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Lettera aperta ai Sindaci ed Amministratori Canavesani, perchè il Canavese ha bisogno di una svolta forte per potere ripartire sia economicamente che socialmente. Il Canavese oltre alle capacità manageriale degli imprenditori, la professionalità dei lavoratori ha bisogno di maggiore omogeneità politico amministrativa per poter ripartire veramente. Una realtà frazionata di piccoli o modesti centri, tanti paesi e qualche piccola città ma che fuori dall’ambito locale, a livello provinciale o regionale, non contano nulla.
 
Permettetemi di parafrasare la celebre frase del principe di Metternich sull’Italia del 1815: “Il Canavese, non deve essere solo un’espressione geografica” ma, un’espressione dell’unità di intenti del territorio, non un mosaico di Comunità sospettose le une con le altre. Se prendiamo una carta geografica-amministiva dell’Italia, quasi il verde Canavese non si vede. Sono il primo, come canavesano da tantissime generazioni, ad essere orgoglioso della peculiarità della storia dei nostri  centri (anche quelli piccolissimi), perché le loro radici affondano nel medioevo e si sono sviluppate nel corso dei secoli con fatica e sudore dei locali amministratori e degli abitanti che li hanno vissuto.
 
Una storia che non si deve mai dimenticare ne rinchiudere in un cassetto come un’anticaglia ormai passata di moda. Il futuro è fare squadra, ma non a parole ma su fatti concreti. Certo che parlare di unione oppure di fusione, fa strabuzzare gli occhi a più di un amministratore locale, sinceramente geloso del suo territorio e delle sue peculiarità che deve giustamente salvaguardare. Ma è doveroso fare una premessa per distinguere tra “fusione” e “unione” dei Comuni: con la “fusione” due o più comuni scompaiono e ne nasce uno nuovo, corrispondente alla somma dei territori di quelli soppressi. Con  “l’unione”, invece, due o più comuni mantengono la loro identità e autonomia ma costituiscono un nuovo ente per gestire in forma associata una pluralità di funzioni. 
 
Più che unione la chiamerei federazione, dove ogni Comunità, anche piccolissima, mantiene intatta la sua peculiare identità, senza avere nessun Comune capofila, ma la gestione paritaria in forma associata. Per una gestione paritaria, i sindaci democraticamente eletti non dovrebbero avere il peso del voto in base agli abitanti ma in base alle teste, insomma il principio che ogni sindaco vale un voto, e poi la gestione tecnica dovrebbe essere definita dallo statuto dove in base alle caratteristiche delle risorse umane verranno accentrati dei servizi senza per questo togliere il presidio del territorio nei piccoli centri.
 
Occorre però che anche la classe politica Canavesana nel suo complesso si faccia fattiva e operativa sostenitrice di tali percorsi. Non possono più essere premiate le divisioni come per troppo tempo si è fatto, la moltiplicazione di opere-doppioni, la persistenza di municipi sotto il minimo vitale, dove le tasse dei cittadini servono solo a tenere in piedi gli apparati, ma non a garantire la qualità dei servizi ai cittadini e una programmazione di più ampio respiro.
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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