Qualis pater, talis filius

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Qualis pater, talis filius
Montesquieu, uno dei padri della nostra moderna civiltà, già nel 1762, nella famosissima opera l’Emilio affrontò il tema dell’ereditarietà del potere. Sull’argomento non aveva alcun dubbio. La posizione sociale, e di conseguenza la ricchezza, potevano, e dovevano, essere ereditati; le cariche NO. Secondo lui era giusto e normale che il figlio di un nobile o di un ricco ne ereditasse la ricchezza e lo status sociale. Le cariche pubbliche avrebbero dovuto invece essere assegnate in base alle capacità dei candidati, non tramite un principio dinastico. Il monarca rappresentava l’unica eccezione a questa regola, non perché fosse superiore agli altri uomini, semplicemente perché un interregno avrebbe probabilmente portato a una guerra civile che avrebbe distrutto ciò che il precedente re aveva costruito con fatica negli anni. Nell’antica Roma un figlio doveva comunque affrontare l’intero cursus honorum per raggiungere la posizione del padre. 
 
Al giorno d’oggi praticamente tutti i monarchi del mondo trasmettono la loro carica in modo dinastico e ciò è dovuto anche al fatto che le monarchie con reali poteri sul governo sono ormai ben poche. Se nelle aziende private, sia grandi che piccole, il principio è simile dato che è pressoché automatico che un figlio segua le orme del padre e ne assuma l’incarico quando il senior decide di abbandonare. Nella pubblica amministrazione invece, finalmente il nepotismo sembra un ricordo e nulla di più. Almeno apparentemente. Questa apparenza è dovuta al fatto che il tentativo di salvaguardare la “degna sopravvivenza della figliolanza” assume dei toni leggermente diversi per coloro che hanno cariche pubbliche. Succede molto spesso che i cuccioli vengano raccomandati a qualcuno che ha debiti, leciti o illeciti, nei confronti del raccomandante. 
 
E’ questo il caso di Lupi, che rimbalza su tutti i mezzi di comunicazione negli ultimi giorni. L’illecito è qui palese, vista la velocità con cui la pratica è stata gestita e con cui il piccolo Lupi ha trovato il tanto agognato posto fisso. Ma è quando i figli del pubblico vengono fatti entrare nel pubblico che la cosa si fa più subdola: concorsi non pubblicizzati che vengono aperti in piena notte e durano mezz’ora, stage che si trasformano in posti fissi, consulenze esterne. E’ davvero difficile riuscire a perdere un concorso in cui si è gli unici partecipanti. 
 
In un paese come l’Italia diventa però fin troppo facile vedere il marcio ovunque e nel paese delle estremizzazioni i disillusi dalla società sono tanti.  Si verifica quindi l’estremo opposto: si pensa che chiunque sia figlio di un personaggio importante sia irrimediabilmente e irreparabilmente un “incapace paraculato”. Il nostro paese è pieno anche di giovani talentuosi per i quali l’ esser figlio di è sempre stato più un freno che un vantaggio. Si entra in un circolo vizioso in cui il nome dinastico deve essere sbandierato per ottenere il rispetto che sarebbe garantito, da colleghi e subordinati, a una qualsiasi persona normale dotata delle stesse capacità. Non esiste solo il nero e il bianco. Moltissimi altri giovani decidono di costruirsi una propria vita, una propria carriera per conto loro, lontana e indipendente dagli ingombranti parenti.
 
Tornando a Montesquieu, per chiudere il cerchio, io credo fermamente nell’uguaglianza dei diritti e delle possibilità. Se al mio stesso colloquio di lavoro arriva, alla guida della Porsche regalata da papà per i diciotto, una persona che grazie a suoi titoli accademici a alle sue capacità personali ottiene il posto, ben venga! Vuol dire che quella persona mi avrebbe battuto anche se fosse arrivata in bicicletta e con i pantaloni rattoppati. Abbiamo bisogno di persone capaci per guidare questo fragile paese e queste persone devono essere scelte in base alla meritocrazia, non all’onere/onore di un potente cognome.
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di Pietro Franchitti
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Fornese, annata ’92. Recentemente laureato in una laurea triennale in Storia, sta continuando gli studi per la specialistica. Ha una particolare passione per la politica e il cinema. Si sta avvicinando al mondo del giornalismo, magari per farlo diventare in futuro la sua professione. Legge molto ma non perché è interessato alle storie: lo fa per vedere come, e cosa, scrivono i grandi autori, infatti la percentuale di libri che non finisce di leggere è altissima. Totalmente disinteressato a qualsiasi tipo di sport, sia visto che praticato, è un forte sostenitore della vita sedentaria e delle poltrone con lo schienale reclinabile.
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