Corrotti e corrosi anche sui cari estinti

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Corrotti e corrosi anche sui cari estinti
Scriveva il poeta latino Giovenale, vissuto tra il I e il II sec. Nelle sue Satire: “Un intero gregge in campagna perisce per la rogna di un solo animale e l'uva marcisce alla sola vista dell'uva marcia.” I recenti avvenimenti di malaffare con la corruzione che dilaga anche sul caro estinto mi fanno pensare alla contagiosità del male. Si ha un bel dire che la corruzione è una questione personale: certo, lo è nella responsabilità, ma non nei suoi effetti che traboccano nell'ambiente in cui esso si consuma.  Le conseguenze sono di vario tipo e ne voglio solo segnalare una, quella del contagio della stupidità che  può diventare una vera e propria moda che si diffonde rendendo un po' tutti banali, superficiali, volgari. C'è, poi, anche l'influsso perverso che da una serie di atti ingiusti genera un andazzo a cui ci si accoda come allo scarso senso dello Stato, al disprezzo del bene comune, alla stessa evasione fiscale. 
 
Alcuni, pochi, danno il “la” a una deriva che trascina con sé una legione di imitatori e come dichiarava un antico proverbio italiano: “Una pecora infetta ne ammorba una setta”. Ma che cosa vuole dire corrotto? Questo lemma deriva dall’antico spagnolo corroto, che nasce dal latino corrumpere, con il significato di guastare, alterare, a ciò giova la frase di Plauto: “corrumpere  oculus fletu,  guastare o infrangere gli occhi con il pianto”.  Ritengo dopo l’ultimo fatto, che è emerso qui in Canavese e sempre più spesso emerge in altre remote zone d’Italia  è che sono  ormai "intollerabili" le "dimensioni" assunte dal fenomeno della corruzione nel nostro Paese.  Mi sembra che l'intreccio tra corrotti, corruttori stai corrodendo il tessuto sociale  e umano della nostra società e non si ferma di fronte a niente.
 
Purtroppo la cultura corrente nel Patrio Stivale sembra che sia fondata ancora sugli squallidi pilastri della   furbizia e  del privilegio. Ritengo che fino a quando è questa è la cultura diffusa, non c'è alcuna speranza che le cose cambino nella politica che è lo specchio del paese. E purtroppo non c'è neanche un bandolo da cui cominciare a districare la matassa, perché per comunicare diversi principi morali occorrerebbe qualcuno che avesse questi principi morali. Una volta erano i genitori che trasmettevano questi principi morali. Una volta se dicevi una bugia alla maestra i genitori ti riaccompagnavano a scuola per scusarti di avere detto una bugia. Oggi i genitori probabilmente plauderebbero ai loro figli furbetti additandoli come esempi!  Siamo ormai al livello di  questa storiella: “ In una fabbrica di cioccolato, dove ogni giorno passavano nelle mani delle ragazze che vi avevano trovato lavoro, centinaia di prodotti profumati di cacao, nessuno era tentato di assaggiarne. 
 
Un giorno un visitatore chiese il perché? La  risposta fu che nei primi giorni i padroni gli permettevano di assaggiare di tutto finché persino l’odore del cioccolato gli dà fastidio e a questo punto niente gli interessa più”. Forse il paragone sembrerà inopportuno, ma anche noi che ci troviamo ogni giorno di fronte a notizie di corruzioni, di tangenti, di ogni tipo di disonestà non ci curiamo più di parlarne o di affrontare queste situazioni con ragionamenti e giudizi. Anche noi ne siamo nauseati e abbiamo perduto anche il senso dello scandalo, che potrebbe essere un argine al diffondersi di una materia alla portata di ogni situazione sociale. Questo tipo di delinquenza può contare sul silenzio e sulla sopportazione di chi di fronte al dilagare della corruzione si ritira nel suo privato e tace. Non c’è un grido di ribellione perché si sta scivolando verso una incredulità anche sulle buone intenzioni di fermare questo deteriorarsi della vita pubblica da parte dello Stato. E questo è il risultato peggiore, tirare le redini è già una iniziativa positiva, ma non basta perché non è la condanna in denaro o la detenzione che fanno paura o che fermeranno chi è già deciso a rischiare e ad affrontare lo scandalo. 
 
Le notizie di certe turpi corruzioni, come suo lutti di persone care  sono così lontane dalla mia  immaginazione  che mi fa venire la tentazione come unica  difesa di abbassare le tapparelle alla sera e chiudere la porta per non sapere, per non vedere. Ma anche qui c’è la televisione che per onorare la libertà di stampa non mi fa mancare niente istruendo immaginari processi solo sulle parole degli opinionisti, che non sono né avvocati, né tanto meno magistrati. L’onore di tanta gente viene calpestato prima del giudizio della legge e anche il ripetuto ascolto di queste trasmissioni non mi commuovo più perché diventa uno spettacolo come tanti altri. Purtroppo non bastano nuove leggi punitive, anche se necessarie. Bisognerebbe riuscire a mettere in moto l’assenso a una nuova morale incominciando dalla scuola, migliorando le letture, lasciando a questi ragazzi l’esempio di fatti di giustizia e di educazione civica, troppo spesso dimenticata.  Dovremmo come primo esempio pratico, sempre ricordare a loro che il nostro comportamento non finisce attorno a noi  stessi, dove non c’è una frontiera che limiti i danni, ma che invece ogni nostro atto trascina con sé altre persone. 
 
Si sente parlare tanto di giustizia e molto meno del senso dell’onore e dell’onestà, mentre sono alle basi di una vita civile. Cerchiamo di salvare la vita dei nostri giovani facendo loro conoscere i tanti esempi di altruismo, di impegno personale, di sacrificio volontario per il bene degli altri di cui ci sono infiniti esempi che non vengono quasi mai ricordati se non fanno parte delle grandi calamità. Diamo visione anche a queste immagini silenziose. È per loro che si salva il mondo con la forza contagiosa del fare del bene e del buon esempio, una  luminosa scelta di vita.
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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