Il buonismo: il primo passo verso il razzismo?

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Il buonismo: il primo passo verso il razzismo?
Sempre di più gira sugli sms e nei vari social forum il germe del razzismo, dell’intolleranza verso lo straniero, inteso come diverso. Sempre di più girano luoghi comuni che tutti gli stranieri stuprano, violentano le donne, si ubriacano e vogliono imporre le loro regole religiose. Sento sempre di più l’insofferenza di persone che ritenevo equilibrate verso lo “Ius soli”, il dare la cittadinanza ad esseri umani che hanno un colore della pelle e una religione diversa dalla mia, italiano e Canavesano da più di otto generazioni. Questi ultimi sono persone che sono nate in Italia ed ormai non rientreranno mai più nei paesi di origine dei genitori, un po’ come gli immigrati dal Sud degli anni sessanta e dopo, che ormai sono e si sentono  Canavesani a pieno titolo e con il loro lavoro hanno portato e portano ricchezza a tutti noi. 
 
Premetto: non sono ne razzista e ne intollerante e potrei continuare il discorso che i miei primi amici di infanzia erano dei bambini figli di immigrati, che mescolavano l’italiano con lemmi di piemontese e parole dell’idioma natio. Ma se vado avanti su questo tipo di discorso divento buonista e fornisco un carburante inesauribile a chi fomenta il razzismo e l’intolleranza. Quello che bisogna dire chiaramente è che nel Patrio Stivale i Governanti si devono adoperare per l’effettiva accoglienza e integrazione di chi vive in Italia, che paga le tasse, versa i contributi e contribuisce come tutti alla crescita delle nostre Comunità. Ma devono essere chiari e anche poco diplomatici e devono prodigarsi concretamente contro l’intolleranza e odio anti-cristiano in Medio Oriente. Chi entra in Italia, come immigrato o come profugo, deve capire un discorso chiaro e netto, senza se e senza ma.  
 
Chi entra nella nostra amata Patria, deve subito capire che la nostra identità è netta e forte, non sfuggente, che non abbiamo paura della nostra ombra, per fare capire a tutti che in Italia ci si può stare a certe condizioni, italiani e non. Per essere ancora più chiaro, il continuare a comportarsi da buonisti fomente solo idee razziste. Ma quale è allora la differenza tra tra l’essere buoni e l’essere buonisti? Nella vita di ogni giorno i buoni sono le persone gentili e premurose, le persone disposte a qualunque sacrificio per aiutare gli altri senza clamore e senza postarlo subito sui social. I buonisti sono invece quelli che della bontà fanno un uso politico-ideologico e utilizzano la bontà come alibi per mettersi la coscienza a posto, per lavarsi la faccia esteriormente di bontà, così possono giustificare l’attuale permessivismo morale che rischia di travolgere il nostro stile di vita e la nostra democrazia. 
 
Per il buonista tutte le culture si equivalgono e tutte le religioni sono sullo stesso piano. Per il buonista non esiste un terrorismo islamico e quelli che sgozzano in nome di Allah semplicemente non sono Musulmani. Il buonista che si incontra ogni giorno non si sogna di attaccare o di sfottere gli Imam o gli Ayatollah, ma non si fa scrupolo di dileggiare il Papa e la Chiesa quando ricorda cosa vuole dire essere cristiani. L’atteggiamento che si deve avere è allora si di essere buoni e aiutare chi è in difficoltà ma senza chiudere gli occhi. Il Canavese è la nostra terra e chi viene ad abitare qua deve vivere con le nostre regole, se qualcuno cerca di imporre le proprie evitiamo di sentirci colpevolizzati come razzisti ma con animo pacato riaffermiamo le regole del vivere civile che vuole dire accoglienza ed inclusione pur con le proprie peculiarità. 
 
Rispetto per chi è onesto ma fermezza con chi delinque con la certezza della pena, per evitare di formare dei ghetti. In conclusione, chi entra nel Bel Paese si deve integrare altrimenti nessuno lo trattiene! Ricordiamoci sempre che molti si  indignano per i crimini, presunti od effettivi, dei migranti, ma sono i primi a violare le regole, piccole o grandi che siano; e che il rigore preteso dagli altri vale sempre e soltanto per gli altri: l’abusivismo edilizio o l’evasione fiscale, ad esempio, non ce lo hanno certo insegnato i migranti!
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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