BLOG - Al referendum, io voto SI

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Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all'articolo 1 della Costituzione  della Repubblica Italiana. Ritengo che questo istituto rappresenti al meglio la tecnica decisionale di democrazia diretta, nella quale tutti i cittadini prendono parte alla decisione politica. Il lemma deriva dal verbo latino refero, riporto, convocazione per riferire. Il referendum costituzionale di domenica 4 dicembre 2016 ci chiama a votare per scegliere se dire Sì o No alla Riforma Costituzionale Boschi-Renzi. Ma allora come votare?
 
Lo scontro tra il Si ed il No è trasversale e coinvolge tutti gli schieramenti politici e ideologici. Ovviamente il leader naturale del partito del Sì è Matteo Renzi, ma a predicare le ragioni della riforma costituzionale c’è anche l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha spiegato che “le due debolezze fatali della storia repubblicana sono stati la minorità dell’esecutivo e il bicameralismo perfetto”. Contemporaneamente si sono delineati anche i comitato del No, presieduti da costituzionalisti ed esponenti delle opposizioni, i quali hanno definito la riforma costituzionale votata dalla maggioranza “l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo”. 
 
Molti dubbi sono stati sollevati anche in merito al nuovo rapporto tra Stato e Regioni disegnato dalla nuova legge, che, secondo i costituzionalisti del No, non risolverebbe le criticità scaturite dalla riforma del 2001. Secondo il No si tratta di una riforma non legittima perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale, Porcellum, dichiarata incostituzionale: ma allora perché non si sono dimessi in massa per richiede subito nuove elezioni e perdere i benefici della loro permanenza in parlamento? Gli amministratori locali chiamati a comporre il nuovo Senato godrebbero anche loro dell’immunità parlamentare ma se mettono le mani nella marmellata nulla vieta che i galantuomini presenti gli tolgano l’immunità. 
 
Il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di Comuni e Regioni e finalmente gli interessi della periferia verrrano portati in dibatto al Governo centrale. Dicono che cosi si risparmia solo il 20% dei costi della politica: e scusate se è poco! Dicono che l’ampliamento della partecipazione diretta dei cittadini comporterà l’obbligo del raggiungimento di 150mila firme (attualmente ne servono 50mila) per i disegni di legge di iniziativa popolare, ma abbiamo paura che la gente, il popolo non firmi per una azione di iniziativa popolare giusta? Ci pensano tutti poecoroni? Certo la riforma costituzionale-Italicum accentra il potere nella mani del governo, di un solo partito e di un solo leader, ma se vogliamo un Paese moderno governabile fuori dalle camarille faziose un governo deve governare per tutto il mandato, come il sindaco di un Comune. Poi al successivo mandato saremo noi elettori cittadini a mandarli a casa. 
 
Io voterò sicuramente Si: certo non è la riforma che avrei voluto ma almeno ci aiuta a fare un passo fuori dalla palude dei veti incrociati, dove ci sono ragnatele di potere che non vogliono mai nessuna riforma per non perdere i loro personali benefici. Aldilà di un No con un Si sulla scheda cambiamo finalmente l’Italia e voltiamo pagina. (Blog di Giorgio Cortese)
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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