Piani Individuali di Risparmio, nei primi mesi del 2017 investiti 668 milioni di euro

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Piani Individuali di Risparmio, nei primi mesi del 2017 investiti 668 milioni di euro
Per la prima volta è possibile misurare con precisione e cognizione di causa l’andamento dei PIR, e dopo tutta una serie di dichiarazioni e polemiche che si sono sprecate a favore o contro questi prodotti, si può tracciare un primo bilancio di quanto accaduto nei primi mesi del 2017. Le statistiche trimestrali portano la firma di Assogestioni, uno dei punti di riferimento per la categoria, che però ha evidenziato che i numeri, riferiti a fine marzo, potrebbero aver subito un’impennata negli ultimi mesi soprattutto in considerazione della crescita della raccolta di alcuni dei protagonisti del mercato. Prima di analizzare, però, i dati legati ai PIR, bisogna capire fino in fondo cosa ha portato al successo di questo prodotto finanziario. I piani individuali di risparmio hanno infatti un enorme vantaggio fiscale per i contribuenti, che ne hanno carpito l’importanza e riescono a sfruttare quest’arma finanziaria per far fruttare al meglio i propri risparmi.

Quando si parla di PIR si fa riferimento a quei contenitori di quella categoria merceologica conosciuta come strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, fondi, polizze o conto corrente convogliati all’interno dei PIR danno la possibilità di vedere annullata la tassazione sui cosiddetti capital gain, ossia sui guadagni ottenuti in conto capitale, calcolato sottraendo il prezzo d’acquisto del prodotto dal prezzo di vendita. In questo modo, i guadagni per l’investitore saranno pressoché netti, purché siano rispettate alcune condizioni: un ammontare degli investimenti annuali che non superi i 30 mila euro all’anno per un minimo di 5 anni e una segmentazione dell’attività finanziaria con un 70% da destinare a strumenti emessi da aziende italiane o da realtà europee con una organizzazione stabile in Italia, mentre l’altro 30% non deve riguardare imprese che fanno parte dell’Indice Ftse Mib della Borsa o dagli altri indici equivalenti nelle altre nazioni. Un altro dei rischi dei Piani Individuali di Risparmio riguarda i singoli emittenti, che non potranno superare una quota pari ad un decimo del portafoglio.

Nonostante queste regole ben precise da rispettare, gli investitori italiani hanno accolto molto positivamente questa novità finanziaria. Secondo Assogestori, infatti, dal 1 gennaio al 31 marzo i piani individuali di risparmio hanno raccolto investimenti per un totale di oltre 1 miliardo di euro, con un patrimonio stimato che ha sfiorato i 2 miliardi. Queste cifre sono state raggiunte nonostante sul mercato fossero presenti soltanto 15 fondi, mentre attualmente i prodotti acquistabili hanno superato i 35. Nei primi mesi del 2017, grande successo hanno avuto quegli strumenti pre-esistenti che sono stati adattati alla nuova disciplina sui Piani Individuali di Risparmio, su cui gli italiani hanno investito un totale di 668 milioni di euro. Molto più degli strumenti di nuova istituzione, per i quali si sono resi necessari più mesi per essere assorbiti dal mercato e per “meritare” la fiducia dei risparmiatori. Il vento di novità e la ritrovata fiducia negli investimenti sono proprio i punti cardine che hanno permesso ai PIR di portare quasi a raddoppiare le entrate nel secondo semestre, nonostante i dati ufficiali non siano ancora pervenuti e nonostante gli ultimi giorni di giugno che potrebbero alzare ulteriormente l’asticella. I vantaggi dei Piani individuali di Risparmio sono talmente elevati da non lasciare indifferenti tutti i risparmiatori che vogliono investire per ottenere una rendita.  

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