Dal ciclostile al computer, la strada della scrittura artificiale

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Dal ciclostile al computer, la strada della scrittura artificiale
La scrittura dice molto di noi, fatti i dovuti distinguo, è una specie di carta di identità.  Pensate che il criminologo francese Alfonse Bertillon alla fine dell’800 aveva ipotizzato che attraverso la scrittura si potessero migliorare alcuni aspetti della personalità. Quante volte, ammirato e insieme supponente ho visto nei film in costume la scena di un  ultimo tocco di pennino, una scrollatina alla pergamena et voilà , la lettera  pronta per essere consegnata; con le sue eleganti “c”  panciute, le “o” con il ciuffetto, e un merlettino a completare le “z”.

Certo adesso in piena era digitale, iphone e tablet sembra quasi un segno di arretratezza, quasi un passatempo salottiero da condividere all’ora del tè! Ma non è così, dicono che scrivere a mano facilita l’apprendimento, allena la volontà, sollecita l’immaginazione. In una parola, mi fa pensare meglio e mi permette di  interiorizzare meglio la lingua. Ma una volta, prima del computer, nella mia generazione, la scrittura manuale veniva già sostituita dal ciclostile! Questo lemma deriva dall’inglese cyclostyle, che a sua volta deriva da due parole, la prima dal greco antico, cerchio, e la seconda parte dal latino stilus, stilo, perché in origine il procedimento consisteva nello scrivere su un foglio di carta con uno stilo all’estremità del quale si trovava una rotellina producente una sottile incisione. Pensate che il ciclostile fu inventata e brevettata da quel genio di Thomas Alva Edison  con il nome di Autographic Printing l'8 agosto 1876. Il brevetto consisteva della prima  penna elettrica utilizzata per realizzare gli stencil ed una macchina duplicatrice a piano orizzontale, flatbed.

Nel 1880, sempre Edison ottenne un successivo brevetto, denominato Method of Preparing Autographic Stencils for Printing, per la realizzazione degli stencil attraverso una serie di piastre metalliche scanalate ed uno stilo metallico. Successivamente furono apportate delle modifiche in Inghilterra con due nuove macchine e i due nomi commerciali furono rispettivamente, Cyclostyle e Rotary Neostyle, normalmente contratto in Roneo. All'epoca entrambi i nomi commerciali si trasformarono in nomi comuni, ed il primo è tuttora vivissimo in italiano. Il secondo, invece, si è quasi completamente perso. Se ne trova traccia solo nel burocratese della Banca d’Italia dove, "roneata" è sinonimo di  un insieme a circolari, ordini di servizio.  Tornando al pensiero iniziale una volta c’era il ciclostile, oggi si scrive tutto al computer. Per le generazioni precedenti alla mia l’uso del trattore, come strumento di lavoro in agricoltura, è stata una vera innovazione tecnica per chi era da sempre riuscito a sopravvivere lavorando la terra.

Un’idea rivoluzionaria quella di sostituire la coppia di buoi e cavalli con il trattore per arare più velocemente i campo coltivati. Penso che al suo apparire il trattore meravigliò tutti per la leggerezza con cui arava i campi. Il primo prototipo del trattore italiano fu della Cassani che diventò la SAME nel 1942 e che fu progettato nel 1927 da Francesco Cassani giovane ingegnere di 27 anni e, come è destino di tutte le invenzioni che hanno segnato il progresso, anche l’uso del computer, nuova modernità, rivoluzione di mente e di pensiero, non è ancora generalizzato e capillare, alla portata di tutti. Forse solo dopo l’introduzione dell’obbligo scolastico si può affermare che l’analfabetismo sia stato sconfitto e la stessa trafila potrebbe subire la diffusione di questa nuova “alfabetizzazione” tecnologica. Anche per me come i miei genitori ed i miei nonni per il trattore, sono meravigliato dalla facilità di trasmissione e ricezione dei messaggi alla quale internet ed il computer mi sta abituando. Chi ci ha preceduto ha usato l’intelligenza con scarsi mezzi di sostegno ed è riuscito a consegnarci un mondo migliore.

Dalla zappa, al trattore al web il passo non è stato breve e, prima che tutti possano muoversi con dimestichezza attorno al PC e i suoi accessori, bisogna preoccuparsi anche di diffondere il pensiero nelle forme tradizionali. E qui mi torna prepotentemente alla memoria il ciclostile, quel parente povero delle rotative, cilindro miracoloso, più simile ad un mattarello da cucina che ad un moltiplicatore di idee.  Da ragazzo mi ricordo che veniva utilizzato in oratorio per le lettere del Parroco, ma veniva anche usato a scuola per proclamare gli scioperi o per indire le assemblee. Mi ricordo che sapeva  di spirito, alcol denaturato, ed inchiostro e l’operatore alla manovella doveva aspettarsi improvvisi schizzi, come quando si prepara la conserva di  pomodoro da mettere in bottiglia. Mi ricordo della preparazione della “matrice” in Oratorio,  accuratamente battuta a macchina e posizionata sul cilindro, che  sfornava canti religiosi, o brevi  sceneggiature e natalizie. Appena il tempo di asciugarsi ed il foglio stampato era pronto per la diffusione, corposo, tangibile e prezioso come carta moneta.

Senza dover ripercorrere il cammino della stampa, dai suoi primordi, da quando ha sollevato da stancante fatica gli amanuensi, ai più moderni ed avanzati sistemi di riproduzione, basti dire che al Ciclostile sono seguite la fotocopiatrice, la stampante laser applicata alla videoscrittura e, in un viaggio a ritroso verso l’effimero,  la scrittura senza traccia, i messaggini con le k al posto delle c e le parole senza vocali, digitate con la tastiera dei telefonini. Oggi lo strumento è superato,  il Ciclostile ha fatto la sua storia, meritando un posto dignitoso in qualche museo o in casa di collezionisti di antichità. Il Ciclostile con le sue tirature, limitate all’essenziale, erano frutto di meditazioni più elaborate di sproloqui e sconcezze sgrammaticali che corrono sulla rete delle reti.

Con internet  è saltato il senso della misura e qualsiasi  controllo, adesso siamo  tutti scrittori ed editori di noi stessi. Oggigiorno in alcuni paese Europei come la vicina Francia hanno riscoperto l’importanza del dettato. Certo non è che per questo voglio far tornare indietro le lancette della storia però, nessuna bocciatura di tastiere e telefonini. Solo la consapevolezza che la forma delle lettere non può essere separata dai contenuti e che insieme formano un tutt’uno con la personalità dell’autore. Per dirla con Nabokov “quel che si scrive con fatica, si legge con facilità”, e forse davvero, aiuta a pensare meglio. A capire e dire chi siamo e in questi tempi ne abbiamo tanto bisogno tutti.

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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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