Piemonte, quinta regione italiana per spesa nel gambling

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Piemonte, quinta regione italiana per spesa nel gambling
Il destino del Piemonte sembra essere quello di tenere l’Italia unita, evitando che le realtà regionali siano troppo distanti. Un tempo la questione era politica, oggi diventa sociale. Ci riferiamo a un fattore che coinvolge buona parte della popolazione italiana, pur con differenze tra le varie zone: il gioco d’azzardo.

“Nel corso del 2016 gli italiani hanno giocato ben 95 miliardi di euro: 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo. Un incremento di 7 miliardi di euro, ossia l’8% in più rispetto agli 88 miliardi spesi nell’anno precedente. Numeri da capogiro anche per le entrate erariali: 10 miliardi rispetto agli 8,4 incassati nel 2015”, numeri da capogiro che emergono da un report pubblicato dal blog GamingReport.

Nella classifica regionale il Piemonte si trova in una posizione avanzata. Di certo Torino e dintorni non garantiscono gli introiti derivanti da Milano per la Lombardia, Roma per il Lazio e Napoli per la Campania. Una mancanza che fa vacillare il volume di gioco regionale, senza però relegarlo a una posizione di rincalzo. “La raccolta nel settore terrestre ha toccato i 5,4 miliardi di euro nel 2016, la quinta più consistente a livello nazionale”, come conferma un articolo pubblicato dall’edizione locale del quotidiano LaStampa.  Il ruolo del Piemonte viene ridimensionato ancora di più se si considera la spesa media annua per abitante. Gli italiani nel 2016 hanno perso 339€ a testa nelle scommesse, i piemontesi 334. Dietro a undici regioni, tra cui anche il Molise. Evidente dunque che la concentrazione demografica è un fattore decisivo nei numeri indicati in precedenza, condizionati dalla densità di abitanti.

Nonostante questo gli enti locali non sembrano intenzionati ad abbassare la guardia. Lo scorso ottobre sono stati accettati degli emendamenti sulla precedente legge sul contrasto della ludopatia. La nuova legislazione prevede aiuti contro il manifestarsi della dipendenza, offrendo poi aiuto ai casi già registrati. L’educazione alla cultura del gioco regolato diventa un passo fondamentale per impedire alla società di subire gli effetti della mania per l’azzardo. A sua volta derivata dalla crisi economica, che costringe i tanti disoccupati a cercare di inventarsi qualcosa per non finire sul lastrico. Con la conseguenza spesso di accelerare il processo, come è inevitabile.  Un freno potrebbe essere costituito da un’ulteriore modifica della precedente legislazione in materia d’azzardo, con l’applicazione del distanziometro a 500 metri dai luoghi sensibili e non più a 300. Gli effetti di una simile decisione non saranno visibili nell’immediato, ma con le generazioni future. A cominciare dai neomaggiorenni, che potrebbero non venire più bombardati dalla pubblicità visiva.

Potrebbero essere decisive in questa direzione le decisioni preventivate dal governo centrale. La prima mossa dovrebbe riguardare la riduzione del numero di apparecchi sul territorio nazionale. Il taglio del 30% colpirà anche il Piemonte, dove sono presenti circa 27.000 AWP. Ottomila di queste non sopravvivranno all’inverno, come si suol dire.  Con tutte le conseguenze del caso per il mercato, che perderà giocatori ma anche introiti e di conseguenza posti di lavoro. A pagare le spese di questa decisione dovrebbero essere le grandi città, Torino su tutte. La vicinanza di casinò terrestri, Saint-Vincent e Campione in primis, non giocano certo a favore della regione, che perde altri potenziali fondi. E qui non si tratta più di ludopatia, ma di economia. Nel frattempo la macchina dei no slot non fa prigionieri, investendo a suon di leggi tutto ciò che trova davanti.

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