“E” come Energia

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“E” come Energia
Ok, lo sappiamo…
 
Nei giorni scorsi i rappresentanti di 195 Stati si sono incontrati a Parigi per la conferenza mondiale sul clima, la “Cop21”. Le reazioni agli accordi siglati, in particolare quelli riguardo l’impegno a mantenere entro due gradi l’aumento della temperatura media, sono state quanto meno variabili, passando da “accordo storico” a “risultato deludente”, a seconda delle interpretazioni che si sono date al risultato dei lavori. 
 
Certo è che, indipendentemente dalle ideologie, la presenza contemporanea di ben 195 Nazioni (il totale globale varia tra 196 e 206, a seconda delle politiche di riconoscimento) è già di per sé un segnale importante. Ma non fermiamoci al primo dato: il fatto che tutti e 195 gli Stati presenti abbiano firmato l’accordo conclusivo è ancora più indicativo del peso che, almeno in potenza, l’incontro di parigino potrebbe avere per il futuro del pianeta. Non dimentichiamoci, infatti, che tra le Nazioni partecipanti alla conferenza vi era un’ampia gamma di realtà differenti: Stati sviluppati, Stati in via di sviluppo e Stati decisamente non sviluppati hanno dovuto cercare un compromesso comune alle rispettive peculiarità. Si tratta ovviamente di realtà completamente differenti tra loro, con esigenze diverse ed esperienze diametralmente opposte: pensiamo per esempio a quanto possono essere distanti, in fatto di clima, una nazione nord europea, ampiamente proiettata sulle energie rinnovabili, e una Nazione emergente, magari asiatica, dove ritmi e costi di produzione vengono ancora dettati dal carbone. 
 
Ma, al di là dell’aspetto puramente partecipativo, una parola emerge chiaramente dalla conferenza francese: “energia”. E lo fa in un’accezione che, ormai, travalica il significato classico per sfociare nella politica internazionale. L’energia, in qualsiasi forma vogliamo intenderla, è sempre più importante per il nostro modo di vivere. A partire dalla rivoluzione industriale il fabbisogno energetico umano è aumentato in maniera esponenziale, divenendo a dir poco vertiginoso. Dal carbone e dal legno necessari per scaldare gli ambienti, cucinare e muovere macchine semplici si è giunti, in un lasso di tempo oggettivamente breve, a sfruttare in maniera combinata fonti energetiche diverse e complesse, per esigenze non più solamente limitate alla sussistenza o alla produzione industriale. 
 
Il fattore energia è cresciuto così tanto da far si che la stessa, sempre più spesso, divenga una delle prime forme di ritorsione in caso di controversie internazionali. Non più l’embargo di prodotti, non più l’allontanamento di valuta pregiata ma, bensì, il blocco delle risorse energetiche. Pensiamo, per esempio, alla sospensione delle forniture di gas all’Ucraina o di energia elettrica alla Crimea, da parte della Russia. O, ancora, alle tensioni che si sono create all’interno della stessa Unione Europea per la costruzione del North-Stream 2, il gasdotto che dovrebbe contribuire ad alimentare il vecchio continente e accusato da un gruppo di Paesi europei, con in prima fila Polonia e Repubblica Slovacca, di essere al servizio  della Germania “bypassando” gli Stati europei ex socialisti. E ancora, come non citare le proteste internazionali levatesi verso la Turchia, accusata di comprare greggio (e quindi energia) da impianti controllati dal Daesh.
 
Quindi energia, e di conseguenza clima, sempre più strumenti di politica e di diplomazia. Dagli accordi di Parigi si deduce come gli obiettivi fondamentali per il futuro saranno l’efficienza degli strumenti energetici e la scelta di approcci sostenibili. Bisognerà allora imporsi di rammentare che, per un’analisi reale degli sviluppi in materia, quando si parlerà di clima lo si farà, sempre, qualificandolo anche come  strumento di confronto internazionale.
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di Danilo Lano
Canavesano, laureato magistrale in giurisprudenza con tesi in diritto internazionale, da sempre attivo nel sociale. Il grande interesse per il diritto internazionale e la geopolitica comporta in lui la passione nell’analizzare i nostri tempi, strizzando sempre l’occhio alla storia.
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