Fratelli coltelli! Intifada 3.0

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Fratelli coltelli! Intifada 3.0
Oggi hanno poco da perdere i giovani palestinesi, disoccupati in massa e così, si è arrivati alla  terza intifada o intifada 3.0 con lancio di pietre, coltelli e facebook.  Una nuova generazione di palestinesi quella che sta guidando la rivolta di queste settimane, che dalla Città Santa via via è dilagata prima nei Territori palestinesi occupati, poi nella stessa terra d’Israele. Questi ragazzi sono troppo giovani per sapere quali tragedie portò con sé l’ultima Intifada, ma hanno perso la speranza di ottenere uno Stato con i negoziati, diffidano dei loro leader politici e sono convinti che Israele capisca solo il linguaggio della forza. La diffusione poi sui social network palestinesi dei video degli scontri e degli attacchi con il coltello, esalta questi ragazzi, facendone dei volontari pronti per la prima linea.

Nell’era degli smartphone i video dell’attacco on-line qualche minuto più tardi si diffondono rapidamente creando un grande eco mediatico che contatto dopo contatto mediatico si  ingigantisce. E gli israeliani  non da meno buttano benzina sul fuoco come l’invito del sindaco di Gerusalemme ai cittadini ebrei di non uscire disarmati. Certo la Spianata sorge sul luogo del Sacrificio di Isacco, vi sorgeva il Tempio ebraico e Gesù vi predicò più volte, operandovi anche parecchi miracoli. Ebbene, ebrei e cristiani non hanno più diritto di pregare in quel luogo da quando il califfo Omar la prese nell’VIII secolo. Al Quds, “la santa”, è il terzo, per importanza, luogo sacro islamico dopo La Mecca e Medina. Dicono che Maometto vi sia salito al cielo dopo un volo notturno. Una tradizione orale, insomma.

Le altre due fedi abramitiche si appoggiano non su racconti, ma su storia e archeologia. Storicamente la Spianata risale ai tempi di re Salomone, che nel 968 a.C. livellò la cima del monte Moria, dove Abramo, patriarca venerato da tutte e tre le religioni, provò a sacrificare suo figlio Isacco,  per costruire il Tempio. Nel 586 a.C., quattro secoli dopo,  il babilonese Nabucodonosor lo distrusse. Nel 515 a.C., col permesso del persiano Ciro il Grande, gli ebrei poterono ricostruirlo. Nel 37 a.C. Erode il Grande, pure lui, cominciò i lavori che dovevano farne una delle sette meraviglie del mondo antico. Terminato dopo la morte di Gesù, non durò che sette anni perché nel 70 d.C. venne raso al suolo dai Romani. Non fu più possibile una terza ricostruzione perché, sotto Adriano, Gerusalemme divenne la colonia romana Aelia Capitolina, con divieto agli ebrei di rimetterci piede, pena la morte. Nel IV secolo Giuliano l’Apostata permise i lavori, ma ogni tentativo di sbancamento era impedito da esplosioni di gas del sottosuolo.

Poi, la storia via via bizantina, persiana, araba, crociata, turca della Palestina rese impensabile la sola idea. Nel 1948 il nuovo Stato israeliano annesse Gerusalemme Ovest, cui aggiunse nel 1967 la parte Est. Ma dovette concordare con la Giordania, detentrice del patronato sulle due grandi Moschee, uno “status quo” che interdiceva ai non musulmani gli atti di culto nella Spianata. E non solo questi, visto che la seconda Intifada, nel 2000, scoppiò per una semplice passeggiata in loco dell’allora premier israeliano Arile Sharon. Ogni tanto qualche gruppo di pii ebrei esegue la cerimonia della “pietra angolare”, una pietra non squadrata da scalpelli metallici che, accompagnata da musicanti, viene portata su un carro di buoi da fuori le mura alla piscina di Siloe, dove è aspersa con quell’acqua. Ma di utilizzarla per la sospirata ricostruzione del Tempio non se ne parla, perché se la processione fosse avvistata nella Spianata scorrerebbe il sangue. Ma la terza intifada è il futuro dei pelestinesie e degli israeliani?

La situazione economica della Palestina è da anni gravissima e potrebbe causare nuove tensioni: a Gaza ci sono ancora molti problemi in seguito alla guerra combattuta nell’estate dell’anno scorso e di recente il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 60 per cento.  Secondo stime di analisti economici l’economia palestinese si restringerà per il terzo anno di fila. I palestinesi sono anche generalmente insoddisfatti del proprio governo,  che non viene sottoposto a un’elezione da dieci anni,  e per come sta gestendo i propri rapporti con Israele e allora  ritengono che la lotta armata sia la sola soluzione per uscire dalla disperazione economica. Una spirale da cui si esce con il dialogo e con il fare concretamente delle scelte che consentano un miglioramento delle condizioni economiche ma forse è più facile nascondersi dietro alla “religione”ed incitare alla reciproca violenza, senza domandarsi che le tre fedi monoteiste hanno in comune il rispetto per gli altri esseri umani perchè Dio comunque si chiami è amore non guerra e violenza!

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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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