Il paese dove non piove mai

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Il paese dove non piove mai
Ufficialmente, in Italia dal 1934 fino a fine guerra non ha mai piovuto. Nel 1934 l’Ufficio Stampa del Capo de Governo, l’ufficio che si occupava di gestire l’informazione pubblica in Italia, tra censura e “veline” (ordini di pubblicazioni diretti ai giornali), venne trasformato in Sottosegretariato, il primo passo verso la creazione, nel 1937 del famoso MINCULPOP, il Ministero della Cultura Popolare. In quegli anni il controllo del regime sui giornali divenne incredibilmente stringente e capillare. Un giornale come il Corriere della Sera, che in quel periodo era il più diffuso a livello nazionale, riceveva circa 4000 veline e 400 reprimende l’anno, oltre ad essere sottoposto al quotidiano rischio di essere definitivamente chiuso o sospeso per lunghi periodi. Fra gli infiniti ordini trasmessi ai giornali c’era anche quello di non scrivere mai articoli su piogge, nubifragi e alluvioni. Si guardava fuori dalla finestra e si vedeva piovere, ma ufficialmente quella pioggia non esisteva: in cielo c’era un sole splendente.
 
Questo è solo un esempio, ma è chiaramente indicatore di una tendenza. La tendenza di nascondere la realtà a favore della propaganda. Non è inusuale, negli ultimi tempi, sentire parlare di giornali di propaganda o di informazione di regime (renziano) riguardo al giornalismo nel nostro paese. La situazione è chiaramente diversa. Ogni giornale ha la propria tendenza, data da editore, direttore e chi più ne ha più ne metta, ma è proprio questo a rendere l’informazione libera. Mussolini, durante una riunione in cui aveva parlato ai direttori dei 70 maggiori quotidiani nazionali, aveva parlato di “discordanza concorde”. “Come in un’orchestra è l’unione dei differenti strumenti a fare l’armonia” la grandezza della stampa italiana era data da diverse voci impegnate in una comunità d’intenti: la propaganda della grandezza del regime. Il problema di tale affermazione è che nel momento in cui il Duce aveva pronunciato questa frase i giornali italiani erano tutt’altro che liberi e discordi.
 
E’ nell’idea della discordanza che sta la vera forza della stampa. Già gli antichi romani dicevano in medio stat virtus. La stessa notizia, data da giornali diversi, differirà per alcuni aspetti: eliminando queste differenze si otterrà una notizia pressochè “pura”. Nella libertà di dare notizie in modo diverso sta la più grande conquista della stampa. Di dare la notizia in modo diverso e di dare le notizie che si vogliono. Per come la vedo io i gattini, spacciati per notizie, che compaiono nella colonna destra del sito della Repubblica sono un simbolo di libertà e sono una conquista che la stampa di non tutti i paesi può vantare. (Pietro Franchitti)
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Il domani di ieri
di Pietro Franchitti
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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