Decreto sì, Decreto no: reclamo di LeoVegas alla Commissione Europea

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Decreto sì, Decreto no: reclamo di LeoVegas alla Commissione Europea
Il Decreto Dignità sta spaccando l’opinione pubblica. Con il reclamo presentato alla Commissione Europea si è scritta una nuova pagina della polemica già abbastanza ampia nonostante i pochi giorni di vita del provvedimento fortemente voluto dal governo grillino-leghista.

Attraverso il reclamo si è voluto dare una risposta forte al Governo Italiano che ha spinto fortemente per l’approvazione del disegno di legge. La critica principale è sui contenuti, nonché sull’efficacia del decreto. Ogni associazione, società, casa riconosce come problematico tutto ciò che concerne la ludopatia ma l’attenzione è stata focalizzata principalmente sugli effetti collaterali del decreto che, al posto di combattere, può rappresentare una forte spinta verso l’illegalità, nonché creare danni al settore col licenziamento di 100mila persone che lavorano nel settore.

Secondo coloro i quali hanno presentato il reclamo alla Commissione Europea, il Decreto viola palesemente la legislazione dell’Unione, in particolare gli articoli 54 e 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea sulla libera circolazione dei beni e dei servizi all’interno della stessa Unione. Luigi Di Maio, il padre del Decreto, è stato più volte invitato al confronto con gli operatori ma ha sempre rifiutato il faccia a faccia: nessuna risposta, ma i dubbi permangono. La ludopatia è un sintomo, una deviazione mentale seria e problematica per l’individuo sì, ma anche per la società ed il tessuto che sta attorno. Può essere un danno all’economia, alla spesa e alla salute pubbliche. Il Decreto vuol combattere l’illegalità ma implicitamente la alimenta, riportando, secondo sempre gli scettici, il settore del gioco, indietro di circa dieci anni. Nemmeno a farlo a posta, subito dopo la sparizione da Google delle pubblicità legali, ne sono apparse a migliaia senza regolare possibilità di esistere e dunque pienamente illegali. Tra le altre cose è la stessa U.E che invita alla moderazione della pubblicità, purché attiri i consumatori su prodotti pienamente legali e non illeciti.   

Il Decreto invece, si può dire, tende più a mettere l’erba in uno stesso fascio. La fiducia nella Comunità Europea e nel diritto che regola gli stati facenti parte è enorme: qualcuno spera realmente possa cambiare qualcosa, mentre dal fronte opposto continua il silenzio o meglio il confronto sul tema. Il reclamo è stato presentato da LeoVegas Casinò Live, forte sostenitore della teoria che vuole che il Decreto violi le normative europee vigenti sulla pubblicità diretta ed indiretta. La feroce critica è stata mossa soprattutto per l’articolo 9 del Decreto Dignità che vieta generalmente e in assoluto la pubblicità legata al gioco d’azzardo, effettuata su qualsiasi mezzo di comunicazione, ivi compresi dunque eventi e manifestazioni sportive, culturali, artistiche, televisive e radiofoniche.

L’Unione Europea in questo caso però è più severa: la violazione degli articoli sopracitati, qualora si violino o impediscano le circolazioni di beni e servizi all’interno dell’Unione, è considerata restrizione di tale libertà. Qualcosa che stride fortemente con le intenzioni del decreto, che ha al suo interno un’ulteriore macchia.  Il paradosso è che i suoi “rischi” sono evidenziati dalla stessa Relazione Tecnica che lo accompagna. Un Decreto ormai legge, ma sul quale le polemiche e gli scontri non sono ancora finiti.

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