Il cervello bugiardo

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Il cervello bugiardo
Quando mi guardo allo specchio mi vedo in un modo diverso, quando mi guardo in foto mi vedo un po’ diverso e se mi osservo in video mi vedo ancora  in un'altra maniera. Ne parlavo l’altra mattina con una cliente, una questione che mi sono posto un sacco di volte.  

Tornando a casa alla sera pensavo alla percezione che ho di me stesso e quella che hanno gli altri su di me e mi sono detto che forse la questione  dipende molto dalla mia abitudine. Mi spiego meglio, può capitare di vedermi lievemente diverso anche specchiandomi in specchi diversi. Io nel mio specchio mi vedo in un modo, poi in altri specchi mi vedo meglio e in altri ancora peggio. In questo caso dipende molto anche dalla luce e dalla grandezza dello specchio e la vicinanza alla quale mi specchio. Certe volte mi vedo meno grasso di quello che sono, ma i miei occhi mi danno la reale percezione? Forse non devo credere del tutto ai miei occhi, perché il cervello corregge lo specchio.

Mi viene in mente la fiaba di Biancaneve, dove la matrigna aveva un rapporto conflittuale con il suo specchio, che si ostinava a non considerarla la più bella del reame… Secondo uno studio scientifico pare che il cervello agisca diversamente per gli uomini e le donne. Pare che più della metà delle donne allo specchio, tende a vedersi in  sovrappeso, insomma vedono nel loro riflesso  un corpo più grasso del 20%. Il cervello dei maschi è più generoso, molti si vedono normali nonostante che la pancia avanzi, morale mai fidarsi dei propri occhi. Quello che io vedo allo  specchio non è un’immagine “obiettiva”. La percezione del corpo è sempre filtrata dalla mente. È influenzata dall’umore, dall’importanza data al giudizio degli altri, dai criteri estetici della società. Ecco allora che maschi e femmine si guardano in modo diverso.  

Oggi è di moda una magrezza innaturale e le donne “normali”, che non corrispondono a questo ideale, si vedono così troppo grasse, gli uomini, invece, sono meno abituati a considerare determinante il proprio aspetto fisico. Allo specchio si guardano meno e tendono a essere più “indulgenti”: insomma, si vedono più in forma. Ma allo specchio si attiva, in genere, un meccanismo positivo, quello di vederci sempre “belli”. L’immagine che guardiamo è frutto di una inconsapevole “correzione estetica”. Primo, tendo inconsapevolmente a mettermi  in posa,  osservarmi dal profilo migliore, a sorridere, a trattenere la pancia. E poi non noto eventuali difetti, come un naso troppo lungo, le occhiaie, i capelli e la barba bianca da Babbo Natale. Dicono che sia una involontaria strategia di sopravvivenza quella che per sentirmi bene devo vedermi bello.  L’immagine ottimistica che creo osservandomi non corrisponde a come appaia quando ho una posa spontanea. È per questo che a volte non mi riconosco se mi vedo “al naturale”.

Come nel riflesso in una vetrina, o nelle foto non posate, in cui infatti spesso mi sembra di essere venuto male. Ma vari fattori possono però influire. I modelli culturali o per esempio lo stato mentale. Quando sono di  cattivo umore, la percezione su me stesso è più critica e vedo difetti che forse non esistono. Certe persone hanno una percezione di loro stessi talmente alterata da originare autentici disturbi che si chiama “dismorfofobia”, l’ossessione di avere un difetto fisico, esagerato o immaginario. C’è chi, per esempio, si vede un basso e si crede un nano, altri si vedono con un naso orrendo. Un disturbo dell’immagine corporea può essere presente anche nell’anoressia, pare che le anoressiche si vedano grasse, anche se sono scheletriche. Questo accade soprattutto alle ragazze, ma  esiste un disturbo equivalente che riguarda più spesso i maschietti, denominata “dismorfofobia muscolare”, chi ne soffre si vede gracile, anche se ha un fisico plasmato dal body building. E cerca di mettere su ancora più muscoli.

Per completare il discorso   anche per la voce registrata per me è sempre una sorpresa  risentirla, almeno nelle prime volte. Mi trovo sempre a pensare: “Ma davvero la mia voce è così brutta?" In questo caso, lo specchio non c'entra, ma è colpa della propagazione del suono. Chi mi sta attorno sente i suoni prodotti dalle mie corde vocali perché le onde sonore si propagano attraverso l'aria. Al mio orecchio, invece, arrivano trasmettendosi anche attraverso le ossa e i tessuti. Queste onde sonore, a seconda del mezzo che attraversano, assumono  frequenze leggermente diverse, quindi la mia voce assume un timbro diverso. Personalmente non mi interessa vedermi come mi vedono gli altri, ma di come io mi sento con il mio animo in pace con me stesso.

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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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