Il gattino

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Il gattino
Da bambino ho avuto la fortuna di  avere un gatto  per parecchi anni. Lo avevo raccolto nella vigna, magro e macilento, le oche nel cortile lo avevo pizzicato e aveva una gamba tutta ferita. Mi ricordo ancora della fatica nel tenerlo mentre una mia zia gli disinfettava la ferita e lo bendava. Poi convinsi mio papà a mettere nel pollaio le oche starnazzanti per permettere al gattino di pochi mesi di riguadagnare il fienile dove gli avevo creato un piccolo ma caldo e riparato rifugio per la sera. Mi ricordo che aveva due  incredibili occhi color verde smeraldo, dilatatissimi per la paura. Da allora appena scendevo nel cortile mi correva incontro, insomma era meno indipendente e solitario degli altri felini che avevo avuto.

Certo non era devoto come il cane, che mi guardava sempre con occhi adoranti e che era gelosissimo delle attenzioni che riservavo a gattino. Ritengo che si fosse affezionato a me in seguito alla  brutta avventura con le oche che aveva fatto scattare in lui l’istinto che di me si poteva fidare. Mi ricordo che quando scendevo nel cortile ritiravo nel box il fido cane Blek, Miao così avevo chiamato il micio,  si avvicinava e la prima cosa che faceva si sfregava il muso contro i miei pantaloni con la coda dritta e mi faceva le fusa e lo prendevo in braccio e lo coccolavo. Avevo sempre un brivido di stupore quanfo giocavo con lui per i campi nell’osservare che stava  osservando qualcosa che io non riuscivo a vedere.  Da allora e  per molti anni, al pomeriggio avevamo, indipendentemente dal clima un appuntamento fisso. Poi un pomeriggio d’estate scesi nel cortile ma Miao non mi venne incontro come al solito.  

Salii nel fienile dove aveva il suo rifugio ma niente. Per giorni gli portavo da bere del latte ma di lui nessuna traccia. Mi prese nell’animo un magone e una grande tristezza. Ma dopo una settimana, verso sera nel giardino dopo quei violenti temporali di luglio, intravidi  “baluginare” i suoi occhi verdi in mezzo all’erba del campo. Corsi a prenderlo e  me lo strinsi al petto.  Era  tutto bagnato e odorava di muschio. Oggi non trovo le parole per descrivere quell’emozione. Dirò soltanto che il mio cuore, vicino al suo cuoricino,  galoppavano oltre i cento battiti al minuto. Forse i gatti sono qui sulla terra  per insegnarci questo: a vivere l’attimo in modo così completo, con un totale coinvolgimento, che lo faccia durare in eterno. (Giorgio Cortese)

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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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