Aiuto, siamo sommersi dalla plastica!

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Aiuto, siamo sommersi dalla plastica!
Nel 1963 viene  assegnato alla ricerca scientifica italiana il Nobel per la chimica a Giuseppe Natta che con l’amico  Karl  Ziegler avevano scoperto il Moplen.  Moplen Il nome della plastica ottenuta dal propilene grazie agli speciali catalizzatori di Natta e Ziegler. Oggi le materie plastiche ottenute dalla lavorazione  del petrolio e degli oli pesanti sono componenti dominanti dell’economia moderna, le troviamo negli imballaggi e in molti oggetti di uso quotidiano. Il successo di questi materiali  è semplice, sono economici, una buona resistenza meccanica, chimica e termica e facili da lavorare per soddisfare le più svariate esigenze.

Oggi la plastica è ovunque, soprattutto dove non dovrebbe essere: nei mari, nei parchi, sulle spiagge, o nelle discariche quando non viene riciclata. Il suo uso pervasivo  condiziona il comportamento umano, determinando la situazione che abbiamo sotto gli occhi, la terra il nostro pianeta blu e plastificato da sacchetti, imballaggi, serbatoi, vasche, secchi, tubi di carico, di scarico, flaconi, prodotti medicali, bottiglie, giocattoli,  prodotti monouso, stoviglie, pellicole trasparenti per il cibo e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Per via della loro composizione chimica le plastiche non sono biodegradabili e qui nasce il problema del processo di recupero del materiale plastico per riciclaggio o stoccaggio in discarica. La  termo distruzione non è praticabile perché produce la  velenosa diossina. Il processo di smaltimento è costoso  ed è lunghissimo  e prima di riuscire a produrre una plastica del tutto biodegradabile e di vedere  all’opera l’enzima del batterio mangia plastica, già individuate nelle discariche  in Giappone, è bene iniziare un’opera di educazione non  solo alla raccolta, ma anche il consumo delle plastiche che impieghiamo per i danni  che provoca  alla salute del pianeta. Oggi l’ecosistema marino è quello più seriamente danneggiato, anche se noi  vediamo i rifiuti lasciati lungo le strade.

Ma è nel mare che che si accumula plastica monouso di tipo  e il conglomerarsi  di enormi zattere di di plastica  che sono  un veicolo di trasporto per animali e vegetali alieni che  compaiono i mari dove non sono mai stati prima registrati, modificando la composizione della fauna e della flora e anche dell’alimentazione umana. Molti animali, pesci, assumono delle micro sostanze plastiche dell’organismo che poi arriva  fino alla nostra alimentazione umana. La plastica si disgrega in piccolissimi frammenti detti micro o nano plastiche. Residui di plastica sono stati trovati addirittura nel miele, ne sono stati trovati frammenti anche nello zucchero, nel sale, e nella birra e pare che il 94% dei volatili deceduti in Cina è stata trovata della plastica nel sistema digerente.

Un rischio per la salute umana poiché abbiamo scarse conoscenze sulle concentrazioni  delle plastiche che possono essere dannose agli  organismi di animali che mangiamo. Poiché non è chiaro in che quantità stiamo assimilando e quali siano i rischi penso che ci dobbiamo  preoccupare molto di più perché non ne conosciamo le conseguenze. Non sappiamo quale conseguenza avranno l’assunzione a medio lungo termine le sostanze plastiche. Manca una cultura dell’utilizzo dell’impiego corretto della plastica del suo smaltimento è un’informazione per un uso uso limitato. Sarebbe giusto forse seguire il consiglio leonardesco : “Chi teme i pericoli non perisce per  quelli”, non solo per onorare il centenario del genio ma per doverosa precauzione! (blog di Giorgio Cortese).

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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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