Gli italiani in Venezuela con Guaid˛

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Gli italiani in Venezuela con Guaid˛
Gli italiani che vivono in Venezuela stanno dalla parte di Juan Guaidò e fanno appello al Paese d’origine perché prenda posizione a loro favore, nel braccio di ferro in corso tra il presidente dell’Assemblea Nazionale, che si è autoproclamato presidente ad interim, e Nicolás Maduro, riconfermato al potere a seguito delle contestatissime elezioni del maggio 2018.

A sostenerlo è Mauro Bafile, direttore de “La Voce d’Italia”, giornale fondato nel 1950 a Caracas. Secondo lui gli italiani vogliono arrivare a un governo di transizione. La popolazione non vuole grandi cose: solo le elezioni e misure di carattere economico per sbloccare la crisi.

La comunità italiana in Venezuela è probabilmente la più grande tra le comunità straniere. Secondo l’ultima indagine della Fondazione Migrantes ci sono 119.713 persone registrate all’Aire, ma il numero totale è superiore. Mauro Bafile è convinto che siano almeno 500mila gli italiani, distribuiti su tutto il territorio nazionale da Caracas a Maracai, da Valencia a San Cristoval. Sono ben integrati e per questo, come i venezuelani, sognano il cambiamento. Anche se, in realtà, basterebbe un ritorno al passato...

Fino a dieci anni fa il Venezuela era uno dei paesi più ricchi del Sudamerica, grazie ai suoi giacimenti di petrolio, mentre oggi, dopo il crollo del prezzo dell’oro nero nel 2015, è un territorio allo sbando, dove si patisce la fame e il rischio di morire, a causa della violenza e della mancanza di medicine, risulta altissimo. A Caracas, come nelle città minori, molti negozi hanno chiuso e quelli aperti hanno scaffali vuoti o propongono prodotti di scarsa qualità a prezzo elevato. Per comperare pane, sapone e farmaci occorre fare la fila. Trovare statistiche economiche aggiornate è difficile, ma l’Inchiesta Nazionale sulle Condizioni di Vita realizzata dall’Università Cattolica Andrés Bello, diffusa un anno fa, ha disegnato un quadro preoccupante. Circa l’87 per cento dei nuclei familiari vive in povertà, con il 61,2 per cento che versa in condizioni di estrema degenza. L’anno scorso erano 8,2 milioni i venezuelani che riuscivano a fare due o almeno un pasto al giorno, ma adesso la situazione è peggiorata, con il risultato che i bambini piccoli, denutriti e deboli, spesso non riescono a sopravvivere alle malattie tipiche della loro età.

Colpa anche del fatto che l’economia sta vivendo una situazione critica. Il livello di inflazione è pari al 5mila per cento all’anno e la valuta locale, il Bolivar, ha subito una maxisvalutazione nel giro di pochi anni. Adesso un dollaro equivale a 3200 bolivar e il salario di un operaio ammonta a 1,7 dollari al mese. Per comperare un chilo di carne di manzo (che costa poco più di un dollaro) occorre lavorare venti giorni. L’unico prezzo favorevole è quello del carburante: un pieno di benzina costa mezzo centesimo di euro.

Condizioni critiche, come appare evidente facendo un confronto con i dati della ricerca “Il Costo della Vita nel Mondo” realizzata da IG, la piattaforma di trading online sul forex di livello internazionale, che permette ai suoi fruitori di sfruttare opportunità economiche in migliaia di mercati finanziari. Secondo l’indagine lo stipendio medio in Italia è di 1423 euro al mese, mentre in Brasile (per citare un Paese sudamericano) si aggira intorno ai 411 euro. Lontani anni luce, questi dati, da quelli venezuelani: lo stipendio è inferiore ai due euro.

In termini di fluttuazione della valuta, poi, l’euro negli ultimi anni ha fatto registrare un segno positivo del 3,17 per cento rispetto al dollaro. La valuta che ha perso di più è stata la sterlina britannica, con una riduzione di valore del 17,35 per cento, a causa delle incertezze collegate alla Brexit. Molto, ma nulla di comparabile al tonfo del Bolivar, che ha perso il 34 per cento. Senza un intervento urgente, il tracollo rischia di continuare, come pronosticato anche dal Fondo monetario internazionale.

Gli italiani in Venezuela se ne rendono conto e sognano un cambio di prospettiva, che al momento sembra offerto solo da Juan Guaidò. Ben 59 Paesi nel mondo e il Parlamento europeo lo hanno riconosciuto come Presidente provvisorio del Paese, con il limitato compito di portare il Venezuela al più presto a libere e democratiche elezioni. Tra questi non figura l’Italia, cui proprio Guaidò si è rivolto nei giorni scorsi con una lettera appello, affermando come non riesca a comprendere come quello che di fatto è il Paese europeo più vicino al Venezuela non prenda una posizione netta contro il dittatore Maduro. Guaidò, infatti, si aspetta che l’Italia sostenga la richiesta non solo di libere elezioni ma anche lo sblocco degli aiuti umanitari. Il popolo italiano, secondo Guaidò, sta dalla parte della giustizia.

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