Come una banda di fratelli

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Come una banda di fratelli
Per iniziare questa mia riflessione ho preso in prestito una famosa frase dell’attualissimo discorso fatto pronunciare da William Shakespeare a "Enrico V" ai suoi uomini prima della storica battaglia di Azincourt, 25 ottobre 1415, nella quale circa 7000 Inglesi sconfisse l'esercito francese di Carlo VI, formato da circa 25 mila uomini, di cui 1000 a cavallo. La storia della battaglia è ancora oggi un caso da manuale, studiato nelle più importanti scuole militari di tutto il mondo. La battaglia delle arance, uno dei momenti qualificanti del carnevale di Ivrea, si svolge notoriamente tra gruppi appiedati e guerrieri, ben protetti da pesanti corazze, situati su carri trainati da cavalli, i carri da getto. 
 
Ho conosciuto in questi giorni Roberto che conduce l’allegra brigata dei dieci aranceri sulla pariglia 42 denominata “Corpo di Guardia del Borgo Vecchio”. Ritengo che chi viene per la prima volta ad Ivrea è rapito da questo spettacolo unico che stilla adrenalina pura nelle vene. Nel giorno del Carnevale ad Ivrea, mito, storia e leggenda si uniscono creando uno spettacolo nello spettacolo. Sono proprio le simbiosi storiche che generano, già nel secolo scorso, la famosa battaglia delle arance. Il berretto frigio, segno visivo del carnevale, fu importato ad Ivrea dall'esercito francese in piena epoca napoleonica. L'importanza del berretto frigio in Ivrea non è solo storico-folkloristica, ma anche "strategica": chi ne è sprovvisto può essere fatto scherzoso bersaglio degli aranceri, per cui vi è l'obbligo per tutti i passanti di indossarlo. Ma la sua origine arriva da molto lontano, era un indumento fondamentale nell’antico impero persiano. Nell’antica Roma divenne il copricapo che veniva donato dal padrone agli schiavi liberati, i liberti. Durante la Rivoluzione Francese il berretto frigio torno un auge perché indossato dai galeotti di Marsiglia liberati dai rivoluzionari nel 1792. 
 
Tornando al Carnevale, i temerari del “Corpo di Guardia del Borgo Vecchio”, pochi contro molti, assaporano nell’animo la soddisfazione del guerriero, che incassa colpi e lotta ancora con più forza. Sul carro sono un tutt’uno, fra di loro si sente la sincera vivacità della forza, la costanza della tenacia. Durante la battaglia vengono presi dal senso di una ebbrezza collettiva che li contagia facendogli perdere il senso dell’identità personale per confluire in uno spirito di squadra unico, un'unica turma di generosi che combattono a suon di arance senza mollare mai. E poi, il carro non è soltanto tirare le arance è, appunto, vivere insieme le emozioni della festa nei tre giorni e consolidare la fraterna amicizia durante tutto l’anno. 
 
Sarebbe bello che si riuscisse a portare nell’animo di ognuno di noi lo spirito di squadra degli aranceri, sui carri o a piedi, per utilizzarlo durante la nostra quotidianità. Nella vita se non collaboriamo con i nostri simili, cercando di fare il nostro quotidiano al meglio, non andiamo da nessuna parte. Senza la squadra non si fa nulla, non solo nello sport. Dobbiamo essere come la pariglia 42 anche nella vita: un gruppo di persone che condividendo un obiettivo comune può raggiungere l'impossibile. E poi lo sparigliare molte volte è una mossa originale, un assalto vincente, con cui si scompagina riuscendo in risultati clamorosi. Come una Banda di Fratelli.
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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