Ομοφυλοφιλία (o omofylofilía)

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Ομοφυλοφιλία (o omofylofilía)
Una delle affermazioni che si sentono più spesso fra chi è favorevole alle unioni omosessuali è: “se lo facevano i greci, perché noi no?”. Ma i greci erano anche un popolo che, per ottenere il favore divino, effettuava cruenti sacrifici, e che, per scongiurare l’eventualità di una nuova guerra, era pronto a radere al suolo intere città, deportando o uccidendo chiunque fosse tra le sue mura. E’ necessario sottolineare che nella società greca l’amore omosessuale era visto solamente come la forma più sublimata di sentimento. Un amore profondo, supremo e puro, non pregiudicato dalla necessità di procreare, come quello tra uomo e donna. Così elevato che molto spesso non diventava neanche un rapporto fisico, era una pura e totale unione spirituale.
 
E allora la domanda dovrebbe essere, a mio avviso, semplicemente: “perché no?”. E’ una delle poche volte in cui la Storia non può essere magistra vitae. Anzi, qualcosa ci può insegnare: come imprigionare, torturare e massacrare chiunque abbia la colpa di andare “contro natura”. Nulla di cui andare fieri, comunque. “Perché no?”, quindi. E’ una domanda a cui sinceramente non penso esista una valida risposta. 
 
Le tesi delle varie religioni riguardo al tema sono più che capibili. Come tutti i precetti, anche quello contro l’omosessualità fu introdotto per proteggere il fedele e preservare la specie. Gli ebrei e i musulmani si circoncidono perché la pelle del prepuzio diventava facilmente infetta in luoghi molto caldi e con poca igiene. Pertanto i rituali di pulizia obbligavano le persone a lavarsi. I rapporti gay erano vietati perché non servivano alla procreazione, ma solo al godimento; un godimento che, è bene ricordare, non era consentito neanche tra uomo e donna. Ora che, infine, nel mondo attuale i pregiudizi religiosi cominciano a sparire, o a perdere di importanza, l’opposizione delle Religioni ha un’importanza relativa.
 
Un’altra motivazione che viene spesso usata è la non naturalezza. E io mi chiedo: cos’è ormai naturale? Il potersi sentire a distanza di 12000 chilometri? Il poter ricreare una pecora partendo da poche cellule? Inserire minuscoli palloncini nelle vene per impedire che si blocchino? La natura è ormai solo più un limite “fisiologico” per la specie umana: dobbiamo mangiare, dormire, espellere i materiali in eccesso e infine morire, niente di più. 
 
Certo, i rapporti omosessuali non possono portare alla creazione di una nuova vita, ma non hanno altre limitazioni naturali. Dunque, non c’è motivo nel XXI sec. perché le leggi dei paesi del primo mondo (gli altri ci arriveranno col tempo, quando avranno risolto problemi più pressanti) non debbano garantire anche a chi non ama nel modo “giusto” gli stessi diritti che garantiscono a chi lo fa. La libertà di scegliersi il partner ideale, dovrebbe figurare tra i diritti basilari dell’uomo.
 
Altro tema scottante e strettamente collegato è la prole. Possono o no i gay avere figli? E se non possono dovrebbero potere? La gente si scanna su questo tema. La mia risposta è invece, anche in questo caso, “perché no?”. Non ci sono prove che la vita con due papà o con due mamme possa pregiudicare la fragile psiche di un bambino. “Eh, ma il figlio di un gay diventerà a sua volta gay!” si sente spesso dire quando si affronta questo argomento. E quindi? Una volta stabilito, senza ombra di dubbio, che l’omosessualità non è un male come può essere il diventare omossessuale un problema?
 
Bisognerebbe poi vedere le alternative. Quanti bambini che vengono cresciuti in orfanotrofio diventano poi criminali? E’ davvero meglio un’intera infanzia senza affetti piuttosto che l’affetto “malato” di un omosessuale? Non vedo come si possa anche solo pensarlo. In più, c’è da aggiungere che essendo nulle le possibilità di un figlio indesiderato per le coppie dello stesso sesso, non ci possono essere “incidenti”. Avere un figlio sarà solo e sempre scelta deliberata.
 
Le storie di figli maltrattati dai genitori, che sfogano su di loro la rabbia per essersi “rovinati la vita”, si sentono quasi quotidianamente. Una coppia omosessuale, che riesce dopo infiniti sforzi a ottenere il tanto desiderato figlio, che sia tramite fecondazione assistita o adozione, molto probabilmente lo ricoprirà di affetto e lo tratterà con una devozione e cura difficilmente replicabili da chiunque abbia avuto naturalmente figli. Unioni civili e adozioni per le coppie omosessuali: perché no?
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di Pietro Franchitti
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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