#ioleggoperchè

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#ioleggoperchè
Io leggo per vedere il mondo da un’angolazione diversa. Mi piace la fantascienza, mi piace il fantasy, ma non leggo libri con queste ambientazioni. Chi sa scrivere non racconta solo una storia, racconta un mondo. Ogni parola che un personaggio proferisce, ogni gesto che fa sono lo specchio della società in cui vive. Sono frutto dell’educazione che ha ricevuto e delle cose che ha visto e sentito nella sua vita. E’ questo il motivo per cui non mi piace leggere di mondi totalmente inventati: perché solo chi ha vissuto qualcosa può fare in modo che i propri personaggi siano davvero “figli del proprio tempo”.
 
Devo quindi rispondere alla domanda focale: “qual è il tuo libro preferito?”
Così, d’impeto, direi L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Poi pensandoci bene ne aggiungerei ancora altri due: Big Sur di Kerouac e I dolori del giovane Werther di Goethe.
 
La realtà è però che ho scelto le prime due opere come simbolo: io amo Kundera e Kerouac in generale. L’insostenibile leggerezza dell’essere racconta la primavera di Praga del ’68. Racconta la sconfitta dei sogni riformatori di Dubček e di tanti giovani. E’ la perfetta fotografia della Storia (e di conseguenza del diritto del più forte) che si abbatte sulla libertà di pensiero, il fondamento di tutti i diritti umani.
 
Anche Big Sur è il racconto di una sconfitta. E’ una confessione viva, vibrante di un uomo che è stato la voce di una generazione e che si ritrova ormai adulto ad essere il simbolo vivente di ideali in cui non crede più. Ideali che, in fin dei conti, gli hanno rovinato la vita.
 
I dolori del giovane Werther¸ invece rappresenta il secondo motivo per cui leggo: la bella scrittura. Pur essendo un perfetto quadro della realtà ai tempi di Goethe questo libro è un capolavoro stilistico. La scrittura è una forma d’arte, anche se spesso ce ne scordiamo, e il fatto che al giorno d’oggi tutti possano scrivere ci aiuta a farlo.
 
La scrittura non è solo l’accumularsi di parole su una pagina, non è solo raccontare una storia, è un insieme di scelte di ritmo, lessicali, di cadenze. E’ un lungo travaglio in cui ogni frase viene scritta, riscritta, cambiata, eliminata e infine, magari, aggiunta di nuovo. E’ una ricerca col lanternino per trovare fra infiniti sinonimi la parola con l’esatta sfumatura di significato.
Un libro ben scritto è musicale, poetico, profondo. 
 
E’ un flusso che arriva a toccare le corde più nascoste del nostro animo.
E’ qualcosa che riesce a farci piangere e ridere con la stessa facilità, e che ci obbliga a girare ancora una volta la pagina.
La magia della lettura è l’attimo di pausa, per riprendere fiato, che ci si prende dopo aver letto l’ultima riga di un libro.
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Il domani di ieri
di Pietro Franchitti
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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