Ri-Partiamo dalla stazione di Feletto

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Ri-Partiamo dalla stazione di Feletto
Da tempi non sospetti sono un sostenitore convinto della difesa, anzi dell’adeguamento e dello sviluppo della ferrovia come mezzo di trasporto dei “pendolari”, siano essi lavoratori o studenti (purtroppo troppo spesso lasciati soli in questa battaglia, perché per capire i disagi bisogna provare a fare su e giù con una certa costanza quando fa caldo e quando fa freddo).

Dicevo, sono un convito sostenitore delle grandi potenzialità che una adeguata ferrovia avrebbe anche per lo sviluppo del nostro territorio: una sorta di metropolitana leggera che dai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso arrivi a Torino, una ferrovia confortevole ed ecosostenibile che liberi traffico dalle nostre strade. A ben pensarci ci erano già arrivati i nostri antenati: la Rivarolo - Castellamonte è del 1887, ed addirittura una filovia “elettrica” collegava Cuorgnè ad Ivrea dal 1908 (detta la filovia del poeta perché passava sotto la casa del poeta Giuseppe Giacosa). Ai nostri giorni, con i passi avanti che la tecnologia ha fatto in questi anni meriteremmo non dico il Maglev a levitazione magnetica, ma almeno un treno decente ...

Ma dobbiamo essere convinti in molti che il trasporto ferroviario serva, dobbiamo liberarci da eventuali campanilismi e alquanto inutili contrapposizioni politiche, e mettere al centro la qualità dei trasporti e l’importanza che essi possono avere per lo sviluppo del nostro Canavese.

Più volte ho detto (anche ricevendo molte critiche) che è indispensabile adeguare il tratto ferroviario da Rivarolo a Pont C.se e dobbiamo essere obiettivi: qualcosa in tal senso sta prendendo forma. Più volte ho affermato (anche qui ricevendo delle critiche) che l’aver tolto i binari della Rivarolo - Castellamonte (1986) per allargare un pò la carreggiata sia stata, a mio giudizio, una scelta poco lungimirante. Al momento pero’, e purtroppo, abbiamo problemi a difendere l’esistente, figuriamoci a far rimettere dei binari. Dobbiamo però essere onesti: la ferrovia, la nostra “Canavesana”, non ha mai scaldato troppo i cuori, e questo è stato certamente un elemento negativo per le scelte politiche dei livelli superiori.

Sempre restando obiettivi, e cercando di guardare avanti senza fare il processo al passato, dobbiamo renderci conto che le norme in materia sono in continua evoluzione, che il gestore GTT purtroppo in questo momento non gode di buona salute (nonostante facciano del loro meglio), e che dovremmo cambiare un pò tutti le nostre abitudini cercando di lasciare un pò di più la macchina a casa ... mi si obbietterà che (situazione SS 460 a parte) se il treno è quello di adesso non vi sono troppe alternative ... vero, ma almeno facciamo un patto: se la nostra Canavesana migliorerà la useremo, a partire dal sottoscritto!

Ho preso spunto per scrivere queste poche righe dalla raccolta firme che si sta facendo a Feletto, dove in molti si sono raccolti per evitare la chiusura temporanea della stazione. Da ciò deduco che la “stazione” abbia più presa sulla gente del “treno” , e comunque sia è una cosa positiva per la causa. Personalmente credo che una chiusura “temporanea” di qualche mese della stazione di Feletto sia sopportabile, a patto che sia “realmente” temporanea e che gli investimenti già previsti su tutta la tratta si concretizzino con tempi certi, dando risposte serie e concrete ai fruitori del servizio.

Sulla Rivarolo - Pont i treni da diversi anni nel periodo estivo (quando magari qualcuno vorrebbe salire sui monti per una boccata d’aria fresca o ammirare le bellezze naturali) non passano più ... e ogni anno confido, incrociando le dita, riprendano a funzionare a Settembre. Per progettare il futuro servono anche delle certezze! Cogliamo questa occasione per dimostrarci più territorio, sia che il treno passi nei nostri Comuni, sia che non ci passi. Ribadisco la mia posizione: il treno deve essere visto come una leva per lo sviluppo di un intero territorio, se non sei connesso, anche fisicamente, la gente non viene a visitarci e a vivere in Alto Canavese. Da parte mia, come amministratore di un Paese Canavesano, prometto che continuerò a fare la mia parte, e a  far valere nelle sedi opportune le nostre istanze. (blog di Beppe Pezzetto)

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di Giuseppe Pezzetto
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Cuorgnatese, Canavesano (come lui ama definirsi) ha da sempre alternato gli impegni professionali con l’impegno sociale: tra le altre cose è stato per anni consigliere dell’Associazione Mastropietro, socio dell’ Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti d’Azienda, della Compagnia San Calisto Caravario, oltre ad essere uno dei fondatori di Resau Entreprende Piemonte. Dal giugno del 2011 è anche Sindaco della Città di Cuorgnè.
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