La proporzione divina

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La proporzione divina
La bellezza è misurabile? Ultimamente mi sono posto spesso questa domanda. Esiste un “bello” che sia accettato come tale da chiunque? La risposta è sì. La bellezza è misurabile e questo fatto è chiaro fin dall’antichità. La sezione aurea viene anche chiamata costante di Fidia proprio perché già lo scultore greco Fidia la conosceva e applicava. Questa costante corrisponde al numero irrazionale 1,618033 (e così via) e rappresenta la perfetta proporzione tra diversi elementi della natura. Mantenere questa proporzione permette di rendere armoniosa e perfetta la rappresentazione tanto del corpo umano quanto di qualsiasi altro elemento naturale o non. E’ perché segue questa regola che l’uomo vitruviano è la figura umana più perfetta mai disegnata. La matematica guida l’occhio. Le colonne greche riescono a mantenere la loro maestosità semplicemente perché non sono dritte. La parte alta è più grossa di quella bassa per contrastare la normale convergenza prospettica dell’occhio. Si può quindi costruire a tavolino un’opera che sia bella in modo oggettivo, che sia così perfetta da colpire sicuramente lo spettatore.

Appurato questo mi sono posto una seconda cosa: ci sono cose che piaceranno per forza a tutti? No. C’è un’enorme differenza tra il bello e ciò che piace. Lo dice anche la tradizione popolare “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”.  Tra il mondo esterno e il nostro inconscio c’è un filtro: la percezione. Nel 1818 Schopenauer ha scritto un libro che è fondamentale nella comprensione di questo fenomeno. “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Quest’opera maestosa comincia con la descrizione del velo di Maya. All’interno di questa immagine si è depistati e si pone più attenzione sul termine Maya (derivante dalla filosofia orientale) ma è l’idea di “velo” a essere rivoluzionaria.

Tutti i nostri preconcetti, derivanti tanto dall’educazione, quanto dalla nostra storia personale e dalle costrizioni sociali, si appoggiano come un velo su tutta la realtà modificando ciò che vediamo. Ogni persona è diversa e di conseguenza ogni velo è diverso. Il bello esiste ed è misurabile, ma la nostra percezione soggettiva non potrà mai vedere quel bello matematico perché Maya lo sta coprendo. La percezione diventa così più importante della realtà. Infatti, per Schopenauer, la realtà è inintellegibile, fuori dalla portata di tutti gli esseri umani. La percezione della bellezza oggettiva è riservata a Dio, sta poi a ciascuno di noi decidere se Dio possa effettivamente esistere o no.

Si può tradurre tutto ciò in un qualcosa che serva all’esperienza di tutti i giorni? Naturalmente sì. Lo renderò una sorta di consiglio: “Attenti quando dedicate una canzone a qualcuno. Sapete cosa vuol dire per voi, non sapete cosa vorrà dire per loro. E potrebbe voler dire tutt’altro”. (blog di Pietro Franchitti)

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di Pietro Franchitti
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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