Il grande Jihad

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Il grande Jihad
Jihad deriva dalla radice maschile jhd e vuol letteralmente dire “sforzarsi”, “applicarsi a qualcosa”. Non vuol dire guerra e soprattutto non vuol dire guerra santa. 
 
Ci sono due tipi di jihad: uno spirituale e uno corporale. Quello del corpo però non indica neanche in questo caso necessariamente uno sforzo violento, solo uno sforzo fisico (che potrebbe essere anche, ad esempio, una pratica di mortificazione corporale eremitica).  Il Corano è il libro più sacro dell’Islam, ma ne esiste anche un altro molto importante: la Sunna, che è anche considerata il secondo fondamento della shari’a, la legge islamica. La Sunna è composta in buona parte da hadit (“detti”), cioè racconti della vita di Maometto o di frasi che a lui vengono attribuite.
 
Uno di questi hadit racconta di Maometto, che al ritorno da una razzia, disse ai suoi seguaci: “Ora torniamo dal piccolo jihad al grande jihad”. Interrogato sul significato delle sue parole rispose “Il grande jihad è lo sforzo contro se stessi”.
In tutto il Corano il termine jhd non è mai direttamente collegato a concetti di guerra e molti dei passi che vengono citati per dimostrare come il libro sacro islamico inciti alla violenza cambiano totalmente in base alle sfumature di significato che si danno alla parola. “Non obbedire dunque agli infedeli e conduci contro di essi un gran combattimento per mezzo della predicazione”, cambia sostanzialmente di significato se il termine “combattimento” viene sostituito con il più letterale “sforzo”: si trasforma addirittura un invito alla predicazione.
 
E’ importante evidenziare come nel Corano la guerra venga sempre definita con termini derivanti dalla radice qtl, anziché jhd.  Tutta questa spiegazione lessicale non è fine a se stessa, serve a dare una base per spiegare un comune fraintendimento. E’ vero che il jihad è un dovere di qualsiasi buon musulmano anche se non rientra neanche tra i cinque pilastri della fede. E’ un obbligo morale che deve portare a un’elevazione spirituale e a una crescita interiore. Non invita alla violenza, ma alla predicazione. L’Islam è, sotto questo aspetto, molto simile alla Chiesa cattolica romana, dato che ritiene che i regno dei cieli arriverà solo quando tutta l’umanità avrà accettato il vero credo.
 
Un vero musulmano ritiene di fare il bene di una persona tentando di convertirla, dato che in caso di successo le garantirebbe la vita eterna. I soldati dell’Isis che cercano di ottenere un’umanità interamente musulmana uccidendo chiunque non condivida la loro fede sono portavoce di un messaggio totalmente diverso da quello realmente contenuto nel Corano.
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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