sono le obiezioni sollevate da alcuni colleghi Sindaci: non era meglio abolire le Regioni e mantenere le Provincie? Finirà che dovremo pagare i debiti di Torino? Chi si occuperà delle nostre strade e delle nostre scuole? Ma se il personale della struttura resta invariato dove sono i risparmi? Dove si prenderanno le risorse economiche? I costi e gli sprechi della politica sono da altre parti e via discorrendo…
 
Personalmente credo che adesso sia necessario guardare avanti, lavorare sui punti di forza, elaborare e impostare in questi primi due anni strategie condivise tra Città di Torino, prima cintura e "distretti omogenei" individuati. Certamente se l'idea è quella di replicare la Provincia, non mi trova d'accordo, credo invece che si debba partire da quella esperienza per definire nuove modalità, competenze e governance di questo territorio.
 
Da questi primi passaggi, pare di cogliere che anche la Città di Torino (che, volendo, potrebbe praticamente decidere da sola) abbia fatto delle interessanti aperture per coinvolgere i territori omogenei individuati e questo è certamente lo spirito giusto con cui affrontare questa trasformazione. Sarà inevitabilmente una prima fase di transizione, quella che vivremo nei prossimi due anni, ed anche per questo motivi ritengo sarebbe opportuno affrontarla in modo Istituzionale dando voce non solo ai diversi territori, ma anche alle diverse forze politiche in campo, ricordandosi che fuori dalla prima cintura, gli amministratori più che alle appartenenze politiche rispondono a logiche di territorio.
 
Per il Canavese potrebbe essere una opportunità per potenziare quella coesione tra amministrazioni indispensabile per definire "una massa critica" capace di portare istanze ma soprattutto proposte per definirne un giusto "posizionamento" all'interno della Città Metropolitana, che non dimentichiamolo, tra le prerogative avrà anche quello di poter accedere ai fondi Comunitari. Sicuramente partiamo con un po' di timore e scetticismo, visti i tempi, ma è altrettanto vero che l'immobilismo è uno dei fattori che hanno condotto il nostro Paese alla situazione attuale, e quindi invito i miei colleghi ad avere fiducia e coraggio. 
 
Belle parole, potrà obiettare qualcuno, in un contesto che vede noi amministratori, come non mai in prima linea ad affrontare il quotidiano disagio dei nostri cittadini, a combattere una guerra senza risorse cercando di trovare le soluzioni più fantasiose per dare risposte concrete ed immediate. Ma noi, che siamo il riferimento delle nostre comunità, non possiamo permetterci di smettere di credere. Dobbiamo, nel nostro piccolo, continuare a lavorare per dare speranza ai nostri cittadini. Per qualcuno siamo dei pazzi, chissà non sia proprio la pazzia a portarci fuori da questa difficile situazione.
 
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di Giuseppe Pezzetto
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Cuorgnatese, Canavesano (come lui ama definirsi) ha da sempre alternato gli impegni professionali con l’impegno sociale: tra le altre cose è stato per anni consigliere dell’Associazione Mastropietro, socio dell’ Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti d’Azienda, della Compagnia San Calisto Caravario, oltre ad essere uno dei fondatori di Resau Entreprende Piemonte. Dal giugno del 2011 è anche Sindaco della Città di Cuorgnè.
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