L'insostenibile leggerezza del video

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Linsostenibile leggerezza del video
L’Italia è al 73° posto al mondo per libertà di stampa. E questa non è una cosa di cui andare fieri. Secondo Reporter senza Frontiere la scarsissima qualità della nostra informazione arriva da “violenze contro i cronisti, ma anche delle cause per diffamazione ingiustificate intentate soprattutto da eletti". Sicuramente non aiuta a prendere meglio questa notizia li fatto che in tutto il mondo la situazione della libertà di stampa stia peggiorando. Gli attentati di Parigi ci hanno colpito al cuore, nessun europeo può affermare in piena coscienza di non esserne stato colpito. I due maggiori mezzi di informazione, internet e la televisione (con buona pace dei giornali che ormai non possono più competere) hanno preso due strade totalmente diverse.
 
La televisione ha scatenato i reporter d’assalto, gli sciacalli, che in pochissimo tempo hanno intervistato chiunque si sia anche solo avvicinato ai luoghi degli attentati, girando inoltre ore e ore di filmati di macchine della polizia, ambulanze e cadaveri coperti utili come sfondo a qualsiasi servizio possibile e immaginabile. Nell’ultima settimana abbiamo rivisto quelle scene decine e decine di volte. Si è creato quel cortocircuito dell’informazione descritto benissimo da Sartori in Homo Videns: il momento terribile in cui non ci sono nuove notizie ma bisogna continuare comunque a darne. Ci si affida alle immagini per raccontare qualcosa che non serve raccontare, come se le immagini, sempre le stesse, potessero di colpo trasmettere qualcosa di nuovo, qualcosa di vero. Ma non è così, le immagini nuove che diventano subito di repertorio, che si ripetono continuamente, diventano solo dei tappabuchi, perdendo subito la loro forza. 
 
E’ anche molto interessante quello che invece è successo su internet. Online il complottismo sostituisce l’informazione  dei telegiornali. Fin da subito moltissimi utenti si sono scatenati e hanno spulciato fotogramma per fotogramma i filmati che vengono diffusi per dimostrarne la falsità. “Non c’è mai stato un attacco a Parigi, è stato tutto creato a tavolino per controllarci di più”: qualcuno ha addirittura affermato con convinzione di aver trovato fra le persone piangenti riprese una ragazza che era già stata ripresa piangente dopo il massacro di Boston (“è sicuramente la stessa!”). Le teorie come questa sono centinaia, è inutile e vano stare a riassumerle, tanto in buona parte rasentano la follia o la totale illogicità.
 
Sicuramente l’informazione è controllata, se no non saremmo al 73° posto mondiale, ma questo non vuol dire che sia tutta falsa e che solo su internet si possa trovare la verità. E’ certo che la qualità dei programmi televisivi “d’informazione” sia bassissima e questo non aiuta. Ma nel mondo odierno trovare una soluzione è difficile. Nemmeno il giornalismo d’elitè, quello delle inchieste, dei lunghi reportage può farcela perché la maggior parte delle persone si annoia in fretta. Sinceramente non so come si potrebbe risolvere il problema della scarsità di qualità a cui ci ha portato la nostra necessità di vedere.
 
Mi son però sempre chiesto: se c’è qualcuno nell’ombra così potente da inscenare fatti enormi come quelli di Parigi, come è possibile che non riesca a prendere un “regista” abbastanza buono da non farsi scoprire da chiunque guardi in slow motion il video? Riusciamo a produrre film realistici su attacchi alieni e mostri magici e poi quando si tratta di manipolare l’informazione mondiale facciamo errori così grossi? Come chiusura rilancio a mo’ d’esempio una teoria che avevo visto più volte nei giorni seguenti alla strage di Charlie: “si vede benissimo che il proiettile non ha colpito il poliziotto; è un petardo che è stato fatto esplodere vicino alla sua testa per simulare l’impatto del proiettile che dovrebbe averlo colpito e ucciso”.
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di Pietro Franchitti
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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