Il Canavese esiste?

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Il Canavese esiste?
Oggi riprendo un percorso abbandonato alcuni anni fa, prima del 2008, prima della crisi, o meglio prima che ci rendessimo conto che eravamo in crisi già da un pezzo. Riparto con una domanda la cui risposta a molti risulterà ovvia, ma purtroppo non così scontata: il Canavese esiste?

Si, il Canavese esiste, da secoli ne viene identificata la collocazione geografica; i confini ancorché non sempre pienamente coincidenti, ci inseriscono nel Piemonte nord occidentale, tra il Biellese ed il Vercellese, confinante con una Nazione come la Francia, una Regione autonoma la Valle d’Aosta, la cintura metropolitana torinese e la Valle di Lanzo, questo a grandi linee il perimetro, in cui, tralasciando inutili campanilismi, possiamo identificare in Ivrea la “capitale”.

La domanda non pone però quesiti “geografici” la domanda esige risposte più complesse ed articolate, ragionamenti in grado di capire se il Canavese sussista ancora come entità economica, culturale e politica e come venga percepito all’interno e soprattutto all’ esterno.

Capire se abbia una dimensione capace di rapportarsi da un lato con la Città Metropolitana e quindi come possa affrontare tematiche quali i trasporti, la raccolta rifiuti, la valorizzazione delle fonti energetiche presenti nelle valli, e dall’altro come possa cogliere le sfide di una Europa sempre più sovrana e una globalizzazione quantomeno “disordinata”, in cui è il “Mercato esteso” a dettare i tempi ed in cui regole economiche, sociali ed etiche faticano ad imporsi.

In questo contesto ha ancora senso provare ad individuare i caratteri distintivi propri di uno specifico territorio come il nostro? Individuarne una identità costruita su sedimenti di centinaia di anni di storia, di tradizioni e di cultura?

Come possono realtà come il Canavese non subire “passivamente” questa nuova fase storica che tenderà sempre più a marginalizzarci? E ancora, la nostra “cultura locale” è in grado di contribuire ad una crescita più armoniosa e meno turbolenta del sistema nel tentativo di garantire un futuro alle nuove generazioni?

Io credo di si, sono convinto che non ci si debba lasciare sopraffare dal “pessimismo”, ma sono altresì convinto che il confidare nella sola “Divina Provvidenza” non basti e sia quindi necessario agire partendo dalle solide basi della nostra storia, della nostra cultura dei nostri valori, sono convito sia possibile costruire un sistema “glocal” che non si fondi solo e soltanto su aspetti di tipo economico. La dimensione “locale” non può certamente sostituire quella “nazionale/europea” deve essere però complementare ed aggregante in un momento di oggettiva difficoltà dei sistemi superiori, anche facendo leva su quell’ orgoglio di appartenenza e di memoria più radicato e presente nelle diverse comunità, provando a non lasciare indietro nessuno, valorizzando ed includendo le diversità.

Da qui vorrei partire alla ricerca in primo luogo dei valori in grado di definire quella che mi piace chiamare “Canavesità” per poi proseguire alla scoperta di idee e talenti su cui ipotizzare fattivi scenari futuri confrontandosi con quanto succede in un mondo sempre più interconnesso.

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Canavese al centro
di Giuseppe Pezzetto
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Cuorgnatese, Canavesano (come lui ama definirsi) ha da sempre alternato gli impegni professionali con l’impegno sociale: tra le altre cose è stato per anni consigliere dell’Associazione Mastropietro, socio dell’ Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti d’Azienda, della Compagnia San Calisto Caravario, oltre ad essere uno dei fondatori di Resau Entreprende Piemonte. Dal giugno del 2011 è anche Sindaco della Città di Cuorgnè.
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