Amministratori pro-tempore

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Amministratori pro-tempore
La reazione dei mammiferi in presenza della prole è sempre la stessa. E’ per questo che l’orsa, che da giorni in Trentino tentano invano di catturare, ha reagito. Il cercatore di funghi è stato percepito dal plantigrado, dal suo istinto di preservare i cuccioli, come un pericolo. L’uomo se l’è cavata con qualche punto e tanto spavento ma per l’orso le conseguenze potrebbero essere ben più pesanti. Come sempre noi italiani, anche in questo episodio ci dividiamo. Da una parte c’è un’azione  di ripopolamento degli orsi. Ma c’è già chi punta il dito, una bestia selvatica è troppo pericolosa se è lasciata libera di circolare. Non basta un collare con radiofrequenza a scongiurare il pericolo. Né a garantirne il controllo, come dimostra la caccia infruttuosa di questi giorni.  
 
Quanto è successo è solo l’ennesimo episodio di una difficile convivenza tra civiltà e selvatico. Vi ricordate le polemiche di questo inverno tra i lupi ed i pastori,  stanchi di pagare le conseguenze della politica ripopolamento? Adesso pare che arrivi anche l’allarme procioni, precisamente da  Bergamo, li la storia è cominciata con la liberazione di una coppia di orsetti lavatori lungo le rive dell’Adda. Oggi la famigliola conta un centinaio di esemplari che scorrazzano nelle coltivazioni e negli allevamenti di galline, e i danni cominciano a essere evidenti. Entro la fine di settembre partirà il piano di cattura. 
 
Come dicevo all’inizio, a molti sfugge che i lupi vanno a caccia,  i cinghiali sono molto pericolosi se hanno la prole al seguito, daini e stambecchi hanno le corna e non esitano ad usarle se minacciati, gli orsi sono poco socievoli, i procioni sono molto prolifici. Mi domando allora se ha senso che noi bipedi evoluti tutelare le specie in estinzione in questa maniera, ma quale logica perversa si persegue nell’organizzare queste operazioni di ripopolamento, che inseriscono gli animali selvatici in un contesto che selvatico non è più, in un tempo e in uno spazio che li vedono ormai dei perfetti estranei in territori che della loro presenza hanno conservato solo una folcloristica toponomastica? 
 
Mi sembra che ci sia un po’ di confusione. Noi mammiferi bipedi con quale diritto abbiamo di  intervenire pesantemente nell’ordine naturale anche se a fin di bene? Tutelare spazi per gli animali selvatici è importante ma va fatto con buon senso,  certi ambienti  hanno le loro regole, che bisogna conoscere e rispettare. Il nostro mondo ha strutture di vita vaste e differenziate. L’ambiente è un dono di tutti, e di questo non dovremmo mai scordaci quando continuiamo ad inquinarlo con le nostre cattive abitudini comportamentali. Negli ultimi duecento-trecento anni la nostra bella Terra è stata drasticamente e drammaticamente trasformata ed il selvaggio-selvatico ha lasciato il posto alle culture umane e agli animali domestici. 
 
Cercare di riportare certi ecosistemi alla loro originaria ricchezza non deve però tradursi in un danno per chi da quelle zone trae sostentamento. Chi si fa carico delle operazioni di ripopolamento di certe specie selvatiche deve anche saper tutelare le richieste della gente che popola il territorio. Serve un serio lavoro educativo e di mediazione culturale nei confronti della popolazione in modo che la convivenza con gli animali selvatici venga vissuta per quello che è, un modo doveroso di condividere il pianeta con tutte le creature, perché noi esseri umani, che ci pensiamo evoluti e padroni di tutto, siamo solo degli amministratori pro tempore di questa terra.
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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