Chi ha paura del Babau

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Chi ha paura del Babau
Il Babau, è il mostro immaginario che da bambino veniva evocato per spaventarmi. Il Babau è strettamente collegato all’Uomo nero e all’Orco delle fiabe. Le origini di questa figura non sono accertate. Secondo alcune fonti, il Babau potrebbe essere un retaggio dell'antico timore nei confronti dei  Saraceni, predoni che infestavano tra il IX-X secolo il Mediterraneo.  In questo caso, la parola "Babau" potrebbe derivare dall'arabo Baban. Un'interpretazione più diffusa intende invece il nome "Babau" come onomatopeica, ottenuto per raddoppiamento dal latrato del cane o di un altro animale, in ogni caso, è accertato anche al di fuori dell'Italia, per esempio nella  Linguadoca in Francia e nell’antica Repubblica di Venezia, venivano definiti come i Tre Babài, i tre Inquisitori di Stato che erano i tre magistrati del Tribunale Supremo incaricati di perseguire la divulgazione del segreto di Stato, sottolineandone così la fama di giustizia segreta, rapida e inesorabile.

Oggi, il  “corridoio Italia" con il transito degli immigrati provenienti dall’altra parte del Mediterraneo sta scoppiando e il clima di intolleranza sta crescendo. Con tutti i problemi che abbiamo, sembra che la Patria  sia piombata  in emergenza per colpa degli “immigrati”, costituiti  da profughi, richiedenti asilo, irregolari e residenti-contribuenti, senza distinzione. Le barche alla deriva, gli sbarchi, le stazioni ferroviarie come derelitti porti di terra ferma, orribili fatti di cronaca nera mediatizzati e scaraventati di peso in slogan politici stanno facendo crescere una sorta di isteria nell’opinione pubblica e sembrano dar ragione a quei leader di partito e a quei governatori del Nord Italia che hanno deciso di alimentare la paura, la sindrome da invasione e la xenofobia per cercare di rimpinguare il loro bottino di voti.

Ritengo che un Paese come l’Italia che si professa democratico  deve sapere coniugare legalità e sicurezza con la solidale e dignitosa accoglienza dei disperati. Ma poi, domanda ma siamo davvero invasi? Con il conflitto in Libia e la paura di finire nelle mani delle belve dello Stato islamico, sempre più padrone della costa, sta spostando i flussi verso Egitto e Grecia. Il Mediterraneo è in movimento a sud, le carovane dei migranti in arrivo dall’Africa subsahariana e dal Sahel e dal Vicino Oriente si stanno dirigendo in altre direzioni. Ma in queste settimane alcune stazioni sono diventate accampamenti di profughi, dipende dal  braccio di ferro in atto a Bruxelles tra la Commissione e una decina di Stati membri sulla ripartizione delle quote dei profughi sbarcati da aprile che usano le italiche coste come  "banchina", perché intendono proseguire per la Germania, la Svizzera, la Francia o la Scandinavia dove hanno parenti e amici.

Ma le rigidità del Trattato di Dublino, ormai superato, vincolano i richiedenti asilo per motivi umanitari e politici a rimanere nel Paese di arrivo, cioè dove la polizia li ha identificati che è l’Italia. A questo clima che si va arroventando non vorrei che salisse il rischio di atti di intolleranza e razzismo per la strumentalizzazione di violenze compiute da stranieri clima sociale rovente si innesta. Insomma  gli stranieri sono per alcuni leder politici il Babau dove possono scaricare  tutte le tensioni ed incapacità politiche nel gestire la nave Italia e le sempre maggiori  insofferenze, le irresponsabilità, il cinismo e l’ambiguità di molte, comunque troppe, delle persone che quelle proposte e quelle forme incarnano.

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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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